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martedì 14 settembre 2010

TESI SULLA CRISI DELLA QUARTA INTERNAZIONALE E I COMPITI DEI TROTSKISTI CONSEGUENTI




Approvato dalla seconda Conferenza Internazionale 
dell'Opposizione Trotskysta Inetrnazionale
 5 Settembre 1998

1.

Il trotskismo ortodosso ha le sue ferme basi nei documenti elaborati sulla linea delle Tesi e Risoluzioni dei primi quattro congressi dell’Internazionale comunista e dalle prime tre conferenze della Quarta Internazionale: la Conferenza del Movimento per la Quarta Internazionale (1936), la Conferenza di fondazione (1938) e la Conferenza di emergenza (1940).
Nei documenti di questi incontri internazionali sono contenute le linee generali programmatiche, strategiche e tattiche, che sviluppate e aggiornate sulla base dell’evoluzione storica dei decenni successivi costituiscono tuttora le basi politiche del trotskismo ortodosso.


2.

La morte di Lev Trotsky e la guerra mondiale infersero dei duri colpi all’Internazionale. Oltre alla cessazione dei rapporti diretti tra le diverse sezioni, un bagno di sangue ne eliminò alcuni tra i più importanti dirigenti, in particolare in Europa.
Il Segretariato internazionale, sotto la guida del Socialist Workers Party (SWP) statunitense, fu in grado solo parzialmente di adempiere alle proprie responsabilità come direzione sia politica che organizzativa del movimento trotskista internazionale.
Ciononostante, la Quarta Internazionale fece fronte, politicamente e organizzativamente, alla prova della guerra e durante il periodo della sua riorganizzazione (1943-46) corresse le deviazioni opportuniste che si erano sviluppate in alcune sezioni, come ad esempio quella francese.


3.

Nel dopoguerra, nonostante un certo incremento numerico ed aumento d’influenza di quasi tutte le sezioni, l’Internazionale non divenne, come erroneamente avevano previsto Trotsky e tutto il movimento trotskista prima del conflitto mondiale, un centro di organizzazione di massa. A questo fatto si cercò di ovviare sostituendo un’ortodossia volontaristica al metodo dialettico: sotto la direzione di Pablo l’Internazionale agiva come se la crisi di direzione del proletariato fosse in via di risoluzione e lo sviluppo di massa dell’Internazionale facilmente realizzabile.
D’altro canto l’SWP, principale sezione dell’Internazionale, passava, prendendo anche a pretesto la legge reazionaria Voohris che vietava ad ogni organizzazione americana di avere affiliazioni internazionali, a una situazione d’isolamento rispetto al resto del movimento, dimostrando così le sue posizioni federalistiche sul piano dell’organizzazione dell’internazionale
Tuttavia, nonostante gli errori, l’Internazionale continuava a basare la sua politica sul trotskismo ortodosso. Le Tesi della Conferenza di riorganizzazione (1946) e del II Congresso mondiale (1948), pur con i loro errori, devono quindi far parte del bagaglio storico del nostro movimento.


4.

Il primo grave cedimento opportunista da parte dell’Internazionale avvenne nel 1948 a proposito della rottura tra la Jugoslavia e il Cremlino. Invece di limitarsi a difendere la Jugoslavia nei confronti di un eventuale attacco militare dell’URSS, l’Internazionale considerò la rottura di Tito con Stalin come espressione di una potenzialità rivoluzionaria da parte del Partito comunista jugoslavo. Si caratterizzò il PCJ come “centrista di sinistra” e lo si considerò in via di avvicinamento al trotskismo, mentre si ampliavano sempre più i tentativi di accordo sia con esso che con le forze filo-titoiste nei paesi capitalisti. Fino al 1950 si tenne questa politica con la prospettiva finale dell’adesione del PCJ alla Quarta Internazionale. Si trattava evidentemente di un’incomprensione completa della natura della burocrazia titoista, derivante dalla volontà di trovare la scorciatoia per raggiungere le masse. Ciò nonostante la volontà di guadagnare il PCJ alla Quarta Internazionale fa risaltare le differenze esistenti tra la politica del 1948-50 e il pablismo classico quale si esprimerà a partire dal 1951. L’opportunismo del 1948 apre la strada al revisionismo pablista, ma non raggiunge la stessa gravità.


5.

Il revisionismo pablista che si manifesta alla fine del 1950 e trionfa al III Congresso mondiale del 1951, rappresenta una deviazione opportunista di tipo centrista. Traendo una falsa lezione dagli avvenimenti inattesi del dopoguerra (il consolidamento e l’espansione dello stalinismo con la creazione degli stati operai deformati, attraverso le trasformazioni sociali nei paesi occupati dall’Armata rossa e grazie alle rivoluzioni vittoriose in Jugoslavia e in Cina; la guerra fredda; il mancato sviluppo della Quarta Internazionale), le posizioni pabliste giungevano a negare la necessità della lotta per la costruzione di partiti trotskisti di massa in ogni paese del mondo. Il ruolo di strumento rivoluzionario veniva nella sostanza demandato alla burocrazia dirigente dell’URSS e ai partiti staliniani, spinti a ciò dalla pressione rivoluzionaria delle masse e dal confronto con l’imperialismo, e parzialmente trasformati dall’“inevitabile” formazione e, forse, trionfo al loro interno di tendenze centriste. Le sezioni della Quarta Internazionale, inserite nei partiti comunisti sulla base della strategia dell’“entrismo sui generis”, si dovevano limitare ad essere piccoli gruppi di discussione tra quadri, con lo scopo di aiutare lo sviluppo del processo rivoluzionario sotto la direzione degli stalinisti. La delusione per non essere riusciti a trasformarsi in un’organizzazione di massa portava così al liquidazionismo politico.


6.

Le tesi d’opposizione, presentate al III Congresso mondiale (1951), della maggioranza della sezione francese, pur contenendo delle inesattezze, e senza trarre il bilancio degli errori anteriori, costituirono la difesa del trotskismo ortodosso contro il revisionismo pablista. La difesa delle sue posizioni costò alla sezione francese l’espulsione dall’Internazionale nel 1952.


7.

Fu solo il sorgere al loro interno di tendenze ultrapabliste, che cioè portavano il liquidazionismo alle sue estreme conseguenze, che spinse le sezioni della Gran Bretagna e l’SWP-US a lanciare, nel 1953, la lotta contro Pablo. Condotta sulle basi delle concezioni federalistiche del SWP, cioè sulla base dei rapporti tra le direzioni nazionali separate, questa lotta fu lungi dal dare tutti i risultati possibili. Il 16 novembre 1953, prendendo a pretesto i metodi burocratici di Pablo, l’SWP con una lettera aperta ruppe con la direzione pablista alla vigilia del IV Congresso mondiale, rifiutando così di combattere una battaglia per guadagnare la maggioranza dell’Internazionale contro Pablo. Una settimana dopo, il 23 novembre, la sezione inglese, la maggioranza espulsa dal Partito comunista internazionalista (PCI-Francia), la sezione svizzera e l’SWP costituirono il Comitato internazionale della Quarta Internazionale (CI) che dichiarò destituito Pablo e il suo Segretariato internazionale, si proclamò nuova direzione del movimento e invitò i trotskisti del mondo intero a schierarsi sotto le sue bandiere. Questo appello fu accolto da alcune sezioni dell’Internazionale (Cina, Canada), dalla frazione diretta da Moreno (Argentina) e da piccole minoranze di poche altre sezioni. Così, anche a causa della tattica scorretta degli antipablisti al momento della scissione, i due terzi dell’Internazionale rimasero con Pablo.


8.

In realtà il Comitato internazionale, basato sul federalismo organizzativo, non rappresentò in alcun modo la risposta bolscevica al pablismo. Esso fu incapace di trarre la minima lezione dalla crisi dell’Internazionale. La politica successiva delle sue diverse organizzazioni (l’entrismo dell’organizzazione di Moreno nel movimento peronista, la politica del PCI francese nei riguardi del nazionalismo algerino e, più tardi, della socialdemocrazia, l’adattamento sempre più marcato dell’SWP a circoli intellettuali piccolo-borghesi USA, gli zig-zag della sezione britannica nel lavoro all’interno del Partito laburista, ecc.) dimostrò chiaramente che lo stesso Comitato internazionale, anche se naturalmente in forma meno grave che il Segretariato internazionale pablista, era affetto da deviazioni opportuniste di tipo centrista, che la sua natura federalista non poteva che accentuare.


9.

