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giovedì 19 aprile 2012

IL PROFETA DI DEUTSCHER E’ DI NUOVO IN LIBRERIA




La trilogia Isaac Deutscher (giornalista, militante comunista con simpatie trotskyste espulso, negli anni 30, dal Partito Comunista Polacco per dichiarato antistalinismo) dedicata a Trotsky è sicuramente, insieme alla biografia di Brouè (La Rivoluzione Perduta della Bollata Boringhieri ormai introvabile) una delle migliori biografie tradotte in italiano sul rivoluzionario sovietico. Deutscher fa , da penna eccezionale qual’ è , un buon ritratto della vita del rivoluzionario ucraino si addentra nell’attività politica di Trotsky, ma cerca anche, cosa non semplice, di tracciarne un profilo psicologico. Un tuffo nelle rivoluzioni, in intrecci familiari, in vittorie e sconfitte politiche (spesso drammatiche), queste sono le coordinate in cui l’autore si muove per descrivere Trotsky,

Lo scrittore analizza in profondità il lato umano di Trotsky le due mogli, i quattro figli (tutti uccisi direttamente o indirettamente dallo stalinismo), le sue relazioni affettive di amicizia con altri grandi rivoluzionari dal leader dei bolscevichi Lenin, passando per Raikovskij, Radek ecc hanno un posto centrale in questa opera letteraria.
Deutscher, dunque, sottolinea la vita privata di Trotsky come una sorta di supplemento essenziale alla vita politica di Trotsky e lo fa  per poter tratteggiare al meglio il quadro della personalità del protagonista. Certamente le vittorie politiche del capo dell’Armata Rossa hanno un posto di rilievo nella biografia, anche perché sarebbe impossibile non evidenziare i suoi successi politici.
Sarebbe stato impossibile per l’ex militante trotskysta Deutscher non citare come l’appena ventiseienne Trotsky divenne presidente del soviet di Pietroburgo nel 1905, sarebbe stato impossibile non raccontare il ruolo di capo politico/organizzativo che Trotsky ebbe nelle giornate dell’Ottobre Sovietico, difficile sarebbe stato non raccontare di come Trotsky prima con Lenin e poi da solo si sia opposto in modo netto alla degenerazione e alla politica stalinista, ancor più difficile sarebbe stato eludere l’apporto teorico che il fondatore della Quarta Internazionale ha lasciato al  marxismo rivoluzionario dalla teoria della Rivoluzione Permanente, alla tattica del Fronte Unico, al Programma di Transizione ecc…

La biografia di Deutscher seppur monumentale come abbiamo scritto (grande ricerca dell’autore e va ricordato che è stata scritta in piena epoca sovietica ove l’accessibilità agli archivi della storia bolscevica era, per usare un eufemismo, alquanto difficile) tende a volte a  sottovalutare o perlomeno a non dargli la giusta importanza storica ad alcuni aspetti politici della storia politica di Trotsky come ad esempio la Quarta Internazionale.  L’importanza che Quarta Internazionale riveste per Trotsky, il suolo compito storico, il suo contributo al marxismo rivoluzionario viene più da una volta ridimensionata dallo scrittore, nel secondo e soprattutto terzo volume, come proposta politica.

Indubbiamente, indipendentemente dalle critiche, questa ristampa della trilogia di Deutscher per opera della casa editrice Pgreco ha molti meriti tra cui quello di far conoscere ai giovani, agli appassionati della storia bolscevica il pensiero di Trotsky un aspetto  che reputo utile e non di poco conto…

Andando più affondo nei tre tomi ( IL PROFETA ARMATO, IL PROFETO DISARMATO, IL PROFETO ESILIATO) si trovano alcune osservazioni interessanti che richiedono attenzione, Deutscher, ad esempio,  riporta una descrizione su Trotsky fatta dal grande oratore bolscevico Lunacharsky: ” IL suo successo in questo campo non fu dovuto però alla sua coscienza degli uomini, ma alla chiarezza e precisione dei  suoi piani, al suo impulso e alla sua forza di volontà, ed al suo metodico sistema di lavoro. La capacità di un lavoro metodico, nel quale superò Lenin, era rara in un paese in cui la gente non dava gran valore al tempo e alla fatica. La sua attuale e intima collaborazione con Lenin era fondata su un evidente equilibrio individuale tanto quanto sugli scopi comuni  a cui tendevano. “(IL Profeta armato pag 465) 
Trotksy era proprio così come lo descrive Lunacharsky metodico nel lavoro, illustre teorico (il migliore dei bolscevichi) e dotato di una grande forza di volontà che gli ha permesso per diciassette anni di contrapporsi da marxista rivoluzionario, con l’uso della sola propria penna, alle calunnie, alle violenze e alle mistificazioni fabbricate dal “ nuovo Gengis Khan” 1 Stalin.

Trotksy viene descritto nei testi come un “profeta” quale in certo senso fu. Trotsky non solo riuscì con il metodo marxista  a leggere con lucidità le dinamiche politiche, come se avesse una sfera di cristallo, che portarono allo scoppio della seconda guerra mondiale sin dalla metà degli anni 30, ma riuscì a teorizzare la giusta “ricetta” per la rivoluzione (rivoluzione permanente) prima di tutti i marxisti rivoluzionari di inizio novecento anche dello stesso Lenin che vi giunse ,  circa una decina d’anni dopo Trotsky, nell’aprile del 1917 con le famose “Tesi d’Aprile”.