La riunificazione che si realizzò nel 1963 tra il Segretariato internazionale pablista ed una parte del Comitato internazionale, sotto la guida del SWP-US, fu il prodotto della capitolazione del SWP al pablismo, originata dal progressivo spostamento a destra del SWP revisionista. Elemento fondamentale di tale spostamento furono i riflessi della rivoluzione cubana, che il SWP realizzò in maniera impressionistica anziché marxista, giungendo anch’esso a negare, almeno per quanto riguardava l’America latina, la necessità della lotta per la costruzione di partiti trotskisti di massa e abbandonando apertamente la strategia leninista della rivoluzione proletaria. D’altro canto il Segretariato internazionale, che concordava con il SWP e i suoi alleati (l’organizzazione Palabra Obrera di Argentina, il Partito rivoluzionario del Cile, ecc.) sull’analisi della rivoluzione cubana e del castrismo (indicato questo ultimo come corrente marxista rivoluzionaria, anche se con limiti teorici), restava nella sostanza sulle posizioni integrali del pablismo liquidatore. Il Segretariato internazionale aveva infatti abbandonato solo alcuni elementi di analisi (ad es. l’imminenza della terza guerra mondiale) che si erano palesemente rivelati falsi, ma le sue posizioni fondamentali restavano quelle del 1951, con anzi una più aperta capitolazione al nazionalismo piccolo-borghese dei paesi coloniali ed ex-coloniali, posizione che si collegava con una valutazione impressionistica dell’inatteso nuovo periodo di sviluppo capitalistico del dopoguerra; valutazione che dal 1964 avrebbe generato la teoria del “neocapitalismo” con conseguente sostanziale sottovalutazione dell’attualità delle prospettive socialiste e del ruolo rivoluzionario del proletariato nei paesi imperialisti.
Nonostante gli elementi di comunanza politica, l’unificazione del 1963 rappresentava un blocco senza principi nella misura in cui alcuni temi politici fondamentali (ad es. l’entrismo sui generis nei partiti staliniani e socialdemocratici in Europa), su cui persistevano profonde divergenze tra il Segretariato internazionale e l’ala diretta dal SWP del Comitato internazionale, non venivano affrontati per non turbare l’unificazione, mentre nella sostanza passava un accordo in base al quale la reciproca indipendenza – dei pablisti originari per quel che concerneva l’Europa e del SWP per gli USA – veniva garantita.
E’ da notare che proprio nel periodo immediatamente precedente e immediatamente successivo alla “riunificazione” si producono importanti fratture sulla destra del pablismo: nel 1962 la frazione posada del SI, rimasta attaccata in maniera astorica a tutti gli aspetti formali del pablismo originario, ivi compresa l’imminenza della terza guerra mondiale, ed evolvente verso posizioni apertamente prostaliniste; nel 1964 il Lanka Sama Samaja Party di Ceylon (ora Sri Lanka), la sezione numericamente più importante, ed unica dotata di vasta base di massa nel SU, passata al riformismo controrivoluzionario con l’entrata nel governo borghese di S. Bandaranaike; nel 1965 la Frazione marxista rivoluzionaria sotto la guida di Pablo stesso, all’epoca consigliere del governo algerino di Ben Bella, che estremizzava la posizione del SU sul carattere prioritario della rivoluzione coloniale rispetto alla rivoluzione proletaria nei paesi capitalistici avanzati e capitolava al krusciovismo, tra l’altro sostenendo l’URSS nella polemica con la Cina, al contrario del resto del Segretariato unificato.


10.

La battaglia contro la capitolazione del SWP fu condotta in seno al Comitato internazionale essenzialmente dalla Lega socialista del lavoro (SLL) di Gran Bretagna e dal Partito comunista internazionalista (PCI-Francia; più tardi (1963-1981) diventerà l’Organizzazione comunista internazionalista (OCI-Francia); dal 1981 di nuovo PCI-Francia; infine Corrente comunista internazionalista (CCI) del Partito dei lavoratori (PT-Francia)). Tale lotta non fu però basata su un reale bilancio delle esperienze del movimento trotskista dal dopoguerra del CI stesso. In effetti SLL e OCI mescolavano atteggiamenti settari (sull’unificazione in sé – rifiutando cioè di partecipare alla riunificazione per combattere all’interno di un’internazionale unita il revisionismo pablista, come sarebbe stato corretto fare; sulla natura dello stato cubano) con il mantenimento di una politica sostanzialmente centrista di sinistra.
Il Comitato internazionale, mantenuto da SLL e OCI con l’appoggio di poche altre organizzazione (Grecia, Ungheria, minoranza di sinistra del SWP), pur cercando nel suo periodo iniziale (1963-66) di trarre alcune lezioni dalla storia passata del Comitato internazionale, non aveva natura politica qualitativamente differente dal Comitato internazionale degli anni 1953-62.


11.

La III Conferenza del Comitato internazionale (1966) bloccò definitivamente ogni possibilità di evoluzione a sinistra del Comitato internazionale. Infatti la conferenza riaffermò il carattere federalista dell’organizzazione internazionale (vedi la regola del voto all’unanimità per considerare approvata una proposta) e segnalò la soppressione di una seria discussione politica con l’espulsione della Lega spartachista degli Stati uniti per l’aver espresso posizioni genericamente corrette su un certo numero di questioni fondamentali, compresa la natura del pablismo e della crisi della Quarta Internazionale, l’origine degli stati operai deformati e il carattere dello stato cubano e la valutazione delle prospettive economico-politiche internazionali.
Il sostanziale condominio bipolare tra SLL e OCI instaurato alla conferenza del 1966 conteneva in germe le premesse della scissione del Comitato internazionale in due blocchi contrapposti. L’approfondimento delle rispettive politiche divergenti (l’adattamento alla socialdemocrazia internazionale, lo spontaneismo opportunista e la concezione del fronte unico come strategia generale dell’OCI; il nazional-trotskismo, il settarismo verbale – in particolare nei confronti della questione del Labour Party – e la concezione idealistica del rapporto partito-classe del SLL) provocarono infatti prima la stasi politica e poi la spaccatura definitiva del Comitato internazionale (1971).


12.

Lo stesso SU si rivelò essere una struttura instabile benché a un livello minore del Comitato internazionale. Alla fine degli anni Sessanta si sviluppò in esso una acuta lotta di frazione che in realtà ricreò la divisione tra la vecchia componente pablista da un lato e il SWP e i suoi alleati dall’altro lato. La prima componente, quella maggioritaria, si adattò al gauchisme piccolo-borghese che dominava i settori radicalizzati della gioventù studentesca. Adottò la linea del guerriglierismo d’avanguardia per l’America latina. Successivamente durante gli anni Settanta teorizzò la “imminenza degli scontri decisivi”, in cui il ruolo di direzione rivoluzionaria sarebbe stato giocato dalle cosiddette “nuove avanguardie con influenza di massa” cioè l’insieme confuso delle organizzazioni centriste spontaneiste nate dalla radicalizzazione giovanile.
A questo il SWP e i suoi alleati – tra i quali il Partito socialista dei lavoratori (PST) di Argentina acquistò sempre più importanza – contrapposero la difesa di posizioni formalmente “ortodosse”. Esse erano, in realtà, un’espressione di un più profondo adattamento al quadro politico della democrazia borghese e di un più classico revisionismo, come dimostrato durante la rivoluzione portoghese del 1974-75 o la crisi Argentina del 1975-76.
Questa lotta di frazione si sviluppò in maniera inaspettata nella seconda metà degli anni Settanta. Da un lato il PST argentino più determinato che l’SWP a sviluppare una lotta chiara contro la maggioranza dell’SU e rifiutando le posizioni più apertamente opportuniste del SWP costruì la propria frazione internazionale, la Frazione bolscevica (FB). Dall’altro lato il SWP operò un cambiamento completo di linea scivolando su posizioni castriste e sviluppandole fino alla rottura finale col SU nel 1990.
L’acutizzarsi della lotta di frazione nel SU condusse a una rottura con la Frazione bolscevica nel 1979, causata dal completo adattamento della maggioranza del SU alla direzione del Fronte sandinista di liberazione nazionale (FSLN) e dalla sua conseguente condanna aperta dell’azione dei trotskisti nicaraguensi e di altri paesi dell’America latina che erano intervenuti in Nicaragua sulla base della politica della Frazione bolscevica.


13.