Oltre a dipingere Trotsky in tutti suoi lati come abbiamo detto da quello politico a quello personale lo scrittore polacco centra alcuni “effetti collaterali” che la figura di Trotsky ha prodotto negli ambienti sovietici.  Prova, Deutscher, ad analizzare le motivazioni per cui Trotsky divenne innominabile nell’ Unione Sovietica e non solo- si pensi che in Urss ai tempi di Stalin nel dizionario storico era presente la voce trotskysmo (variante del fascismo) e non Trotsky-, com’è possibile, si domanda l’autore, nonostante la “destalinizzazione” di Khrusciov  Trotsky non venisse riabilitato dal PCR? Perché era ancora considerato come uno spettro di cui non si poteva pronunciare il nome?

“Dopo la dichiarazione di Khrusciov che Stalin aveva annientato i propri critici del partito ricorrendo a false e mostruose accuse, gli storici aspettavano un’esplicita
 Riabilitazione delle vittime delle grandi purghe… Verso la fine del 1956 o inizio 57 durante la reazione contro la rivolta ungherese, Mosca decise di abbandonare la restaurazione della verità storica. I dilemmi e le vicissitudini  della vita contemporanea tornarono a riflettersi sugli scritti storici, e in particolare sulla trattazione di Trotsky.
…Khrusciov tenta di bandire la verità su Trotsky senza ricorrere ad un’adulterazione sfacciata si contenta di una distorsione “ridotta “e questo basta a ridicolizzare l’anatema.” (prefazione del Profeta disarmato)

Insomma il trotskysmo, come giustamente Deutscher ci fa notare, non ha rappresentato solamente un problema di verità storica per gli stalinisti di tutte le sfumature, ma ha rappresentato è rappresenta l’alternativa rivoluzionaria alla controrivoluzione dei regimi burocratici stalinisti. Trotsky  era di fatto incompatibile con la letteratura “ufficiale”sovietica. La burocrazia sovietica per mantenere i suoi privilegi doveva lasciare chiusa in un cassetto la  Rivoluzione Permanente e il suo autore…

Un'altra notazione, l’ultima su la destalinizzazione, assai interessante che emerge  e riportiamo tra le pagine del Profeta disarmato nella sua prefazione è la seguente:” In quella seduta Khrusciov parlando sulla mozione per l’espulsione di Molotov, Kaganovic e Malenkov ricordò le grandi purghe, l’argomento che ricorreva in tutti i dibattiti segreti dalla morte di Stalin. Indicando Molotov e Kaganovic esclamo:” Le vostre mani sono macchiate di sangue dei nostri capi e di innumerevoli bolscevichi innocenti!” “ Anche le tue lo sono!” urlarono i due. Sì anche le mie lo sono rispose Khrusciov” lo ammetto, ma durante le grandi purghe ho semplicemente eseguito i vostri ordini allora non ero nel Poltbureau e non sono responsabile delle sue decisioni i responsabili siete voi.” Quando più tardi Mikojan raccontando il fatto al Comsomol di Mosca gli venne chiesto perché i complici di Stalin non venissero sottoposti ad un regolare processo. Si dice che Mikojan abbia risposto:” Non possiamo farlo se cominciassimo a mettere gente del genere sul banco degli imputati chissà dove ci fermeremmo. Abbiamo tutti partecipato alle purghe.”


Tornando a Trotsky e ai trotskysti vi è un altro aspetto fondamentale che possiamo trovare nell’edizione del giornalista polacco.
La capacità dei trotskysti di resistere all’oppressione stalinista, di come i veri rivoluzionari hanno lottato per il socialismo senza perdere, quando avevano perso tutto (affetti, famiglia, lavoro ecc) rinchiusi nei gulag stalinisti, la dignità e la forza delle idee.
Così un testimone oculare, nel terzo volume della casa editrice Pgreco il Profeta esiliato (pag.525) descrive i trotskysti nel gulag di Vortuka:

I trotskysti propriamente detti, i seguaci di L.D. Trotsky erano il gruppo più numeroso. Arrivarono alla miniera nel 1936 e furono sistemati di due vaste baracche. Rifiutarono categoricamente di scendere nei pozzi. Lavoravano soltanto alle uscite non più di otto ore il giorno, invece di dieci o dodici ore come prescriveva il regolamento e come erano costretti a fare tutti gli altri occupanti del campo. Ignoravano il regolamento con metodo e ostentazione. La maggior parte di loro aveva trascorso una decina d’anni in isolamento, dapprima nelle prigioni, poi nei campi delle isole Solvoskij e infine a Vortuka. I trotskysti erano gli unici gruppi di prigionieri politici che criticavano apertamente l’indirizzo staliniano e resistevano in carcere in modo palese e organizzato.”

Questo, se qualcuno si domandasse cosa vuol dire è essere trotskysti, è essere trotskysti…

Eugenio Gemmo D.N. PCL


1 Bucharin durante un viaggio diplomatico in Germania descrive ad un esule menscevico “Stalin  come il nuovo Gengis Khan” ( Gli uomini di Stalin. Montefiore)