La crisi della Quarta Internazionale ha provocato sempre maggiori divisioni organizzative (che non esaminiamo in dettaglio in questo documento) ma non ha significato un passaggio delle forze del movimento trotskista sul terreno del riformismo e dell’accettazione della società capitalistica e del dominio burocratico.
Nei fatti solo due organizzazioni hanno rotto in maniera decisiva con la prospettiva socialista internazionale: il Lanka Sama Samaja Party (LSSP) di Sri Lanka, che entrò nel governo di fronte popolare di Bandaranaike nel 1964, e la “Quarta Internazionale” posadista, ora ridotta a un fantasma politico, che è scivolata su posizioni semi-staliniste a partire dal suo sostegno dell’invasione della Cecoslovacchia nel 1978.
Alcune altre organizzazioni senza passare sul terreno del riformismo dello stalinismo hanno rotto con le loro origini trotskiste. Esse rappresentano allo stadio attuale organizzazioni di tipo centrista. I più importanti esempi di questo tipo di organizzazioni sono: il Socialist Workers Party (SWP) britannico e i suoi alleati internazionali; il Workers World Party (WWP) degli Stati uniti e il Socialist Workers Party degli Stati uniti. Il SWP britannico è nato da una scissione della sezione britannica della Quarta Internazionale agli inizi degli anni Cinquanta. Esso è caratterizzato da una posizione “terzocampista” in relazione alla lotta tra imperialismo e stalinismo e considera le società dominate da quest’ultimo come “capitaliste di stato”. Il WWP nacque da una scissione del SWP-US alla fine degli anni Cinquanta ed è caratterizzato da posizioni prostaliniste.
Tuttavia la grande maggioranza delle organizzazioni che si richiamano al trotskismo ha subito un più limitato processo di degenerazione politica, che le ha portate ad esprimere posizioni politiche di tipo centrista o centrista di sinistra senza aver rotto i loro legami fondamentali col trotskismo. Queste organizzazioni vivono una contraddizione tra la loro natura trotskista e il carattere centrista della loro politica. Insieme con le forze che restano sul terreno del trotskismo ortodosso esse formano il movimento trotskista mondiale, la presente Quarta Internazionale.
La Quarta Internazionale benché divisa in organizzazioni separate – che devono essere considerate più esattamente frazioni separate della stessa organizzazione – e dominata da vari tipi di politiche revisioniste, non è morta. Può e deve essere rigenerata politicamente e ricostruita organizzativamente.
Tra le numerose e varie forze del movimento trotskista mondiale vi sono sei organizzazioni internazionali maggiori che raggruppano la grande maggioranza dei militanti che si richiamano al trotskismo.

a) Il Segretariato unificato della Quarta Internazionale (SUQI)
Il Segretariato unificato rimane il principale erede politico del pablismo liquidatore. Ciò è espresso in primo luogo dalla negazione della necessità di costruire partiti trotskisti a base di massa in ogni paese come strumento necessario per la vittoria della rivoluzione socialista. In maniera assolutamente conseguente con questa posizione l’obiettivo del SU non è la costruzione di una Quarta Internazionale di massa ma quello di una cosiddetta “nuova Internazionale rivoluzionaria” priva di basi programmatiche complete e conseguenti.
In realtà il SU mantiene il vecchio progetto pablista di liquidare il movimento trotskista in un confuso amalgama centrista o addirittura riformista di sinistra Il fallimento di questo progetto è dovuto al fatto che i vari “partners” individuati dal SU, anche quando realmente esistenti e non puri prodotti della sua immaginazione, non sono interessati in una prospettiva internazionale, anche di tipo centrista o riformista di sinistra, perché ciò va ben al di là dei loro orizzonti politici e programmatici non rivoluzionari.
Per quarant’anni i pablisti hanno cercato le mitologiche “tendenze centriste evolventi verso sinistra” con le quali fondersi, ma non le hanno mai trovate perché queste tendenze o erano in realtà più o meno inesistenti – come le correnti di sinistra nei partiti comunisti negli anni Cinquanta o le “nuove avanguardie con influenza di massa” negli anni Settanta – o non evolvevano verso sinistra.
Questa politica pablista ha portato il SU ad adattarsi politicamente, programmaticamente e organizzativamente a varie forze centriste e riformiste di sinistra. Il tipo di adattamento ha variato da un periodo all’altro. Così, dal 1968 alla metà degli anni Settanta, il SU capitolò alle confuse forze delle organizzazioni centriste spontaneiste prodotte dalla radicalizzazione giovanile di sinistra. Ma alla fine degli anni Settanta il SU cambiò direzione e iniziò ad adattarsi politicamente alle direzioni socialdemocratiche staliniste dei movimenti di massa.
La direzione del SU e delle sue sezioni più importanti cominciarono nuovamente a vedere le loro relazioni con la classe operaia come necessariamente mediate dalle direzioni dei partiti e sindacati di massa o da particolari settori di queste direzioni. Da ciò è derivato il mito della “unità del proletariato”, interpretato come la necessità dell’unità strategica delle organizzazioni del movimento operaio; il sostegno incondizionato alla formazione di governi “di sinistra” nazionali o locali – vedi ad esempio l’iniziale atteggiamento del SU verso il governo Mitterand in Francia nel 1981 –; e l’adattamento alle sinistre riformiste dei sindacati in vari paesi.
Questa politica è continuata nel quadro della nuova situazione di crisi generale del movimento operaio internazionale. La politica opportunistica del SU si indirizza particolarmente verso i riformisti di sinistra. Ne sono esempi il sostegno critico dato dal SU all’ex leader del Partito comunista francese Juquin nel 1988 e alla verde Voynet nel 1995, e il suo atteggiamento verso la maggioranza riformista del Partito dei lavoratori (PT) del Brasile o verso il gruppo dirigente del Partito della rifondazione comunista (PRC) italiano nell’epoca in cui questo si trovava all’opposizione del governo “tecnico” di Dini o anche nella prima fase della sua alleanza con il centrosinistra (1994-96).
Nelle nazioni oppresse il SU mantiene un atteggiamento di adattamento alla politica e alla ideologia dei movimenti nazionalisti piccolo-borghesi radicali, come dimostrato dal suo sostegno politico acritico al regime sandinista in Nicaragua, presentato come regime di dittatura proletaria nel quadro di uno stato operaio sano.
In tutti i movimenti di massa non proletari l’SU tende ad adattarsi all’ideologia e alle posizioni piccolo-borghesi dominanti.
Negli stati degenerati e deformati la direzione del SU per un lungo periodo si è adattata alle forze di opposizione riformista.
Le posizioni revisioniste della maggioranza del SU trovano le loro basi nella concezione oggettivistica del processo rivoluzionario, che il pablismo ha sviluppato fin dalle sue origini. Tale concezione comporta la sottovalutazione del ruolo decisivo del fattore cosciente, soggettivo (il partito trotskista e il suo programma) e la necessità di una lotta cosciente, organizzata e determinata per sviluppare la coscienza rivoluzionaria socialista nelle masse. Questo oggettivismo richiede necessariamente la falsa presentazione dell’attiva prospettiva trotskista della rivoluzione permanente come una sorta di processo oggettivo e più o meno automatico.
Ma nel suo processo di sviluppo del revisionismo la direzione del SU è andata così in là da mettere in questione alcuni elementi chiave del marxismo rivoluzionario. Questo include il ruolo del partito d’avanguardia come strumento necessario per la rivoluzione socialista e la concezione della democrazia proletaria come contrapposta a ogni forma di democrazia borghese.
Gli sviluppi revisionisti delle posizioni della direzione del SU sono apparsi chiaramente nell’atteggiamento preso verso la crisi dello stalinismo internazionale. Dopo decenni di adattamento allo stalinismo, sotto la pressione dell’atteggiamento piccolo-borghese dominante nel movimento operaio ufficiale e anche tra le masse, il SU è passato a un atteggiamento stalinofobico. Il SU si è mostrato incapace di sviluppare una politica basata sulla difesa intransigente della proprietà collettiva dei mezzi di produzione e sulla contrapposizione della prospettiva della democrazia dei consigli dei lavoratori sia alla dittatura burocratica che alla svolta verso la democrazia formale di tipo borghese. Al contrario la direzione del SU è caduta in un pieno democraticismo centrista, mischiando democrazia borghese e proletaria e applicando criteri formalisti al problema dell’autodeterminazione delle repubbliche dell’URSS e della Jugoslavia.
A partire dalla crisi internazionale dello stalinismo la politica del SU ha registrato un ulteriore scivolamento a destra. Lungi dal cogliere in quanto accaduto la conferma delle previsioni trotskiane e l’aprirsi, pur sulla base di una grave sconfitta del proletariato, di nuove opportunità per la Quarta Internazionale, il SU ne ha tratto conclusioni liquidazioniste, confondendo crollo dello stalinismo e sconfitta della prospettiva socialista. Così, sotto la pressione della “opinione pubblica” riformista e piccolo borghese democratica è arrivato a parlare di chiusura “per una fase storica” delle prospettive della rivoluzione socialista e a individuare in una utopica “democrazia radicale” la prospettiva stategica per il movimento operaio nella prossima fase. Benchè congiunta ad elaborazioni formalmente più “ortodosse” (e con la possibilità che gli sviluppi della lotta di classe risospingano un po’ più verso sinistra il SU, come accadde alla fine degli anni Sessanta) questo è il terreno di riferimento essenziale del SU oggi.
Ciò aggrava ulteriormente la funzione negativa del SU. Essa è evidenziata dal fatto che – mentre la sua politica si allontana sempre più dal trotskismo e mentre tale allontanamento è anche affermato apertamente – il SU mantiene ancora la finzione di presentarsi formalmente come “la Quarta Internazionale”. Così contemporaneamente si irride nei fatti e nella forma alle prospettive storiche dell’Internazionale trotskista e se ne mantiene, invece, la finzione, allo scopo di impedirne la rifondazione su basi conseguenti. In ciò si esprime uno degli aspetti più antirivoluzionari del SU e la sua natura di ostacolo per lo sviluppo del progetto marxista rivoluzionario internazionale.
All’interno del Segretariato unificato ci sono alcune sezioni la cui linea generale è a sinistra della direzione internazionale, che hanno difeso alcune posizioni di base del trotskismo e si sono opposte alla linea errata della direzione internazionale su alcune questioni (per esempio il sostegno all’attuale linea politica del movimento repubblicano irlandese): il Gruppo socialista internazionale (ISG) in Gran Bretagna, Socialist Action negli USA e Democrazia socialista in Irlanda. Tuttavia queste sezioni non hanno condotto una consistente lotta internazionale, hanno sostenuto la linea sbagliata della direzione internazionale su alcune questioni (per es. sulla ex Jugoslavia), hanno a volte sviluppato proprie posizioni errate (per es. l’ISG ha teso ad adattarsi all’ambiente del Partito laburista sviluppando un entrismo a carattere strategico e ha avuto una posizione di fatto peggiore della direzione internazionale sulla riunificazione della Germania) e hanno avuto in generale un atteggiamento ostile verso l’OTI.
Più a sinistra di queste organizzazioni, che in coalizione tra loro hanno rappresentato la principale tendenza di minoranza all’ultimo congresso del Segretariato unificato (1995), si pongono alcune altre forze significative, essenzialmente la Tendenza Revolution! della sezione francese (LCR) e la sezione indiana, la Lega comunista rivoluzionaria (ICS).
La Tendenza Revolution! sviluppa da anni una chiara e netta critica della politica opportunista della maggioranza della LCR, con un approccio globalmente corretto alle scadenze della lotta di classe in Francia e ai compiti di costruzione, a partire dagli importanti successi elettorali delle forze trotskiste e dalle condizioni oggettive, di un partito operaio rivoluzionario in Francia. Deve però riuscire a consolidare sul piano teorico e programmatico la sua opposizione al revisionismo della LCR e del SU, generalizzando la sua azione sul piano internazionale dando seguito alla finora occasionale scelta di presentazione di un testo di opposizione al congresso mondiale del SU del 1995.
La ICS dell’India esprime posizione globali realmente trotskiste e vicine a quelle della nostra corrente internazionale. Se svilupperà la sua azione su tali basi la ICS potrà rappresentare il perno per realizzare una vera battaglia per il trotskismo conseguente all’interno del Segretariato unificato.

b) Il Comitato per una Internazionale operaia (CWI)
Il Comitato per una Internazionale Operaia, più conosciuto con la sigla inglese CWI (Committee for a Worker International) si è sviluppato come proiezione internazionale della Tendenza Militant (MT) britannica, diretta storicamente da Ted Grant, a partire dal significativo successo registrato da essa nel suo lavoro “entrista” nel Partito laburista, negli anni dal Sessanta al Novanta.
La MT ha le sue origini nella frazione di maggioranza della sezione britannica della Quarta Internazionale negli anni Quaranta, il Partito comunista rivoluzionario (RCP). Nei congressi mondiali del 1946 e 1948 il RCP sviluppò una critica generalmente corretta delle analisi politiche della direzione internazionale, in particolare sulla questione della ripresa capitalistica ad Ovest e dell’espansione dello stalinismo ad Est.
La frazione diretta da Grant fu posta ai margini dell’Internazionale perché, ironicamente, non aveva seguito la politica di entrismo totale nel Labour Party proposta dal Segretariato internazionale e sviluppata col suo sostegno da una larga minoranza che aveva scissionato dal RCP. Perciò la frazione Grant non fu coinvolta direttamente nella scissione della QI nel 1953. Successivamente, per più di dieci anni, esistette una contraddittoria relazione tra il gruppo diretto da Grant e il Segretariato internazionale pablista (successivamente SU). Dopo la metà degli anni Sessanta il gruppo di Grant si separò dal SU e ciò che divenne la Tendenza Militant, dal nome del suo giornale, ebbe il suo sviluppo autonomo prima come organizzazione nazionale, e successivamente con le sue estensioni internazionali, essendo conosciuta con il nome popolare di Tendenza Internazionale Militant (IMT).
La IMT fu caratterizzata da una decennale strategia generale di “entrismo profondo” in primo luogo nel Partito laburista britannico e successivamente, internazionalmente, in forze di tipo socialdemocratico. In tale periodo la IMT espresse posizioni estremamente settarie verso le altre forze del movimento trotskista, che chiamava semplicemente “le sette”.
La strategia di entrismo profondo della IMT ha prodotto una politica di adattamento – in parte formale, in parte reale – a posizioni riformiste, per esempio sulla natura dello stato borghese e la necessità dell’insurrezione rivoluzionaria di massa per distruggerlo. Sviluppando una concezione di tipo spontaneista sulla “coscienza socialista” della classe operaia, la IMT ha criticato apertamente le concezioni leniniste sul partito espresse nel Che fare?. Pur affermando di applicare il metodo del Programma di transizione, la IMT ha teso in realtà a limitarsi a una propaganda generale, senza tentare di trasformare gli obiettivi transitori in parole d’ordine di agitazione, ove possibile.
La IMT ha sviluppato un grave adattamento all’imperialismo, particolarmente all’imperialismo britannico, mascherato da una demagogia retorica “socialista” e “internazionalista”. Questo è mostrato chiaramente dal suo atteggiamento verso la questione irlandese. La IMT demagogicamente e moralisticamente ha condannato le azioni dell’IRA, eguagliando gli attivisti dell’IRA alle forze paramilitari lealiste e chiamandoli “conservatori verdi”. Nella guerra delle Malvinas nel 1982 la IMT ha preso una posizione di disfattismo bilaterale: no al sostegno per la Gran Bretagna ma per “sanzioni operaie contro l’Argentina” e per l’astratta ipotesi di una “guerra socialista” contro l’Argentina stessa. La IMT ha rifiutato di sviluppare un sostegno conseguente alla lotta di liberazione della Palestina.
Agli inizi degli anni Novanta il CWI ha sviluppato una svolta a sinistra. La base di tale svolta è stato il lungo processo di espulsioni che si era svolto nel Partito laburista britannico contro i sostenitori della MT, inclusi i due compagni deputati al parlamento nazionale. La svolta si è realizzata attraverso una lotta di frazione che ha posto l’ex leader Ted Grant, che rimane legato alla totalità delle vecchie posizioni, in una piccola minoranza. La grande maggioranza dei militanti della sezione britannica si sono infatti schierati contro Grant, sotto la direzione di Peter Taaffee, mentere nel complesso delle altre sezioni nazionali i rapporti sono stati più equilibrati, anche se pure su questo terreno una maggioranza si è schierata con Taaffee.
La svolta a sinistra ha prodotto la rottura con la politica di entrismo nel Partito laburista e nelle varie socialdemocrazie sul piano internazionale, con la costituzione di organizzazioni indipendenti, in primo luogo il Socialist Party (SP, anteriormente Militant Labour, ML) di Gran Bretagna. Ha inoltre portato alla fine del settarismo assoluto nei confronti delle altre organizzazioni marxiste rivoluzionarie.
Sugli altri terreni, tuttavia, la svolta è stata molto parziale. Il cambiamento più evidente è rappresentato dal fatto che il CWI sviluppa oggi un serio atteggiamento nei confronti delle lotte dei settori specialmente oppressi, tuttavia questo raggiunge solamente le posizioni che la maggioranza dell’estrema sinistra ha espresso da diversi anni. Il CWI si è opposto alla Guerra del Golfo e più recentemente alle mobilitazioni imperialiste contro l’Irak, ma non ha modificato la sua posizione sull’Irlanda. La sua recente disponibilità a lavorare con altre forze politiche è positiva, ma lo espone a pressioni di forze non solo alla sua sinistra, ma anche alla sua destra. Il CWI continua in generale ad esprimere tendenza ad un adattamento a posizioni democraticiste, in particolare nei confronti del problema della rivoluzione e della dittatura del proletariato. E ancora continua ad esprimere forti elementi di adattamento ai livelli di coscienza spontanei delle masse.

c) La Lega internazionale dei lavoratori (LIT, morenisti)
La Lega internazionale dei lavoratori, meglio conosciuta con le sue iniziali in spagnolo, LIT (Liga internacionalista de los trabajadores), esiste principalmente in America latina. Il suo principale dirigente è stato Nahuel Moreno, morto a metà degli anni Ottanta. Storicamente la sua sezione dirigente è stata il Movimento verso il socialismo (MAS, precedentemente PST) di Argentina, che Moreno dirigeva. Oggi, invece, il centro della LIT si è spostato sul Partito socialista dei lavoratori unificato (PSTU) del Brasile, prodotto dell’esclusione nel 1995 della importante tendenza morenista dal riformista Partito dei lavoratori (PT).
La LIT è l’erede politica della vecchia Frazione bolscevica del SU ed è stata costituita dopo un breve periodo di unificazione formale con la corrente lambertista negli anni 1979-81.
La tendenza morenista è stata caratterizzata da ampie variazioni e contraddizioni nelle sue posizioni politiche, sia nel corso della sua storia che in differenti paesi allo stesso tempo. Una scala estremamente ampia di prospettive differenti è stata portata avanti dalla LIT e dai suoi predecessori: dal più marcato adattamento alla burocrazia sindacale all’antisindacalismo; dall’aperto sostegno a una politica di fronte popolare al rifiuto di ogni tattica di fronte unico verso le organizzazioni riformiste o nazionaliste piccolo-borghesi; dall’abbellimento dei regimi stalinisti a forme di stalinofobia.
La base di questo caotico zigzagare è data da un’accentuata spregiudicatezza opportunistica, vera e propria ideologia del “morenismo”, che ne ha fatto una corrente camaleontica incapace di sviluppare su serie basi trotskiste il processo di costruzione di partiti rivoluzionari.
Il MAS argentino come i suoi predecessori ha avuto infatti un record di consolidata politica centrista, caratterizzata, nonostante alcune oscillazioni e svolte a sinistra, da adattamento alla burocrazia sindacale, al nazionalismo borghese e al frontepopulismo, e dal mascheramento del carattere rivoluzionario del proprio programma. Inoltre per molti anni il MAS ha seguito una politica di blocco elettorale e politico con il Partito comunista argentino, anche in questo caso con alcuni zig-zag. Partendo da una concezione errata del fronte unico, i morenisti hanno trasformato il loro blocco con il Partito comunista da una tattica specifica per obiettivi concreti in una strategia nonostante il carattere politicamente riformista e organizzativamente burocratico del Partito comunista stesso.
Sulla questione centrale della costruzione della Quarta Internazionale come direzione della futura rivoluzione socialista internazionale, la LIT nonostante le sue critiche all’opportunismo e liquidazionismo del SU, ha espresso posizioni confuse e contraddittorie, anch’esse potenzialmente liquidazioniste. Per esempio la LIT ha indicato nel suo Manifesto internazionale del 1986 la prospettiva di una Internazionale di massa “trotskisteggiante”, che raggrupperebbe forze diverse, nella quali i trotskisti (intendendo con ciò le posizioni trotskiste) potrebbero essere in minoranza.
La LIT è stata marcata negli anni Ottanta e Novanta da un’approccio analitico alla realtà carraterizzato da una valutazione iperottimistica della situazione dello scontro tra le classi e una concezione catastrofista della situazione del capitalismo. Ha così parlato, al culmine delle difficoltà del movimento operaio internazionale, di sviluppo di una situazione prerivoluzionaria o addirittura rivoluzionaria su scala mondiale. Così la LIT ha anche affrontato gli sviluppi nell’Est, cogliendo solo il fenomeno (in sé positivo) della caduta dello stalinismo e non quello della controrivoluzione restaurazionista del capitalismo, successo storico dell’imperialismo mondiale. Ha parlato – con termine ambiguo e sostanzialmente amarxista nelle condizioni date – di “trionfo delle rivoluzioni democratiche”, sognando movimenti di massa rivoluzionari inesistenti e negando, per una fase, il processo di restaurazione del capitalismo.
Lo scontro con la realtà dell’insieme di queste analisi e delle prospettive che ne conseguono è stata la causa di una serie di crisi che hanno colpito congiuntamente, sconvolgendole, sia la LIT che il MAS argentino. Così negli ultimi anni la LIT ha dato origine a diverse organizzazioni internazionali, tutte richiamantesi alla tradizione morenista.
In Argentina il fallimento della assurda ipotesi avanzata alla metà degli anni Ottanta di uno sviluppo rivoluzionario in cui il ruolo dirigente sarebbe spettato al MAS, in alleanza o meno col Partito comunista, ha portato all’esplosione di questo partito (un tempo il più forte numericamente del movimento trotskista internazionale) in ben una dozzina di organizzazioni di varia consistenza, di cui la più significativa è oggi il Movimento socialista dei lavoratori (MST) di cui parleremo successivamente.
Nel recentissimo periodo il gruppo dirigente della LIT (centrato ormai intorno al PSTU brasiliano) ha sviluppato una evoluzione positiva, iniziando una rottura col precedente approccio iperottimistico, riconoscendo (con una non solo implicita autocritica) il processo di restaurazione del capitalismo nell’Est e quindi la sconfitta del proletariato su questo terreno. Ha anche riaffermato, contro posizioni movimentiste e revisioniste sviluppate al suo interno dal MAS argentino (o meglio da ciò che ne resta) una difesa generale delle tradizionali posizioni leniniste e trotskiste. Il PSTU brasiliano infine ha rotto col precedente adattamento al fronte popolare, che lo aveva portato brevemente ad aderire al Frente Brasil Popular, prima forma di alleanza interclassista realizzata dal PT con piccoli settori borghesi “progressisti”.
L’insieme di questo sviluppo ha portato la LIT alla rottura con quel che rimane del MAS argentino. Ciò quando quest’ultimo, anche sotto l’influenza dell’organizzazione italiana Socialismo rivoluzionario (SR) (anni fa sezione della LIT), ha posto in questione le fondamenta stesse della teoria leninista e trotskista e quindi del marxismo rivoluzionario, con lo sviluppo di posizioni movimentiste, “libertarie” (a parole: SR italiana ha un regime interno totalmente repressivo), revisioniste della tradizionale analisi trotskista sulla burocrazia stalinista e democraticiste, con la rivendicazione e lo sviluppo delle più negative analisi della LIT nel passato sui grandi avvenimenti mondiali dell’ultimo periodo storico.
Dopo questa rottura, assolutamente positiva, la LIT e quella che ne è ormai la forza preponderante, il PSTU, si trovano nella situazione di poter approfondire la svolta a sinistra realizzata negli ultimi anni ( e che, in realtà, li sta positivamente allontanando dalla tradizione morenista). Se ciò si realizzerà la LIT potrà sviluppare un ruolo importante nel processo di rifondazione della Quarta Internazionale.

d) L'Unione internazionale dei lavoratori (UIT)
L'Unione internazionale dei lavoratori, anche in questo caso nota essenzialmente con la sua sigla in spagnolo (UIT), è nata nel 1996 dalla fusione tra la più importante delle organizzazioni originate dalla crisi del MAS argentino, cioè il Movimento socialista dei lavoratori (MST), le poche organizzazioni ad esso collegate (essenzialmente in America latina), e la piccola corrente – di lontana origine lambertista – centrata intorno al Partito operaio rivoluzionario (POR) di Spagna, diretto da Anibal Ramos.
La scissione del MST nel 1992 la base di partenza fondamentale dell’esplosione del MAS. Il MST portò con sé, in particolare, la maggioranza dei quadri sindacali del partito e il suo rappresentante nel parlamento nazionale (Luis Zamora). Di fronte al MAS in progressiva decomposizione il MST ha rappresentato una organizzazione relativamente stabile che ha cercato di riprodurre la vecchia tradizionale politica morenista, soprattutto nei sui aspetti opportunisti.In particolare il MST ha ripreso e mantenuto un blocco strategico col Partito comunista argentino sotto il nome di Sinistra unita (Izquierda Unida, IU), con una politica ambigua nei confronti delle forze del centrosinistra argentino.
Il POR dello stato spagnolo (centrato essenzialmente in Catalogna), dal canto suo, rompendo definitivamente con un passato di settarismo autoproclamatorio, ha raggiunto il blocco riformista di Izquierda Unida spagnola, in termini che esprimono, però, un adattamento opportunistico al riformismo di sinistra.
Con la sua politica complessiva che mischia analisi iperottimistiche e catastrofistiche – adialettiche – della situazione reale e il suo opportunismo concreto la UIT è la reale continuatrice politica del morenismo e il giudizio critico storico su tale corrente del movimento trotskista deve oggi essenzialmente riferirsi a questa tendenza internazionale.

e) Il Centro internazionale di ricostruzione (CIR, lambertista)
Il Centro internazionale di ricostruzione è l’espressione sul piano internazionale della Corrente comunista internazionalista (CCI) del Partito dei lavoratori francese (PT) (precedentemente Partito comunista internazionalista (PCI) e prima ancora Organizzazione comunista internazionalista (OCI)). Il leader storico del CIR e della sua sezione francese è Pierre Lambert. In pratica tutte le sezioni del CIR sono strettamente subordinate alla sezione francese, marcata da un profondo nazional-trotskismo.
La politica del CIR è caratterizzata principalmente dalla capitolazione nei confronti della socialdemocrazia internazionale; dall’adattamento politico al livello tradeunionista di coscienza della classe operaia; dalla trasformazione in strategia permanente della tattica del fronte unico operaio (e nei paesi oppressi del fronte unico antimperialista); dalla stalinofobia; e dal catastrofismo politico-economico con la teoria perpetua della "imminenza della rivoluzione", oggi modificato in un approccio opposto ma ugualmente impressionistico.
Il CIR è caratterizzato dalla completa mancanza di democrazia interna, in particolare nel PCI francese. I suoi dirigenti si sono messi in luce per la campagna di calunnie e metodi banditeschi utilizzati contro gli avversari politici in particolare in occasione delle maggiori scissioni internazionali conosciute dai predecessori del CIR: il Comitato d’organizzazione per la ricostruzione della Quarta Internazionale (CORQI, 1972-1980) in relazione alle scissioni che hanno dato vita all’organizzazione diretta da Varga nel 1972-73 e alla Tendenza quartinternazionalista nel 1979; e il blocco di breve durata con la tendenza morenista nel Comitato paritetico (1979-80) e la Quarta Internazionale (Comitato internazionale) (1980-81).
Sviluppando sempre più posizioni antileniniste, il CIR, come altre tendenze revisioniste, liquida la prospettiva di costruzione di partiti trotskisti in ogni paese e di una Quarta Internazionale di massa.
Il CIR, nei fatti, cerca di creare le condizioni per unificare le cosiddette “tendenze legittime del movimento operaio”, dichiarando di basarsi sulle tradizioni della I e della II Internazionale, in contrapposizione al “settarismo organizzativo” della III Internazionale.
Sviluppando questa prospettiva il CIR congiunge un estremo opportunismo – legandosi con tendenze e organizzazioni marginali su scala internazionale ed essenzialmente riformiste o semi-riformiste come il MIR venezuelano – con il bluff più demagogico. Così, nel gennaio 1991 il CIR, con le sue sole forze più alcuni piccoli alleati riformisti o piccolo-borghesi, ha proclamato una cosiddetta Alleanza internazionale dei lavoratori per l’Internazionale operaia e una sua sezione continentale, la Alleanza europea dei lavoratori.
In Francia nel novembre 1991 il PCI ha proclamato, su una base minimalista e semi-riformista, un cosiddetto "Partito dei lavoratori” che dovrebbe unificare trotskisti, anarchici, socialisti e comunisti conseguenti. Questo Partito dei lavoratori non è niente di più che una struttura controllata burocraticamente dal PCI che raggruppa essenzialmente i suoi membri e simpatizzanti stretti più un piccolo numero di militanti operai individuali ingannati dalla demagogia lambertista.
La sezione algerina del CIR nello sviluppare questa politica di opportunismo e demagogia è giunta fino a lanciare la proposta di un governo unitario del Fronte islamico di salvezza (FIS) e del Fronte nazionale di liberazione (FNL) come utopistica (e in ogni caso reazionaria) via per risolvere la espolosiva situazione esistente nel paese.

f) L’Unione comunista internazionalista (Lutte Ouvrière)
L’Unione comunista internazionalista rappresenta la proiezione internazionale dell’organizzazione francese Lutte Ouvrière (LO), con piccoli gruppi negli Stati uniti, nelle Antille francesi e nella immigrazione africana in Francia.
LO ha le sue origini in un gruppo formatosi in Francia nel corso della seconda guerra mondiale su posizioni settarie (Gruppo comunista-Lutte de Classe, dopo la guerra Union Communiste), che nel 1944 rifiutò di unificarsi con le altre tendenze trotskiste nella nuova sezione francese della Quarta Internazionale.
La politica di LO è caratterizzata da un economicismo che fa si che il metodo della lotta per gli obbiettivi transitori sia fuori dalla sua comprensione reale e che l’utilizzo di un programma transitorio sia per LO assolutamente occasionale. Tale economicismo si accompagna ad un astratto propagandismo popolare (in parte positivo, ma non raccordato dialetticamente – col metodo transitorio, appunto – con le lotte odierne) sulle prospettive del comunismo. LO ha il mito di costruire un “partito genuinamente operaio" individuando erroneamente la causa della crisi della Quarta Internazionale – una crisi che essa considera come avente origine nel periodo di formazione dell’Internazionale stessa – nella composizione piccolo-borghese dell’organizzazione. Questa concezione mostra la visione nazionale di LO perché, sebbene la sezione francese avesse questo problema obiettivo alla fine della seconda guerra mondiale, altre sezioni avevano una assai più larga composizione proletaria – per esempio il RCP britannico, la sezione belga dell’Internazionale, il SWP-US, il POR boliviano, e il LSSP di Sri Lanka – e ciò non ha impedito né la crisi della Quarta Internazionale né processi degenerativi su basi nazionali.
Sulla base delle posizioni su indicate LO ha adottato metodi non leninisti di intervento, organizzazione e funzionamento interno. La politica di LO è caratterizzata dalla costante sottovalutazione dei livelli di crisi sociale e di scontro di classe in atto e dal misconoscimento delle potenzialità che le crisi politico-sociali offrono al movimento operaio. Questo è stato particolarmente vero nella crisi rivoluzionaria del maggio ’68 e soprattutto nell’ascesa del movimento di massa dell’autunno del 1995, in cui tutti i limiti centristi della politica di LO sono apparsi alla luce.
LO ha avuto tradizionalmente una analisi semicapitalistica di stato degli stati operai degenerati e deformati, riconoscendo l’URSS come stato operaio degenerato (caratterizzazione che ancora propone astoricamente per gli stati prodotti dalla sua esplosione) ma considerando gli stati operai deformati come società capitaliste di stato.
La posizione operaista di LO la conduce ad astenersi da molte lotte politiche e ciò ha conseguenze estremamente negative per quanto riguarda le sue posizioni sull’oppressione speciale, soprattutto l’oppressione delle donne e quella degli omosessuali e delle lesbiche. In riguardo a queste ultime oppressioni LO riflette largamente le posizioni reazionarie di settori arretrati delle masse.
Malgrado i limiti centristi della politica di LO, la sua capacità di sviluppare una sia pur astratta propaganda comunista, la coerenza di una costante presentazione elettorale indipendente (anche di fronte ai gravi errori opportunisti delle altre forze trotskiste in Francia – e il mantenimento di una netta opposizione al riformismo hanno portato LO a ottenere, a partire nel 1973, un successo elettorale che negli ultimi anni si è consolidato arrivando a una percentuale del 4-5% del voto totale (tra un milione e un milione cinquecentomila voti). Ma LO è stata incapace di sfruttare questo importante successo per la costruzione di un vero partito rivoluzionario del proletariato. Anzi, ne ha minimizzato in maniera ridicola il significato allo scopo di salvaguardare la propria realtà politico-organizzativa attuale e non porre in questione le proprie caratteristiche settarie e organizzativamente antileniniste.

g) Le organizzazioni della sinistra trotskista
In aggiunta alle sei maggiori tendenze che abbiamo su indicato, vi sono molte altre tendenze minori. Alcune sono organizzazioni nazionali, in alcuni casi con un ruolo relativamente significativo nel loro paese; alcune sono tendenze internazionali, formalmente o informalmente costituite.
Alcune tra le più significative di queste forze si situano alla sinistra delle maggiori tendenze internazionali del movimento trotskista e si pongono – a volte con limiti ed errori – sul terreno del trotskismo conseguente. Oltre alla nostra corrente, si tratta essenzialmente del Partido Obrero (PO) di Argentina, delle organizzazioni già da tempo collegate con esso, prevalentemente in America latina (la più importante è il Partito della causa operaia (PCO) del Brasile) e del Partito operaio rivoluzionario (EEK) di Grecia.
Nelle passate analisi delle posizioni del PO di Argentina abbiamo indicato le divergenze esistenti su alcuni problemi politici importanti. Uno concerne la questione del Fronte unico antimperialista, che, sotto l’influenza del dirigente storico del trotskismo boliviano Guillermo Lora, il PO interpretava in maniera tale da ipotizzarvi la possibile inclusione di forze nazionaliste borghesi. Un altro aspetto di divergenza era dato dalla questione dell’apertura a blocchi elettorali di fronte unico che appariva confondere la questione della costruzione del partito marxista rivoluzionario e quello del fronte unico operaio o antimperialista. Infine il rifiuto nei fatti, per un periodo, di avanzare un progetto preciso sul piano internazionale ci portava a ritenere che il PO tendesse a scivolare (dopo le precedenti negative esperienze con il lambertismo e con Lora) su un terreno nazional-trotskista.
Negli ultimi anni si è avuto un chiarimento positivo su questi terreni (cui ha contribuito anche la rottura del PO con Lora e, più tardi, il bilancio definitivo della esperienza della sua organizzazione boliviana). Sui primi due argomenti, benchè non ci sia stato un chiaro bilancio teorico, la prativa rivoluzionaria del PO in Argentina dimostra che la sua politica tende ad essere, nei fatti, sostanzialmente corretta (anche se una ridefinizione teorica dovrebbe essere realizzata; ciò per evitare errori che traggono origine dalla confusione sulla questione del rapporto tra fronte unico e costruzione del partito d’avanguardia, come quello – in sé tattico – compiuto dal PCO brasiliano con la sua decisione di sostenere fin dal primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane del 1998 il leader riformista Lula, invece di porre il problema di una iniziale candidatura rivoluzionaria, eventualmente sostenendo il candidato del PSTU, Zè Maria). Quanto al problema del nazional-trotskismo, se mai è esistito, i fatti e l’impegno nella battaglia per la rifondazione dell’internazionale dimostrano che è superato.
Permangono, invece, problemi e differenze su altri due terreni. Il primo è quello dell’atteggiamento settario da parte del PO nei confronti delle altre forze del movimento trotskista. In particolare il Segretariato unificato è presentato come organicamente controrivoluzionario. In generale c’è una tendenza ad approcciare l’analisi delle forze del movimento operaio in termini ideologici e letterari, invece che con riguardo al loro ruolo sociale e politico nello scontro di classe, e a rinunciare, in termini settari ad alcune categorie interpretative fondamentali del marxismo rivoluzionario, come quella di “centrismo”. Vero è che questo settarismo è spesso più verbale che reale. Tuttavia esso incide negativamente nei rapporti con altri settori marxisti rivoluzionari ed ostacola l’azione per la rifondazione della Quarta Internazionale.
L’altro terreno di differenza importante è dato dall’analisi della situazione della crisi del capitalismo e dello sviluppo dei movimenti di massa. Il PO e le altre organizzazioni tendono ad avere una visione catastrofista della crisi economico-finanziaria del capitalismo. Ugualmente e congiuntamente tendono a sovrastimare il significato delle crisi politiche e delle risposte – attuali o potenziali – di massa alla crisi capitalistica. Benchè anche su questo terreno ci siano alcune dialietizzazioni e si sia lungi da visioni iperottimistiche come quelle sviluppate in passato da altre tendenze del movimento trotskista (ad es. la tendenza morenista con cui il PO polemizzò con acutezza teorica su questo terreno nel passato), questi errori analitici devono essere criticati, a favore di un più coerente e dialettico approccio alla realtà, quale base per elaborare una corretta tattica di azione dei trotskisti conseguenti.
Il EEK di Grecia, dal canto suo, esprime su questi terreni posizioni analoghe, e a volte più accentuate, a quelle del PO. Va detto che per il EEK vale, ancora di più che per il partito argentino, un positivo iato tra le analisi catastrofiste e un’azione politica concreta nella lotta di classe in Grecia seria e meditata.
Le divergenze esistenti sui punti su indicati vanno affrontate con chiarezza. Esse non devono far dimenticare gli elementi essenziali di comunanza politica che esistono tra la nostra tendenza e le organizzazioni in questione. Le basi di questo rapporto stanno nel comune approccio alle prospettive rivoluzionarie. A differenza delle varie organizzazioni revisioniste, sia l’OTI che il PO, il EEK, il PCO etc. finalizziamo con coerenza la nostra azione alla lotta per la conquista del potere, per la dittatura del proletariato, per la costruzione del partito leninista d’avanguardia, per la conquista della sua egemonia sulle masse con l’utilizzo pieno del metodo degli obbiettivi transitori.
E’ questa la base dell’importante azione comune che si è iniziata a sviluppare congiuntamente per la rifondazione della Quarta Internazionale. La critica delle posizioni errate dei nostri alleati deve essere quindi finalizzata non a marcare, in maniera settaria le nostre divergenze, ma a cercare di porci congiuntamente in grado di meglio sviluppare la battaglia per la rifondazione, cercando anche di coinvolgere in essa le altre forze che già si pongono sul terreno del trotskismo conseguente o ad esso sono vicine (come ad esempio le minoranze della LCR e di LO e il gruppo Voix des Travailleurs (VdT) in Francia o la sezione indiana del SU nel suo complesso).


14.

La Quarta Internazionale ha subito un serio processo di degenerazione politica e di frammentazione organizzativa. Come forza politica rivoluzionaria organizzata e unita, come corpo della direzione internazionale del proletariato, come organizzazione mondiale del marxismo rivoluzionario autentico, essa ha ovviamente cessato di esistere. Questo fatto pone la lotta per la direzione internazionale del proletariato in una forma estremamente elementare quale il compito primario per i rivoluzionari proletari oggi.
Il primo problema di strategia internazionale di cui i trotskisti conseguenti devono farsi carico è di come procedere effettivamente in questa lotta elementare per la direzione proletaria internazionale.
Anche se degenerata politicamente e frammentata organizzativamente, la Quarta Internazionale non è morta politicamente. Nonostante la sua acutezza, la crisi storica della Quarta Internazionale tuttavia differisce qualitativamente dalle crisi storiche della Seconda e della Terza Internazionale.
Nell’agosto del 1914 il tradimento dell’internazionalismo proletario da parte di quasi tutti i partiti socialdemocratici nazionali allo scoppio della prima guerra mondiale segnò la conversione della socialdemocrazia in agente controrivoluzionario degli imperialisti all’interno del movimento operaio, la cui funzione principale era di impedire l’unità rivoluzionaria dei proletari di tutti i paesi e la presa del potere rivoluzionaria della classe operaia di ogni paese. Il programma socialdemocratico di riforme, effettive o illusorie, divenne principalmente un mezzo per inibire lo sviluppo militante della lotta di classe proletaria e per legare i lavoratori di ciascuna nazione alla "propria" borghesia ed allo sviluppo economico del "proprio" capitalismo nazionale. Il ruolo essenzialmente controrivoluzionario delle socialdemocrazie fu confermato dalle loro risposte alla rivoluzione russa del 1917 e alle situazioni rivoluzionarie che si svilupparono in tutto il mondo in conseguenza della prima guerra mondiale.
Nel 1933 la sezione più importante della Terza Internazionale al di fuori dell’Unione sovietica, il Partito comunista tedesco, grazie alla grottesca linea del "terzo periodo" del Comintern stalinista, si dimostrò completamente incapace di sviluppare una seria lotta contro la presa del potere da parte di Hitler. Invece di trarre apertamente le lezioni di questo catastrofico fallimento, l’intera Terza Internazionale asserì che non era stato commesso alcun serio errore politico, mentre si spostava, inizialmente in maniera surrettizia, dall’ultimatismo burocratico e dall’avventurismo della fine degli anni Venti ed inizio dei Trenta, alla politica ottusamente opportunista del fronte popolare negli anni 1934-36. Il frontismo popolare e il collaborazionismo di classe globale divennero la strategia fondamentale della Terza Internazionale alla quale l’effettiva organizzazione della Terza Internazionale stessa fu sacrificata nel 1943.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale i partiti stalinisti tradirono le classi operaie in tutta Europa ed Asia, impedendo o facendo abortire le lotte rivoluzionarie. L’espansione burocratica della proprietà collettivizzata nell’Europa dell’Est e, successivamente, nell’Asia Orientale e a Cuba, non alterò la natura sostanziale dello stalinismo quale forza controrivoluzionaria internazionale.
La Quarta Internazionale non ha attraversato una tale trasformazione decisiva. La sua degenerazione e frammentazione hanno condotto allo sviluppo di un quadro di organizzazioni le quali, con poche eccezioni – essenzialmente poche sette particolarmente corrotte ed il Lanka Sama Samaja Party (Sri Lanka) – non possono essere considerate come organizzazioni opportuniste e controrivoluzionarie consolidate all’interno del movimento operaio. Queste organizzazioni internazionali e nazionali differiscono qualitativamente dalle formazioni essenzialmente controrivoluzionarie socialdemocratiche e staliniste.
La grande maggioranza delle forze che sono degenerate dal trotskismo mantengono politiche che sono in generale revisioniste e centriste – oppure, in pochi casi, revisioniste ultrasinistre – senza rompere apertamente e completamente con il marxismo rivoluzionario.
I pablisti hanno distorto il programma trotskista e lo hanno adattato a varie correnti non rivoluzionarie piccolo-borghesi e burocratiche ed hanno subordinato o negato il ruolo dei partiti trotskisti come espressione necessaria dell’indipendenza politica della classe operaia a favore del loro adattamento a queste forze non proletarie e non rivoluzionarie. Le organizzazioni del Comitato internazionale del 1963-71 tesero a combinare l’adattamentismo nazional-trotskista con forme estreme di settarismo nazional-trotskista (Lambert più chiaramente si caratterizzò per la capitolazione alla socialdemocrazia, Healy per la caduta nel settarismo folle).
Ma, da entrambe le parti della scissione del 1953, e nei vari spezzoni delle rotture successive (o anteriori, come nel caso di LO di Francia) sopravvivono organizzazioni e tendenze le cui revisioni opportuniste e settarie del trotskismo non hanno ancora prodotto una completa e decisiva rottura con le basi programmatiche della politica proletaria rivoluzionaria. Queste organizzazioni continuano a rapportarsi positivamente, in vari modi, al Programma di transizione del 1938. Programmaticamente esse avanzano ancora, anche se in alcuni casi con molte contraddizioni, la prospettiva della dittatura proletaria basata sulla democrazia dei soviet, ancora rifiutano formalmente il frontepopulismo, ancora affermano il loro impegno verso l’internazionalismo proletario anche quando revisionano e distorcono questi principi e li adattano a correnti contrarie a essi. Esse sono essenzialmente organizzazioni centriste, ma organizzazioni centriste di tipo speciale.
Continuando a proclamare la propria adesione, anche in un modo distorto, al programma rivoluzionario del trotskismo, queste organizzazioni continuano ad attirare militanti – in particolare lavoratori d’avanguardia – che rompono in direzione della politica rivoluzionaria con la socialdemocrazia, lo stalinismo e le forme convenzionali di centrismo.
Il ruolo effettivo e potenziale di queste organizzazioni trotskiste centriste come poli di attrazione apparentemente marxisti rivoluzionari per i lavoratori avanzati, internazionalmente e nella maggioranza dei singoli paesi, crea una situazione altamente contraddittoria, complessa e storicamente senza precedenti con implicazioni fondamentali per le prospettive strategiche dei trotskisti conseguenti che lottano per la rigenerazione politica della Quarta Internazionale. Non solo queste stesse organizzazioni oscillano tra politiche rivoluzionarie ed opportuniste. Continuando ad affermare di basarsi sul Programma di transizione esse mantengono la capacità di esporre e, anche se inconsciamente, formare quadri su posizioni trotskiste effettive. La loro costante oscillazione tra politiche trotskiste e revisioniste tende a generare non solo frequenti scissioni, ma anche frequenti scontri di tendenze e frazioni interne nei quali, più e più volte, alcuni militanti giungono a difendere almeno alcune posizioni trotskiste contro le posizioni revisioniste.
Tutto ciò significa che anche se, in complesso, le direzioni di queste organizzazioni sono ferme nelle loro posizioni revisioniste e di adattamento, queste stesse organizzazioni, viste come un tutto su scala internazionale, tendono: ad avere al proprio interno militanti che tendono verso posizioni trotskiste ortodosse; a essere soggette a un processo costante di lotta limitata per posizioni trotskiste e una tendenza costante ad attrarre a sé lavoratori avanzati alla ricerca, in realtà, della alternativa rivoluzionaria del trotskismo. Per i trotskisti ortodossi volgere le spalle ai lavoratori avanzati che sono stati attratti verso posizioni trotskiste da queste organizzazioni e ai militanti che al loro interno lottano per posizioni trotskiste, sarebbe un atto di settarismo di proporzioni storicamente tragiche. Piuttosto, il compito dei trotskisti conseguenti è sviluppare una tendenza internazionale orientata strategicamente verso la ricostruzione della Quarta Internazionale attraverso il collegamento, il sostegno e l’organizzazione di ogni lotta per il trotskismo, ogni sviluppo autenticamente trotskista in tutto il mondo, sia dentro che fuori le principali organizzazioni trotskiste centriste.
Nelle proprie organizzazioni indipendenti i trotskisti ortodossi devono sviluppare un lavoro esemplare nella lotta di classe in modo da renderli autentici poli di attrazione per i lavoratori d’avanguardia sia dentro che fuori dei raggruppamenti trotskisti centristi. Nelle organizzazioni trotskiste centriste le frazioni trotskiste devono lottare per la rigenerazione politica di queste organizzazioni, basandosi in particolare sulle lotte che sorgono dai problemi dell’intervento rivoluzionario nello sviluppo della lotta di classe proletaria.
Nel senso che in tutte le organizzazioni derivate dalla crisi della Quarta Internazionale e che affermano di basarsi sul Programma di transizione una lotta consapevole per la rigenerazione politica della Quarta Internazionale ha avuto, sta avendo e deve aver luogo nel prossimo periodo – in questo senso dobbiamo riconoscere e definire i confini di un movimento internazionale in qualche modo amorfo, nel quale i trotskisti conseguenti devono combattere per sviluppare e riunificare tutte le forze autenticamente trotskiste in una Quarta Internazionale rigenerata e ricostruita.
Con questa prospettiva non vogliamo intendere che i trotskisti ortodossi identifichino o confondano in qualsivoglia maniera il loro programma con il programma concreto e la politica dei revisionisti, sia pablisti che anti-pablisti. Nemmeno vogliamo intendere che qualsiasi forma di centrismo o revisionismo possa in qualche modo in sé e per sé essere considerata come una tendenza marxista rivoluzionaria conseguente. Nemmeno vogliamo intendere che queste organizzazioni trotskiste centriste derivate dalla crisi della Quarta Internazionale dovrebbero essere l’unico terreno di lotta per la rigenerazione della Quarta Internazionale.
Una frazione internazionale trotskista potrebbe decidere o di entrare al completo in una organizzazione internazionale trotskista revisionista, o di lavorare principalmente dentro un certo numero di tali organizzazioni, o di funzionare principalmente come gruppo di organizzazioni indipendenti, e così via – dipendendo tutto dalle condizioni reali che meglio favoriscono la battaglia per rigenerare la Quarta Internazionale.
Cosa il riconoscimento della natura speciale di questi raggruppamenti centristi significhi consiste nel fatto che i trotskisti ortodossi devono mantenere un orientamento strategico verso di essi. Inoltre la loro natura speciale determina un certo numero di implicazioni pratiche specifiche.
Nelle organizzazioni trotskiste centriste dobbiamo promuovere la formazione di frazioni trotskiste ortodosse, unite tra loro su base internazionale – indipendentemente dalle varie organizzazioni nazionali o internazionali nelle quali esse possano rispettivamente intervenire – e unite con le organizzazioni trotskiste ortodosse indipendenti, formando insieme entrambe le componenti una frazione trotskista internazionale organizzata su base centralista democratica sia a livello internazionale, sia nelle proprie sezioni nazionali.
Le frazioni trotskiste che operano nelle organizzazioni trotskiste centriste dovrebbero, come regola generale, evitare di scissionare queste organizzazioni, nell’ottica di lasciare ai dirigenti centristi la chiara responsabilità di ogni misura disciplinare, quale le espulsioni.
Tali considerazioni tattiche non implicano che esista un corso di azione, chiaramente stabilito e garantito, che necessariamente conduca alla rigenerazione rivoluzionaria e alla riorganizzazione della Quarta Internazionale. Né tanto meno che sia inevitabile o anche probabile riuscire nei fatti a rigenerare una o più delle attuali formazioni “trotskiste revisioniste”. Ma che, solo con la strategia duttile e dialettica di una tale lotta per la rigenerazione politica, che combini il lavoro indipendente nella lotta di classe del proletariato con il lavoro di frazione nelle organizzazioni trotskiste revisioniste, sarà possibile portare a termine il processo effettivo e complesso, comunque si possa sviluppare concretamente, che – attraverso scissioni, fusioni, rigenerazioni parziali e sviluppo del lavoro indipendente – permette alle forze trotskiste conseguenti di guadagnare la maggioranza politica dei militanti che si orientano al trotskismo in tutto il mondo e di trasformarsi nella Quarta Internazionale rigenerata.
Certamente si presenterà una intera serie di alternative pratiche per lo sviluppo dell’attività dei trotskisti conseguenti. I trotskisti devono essere preparati ad adattare le proprie scelte tattiche allo sviluppo concreto della lotta per la rigenerazione della Quarta Internazionale e al concreto sviluppo della lotta internazionale della classe operaia – con l’unica condizione di mantenere l’indipendenza politica assoluta delle forze trotskiste conseguenti.
Oggi l’OTI si impegna pienamente nel processo per la rifondazione della Quarta Internazionale intrapreso a partire dalla dichiarazione di Genova del marzo 1997. Ne vede tutte le difficoltà, ma anche le opprtunità. Vuole portarlo avanti cercando di coinvolgervi, su una base di principio, il più ampio arco di forze del movimento trotskista e anche settori provenienti da altre forze dell’avanguardia proletaria che ricercano una risposta marxista rivoluzionaria alle sconfitte del passato e una prospettiva per il futuro.
E’ in questo senso che l’OTI ritiene importante, pur nella modestia delle sue forze, il suo attuale ruolo che – come sempre – è quello di un’organizzazione che non si considera né il nucleo della futura Internazionale rifondata, né la frazione trotskista ortodossa internazionale, ma una struttura transitoria di raggruppamento di militanti trotskisti conseguenti, in lotta per sviluppare, fuori da ogni opportunismo e settarismo, la battaglia per la Quarta Internazionale. Lo sviluppo dell’OTI è centrale a questo scopo, ferma restando la nostra volontà di scioglierci non solo in una Quarta Internazionale rifondata, ma anche ove il processo verso la rifondazione porti a un più ampio raggruppamento su basi politicamente ed organizzativamente consolidate.