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domenica 21 settembre 2014

LE PRIME LEGGI SOVIETICHE DI PROTEZIONE DELLA NATURA


 
 

Porta la firma di Lenin il decreto "Sulla terra", emanato due giorni dopo la presa del potere, che stabilisce la proprietà statale delle foreste, delle acque e dei minerali del sottosuolo e riserva allo Stato il potere di disporne. Questo provvedimento soddisfatta una delle rivendicazioni fondamentali dei conservazionisti ma la situazione di emergenza creata dalla guerra, e più tardi la guerra civile, non favoriscono certo un’applicazione corretta di questo principio. 

Già agli inizi del 1918 il giornale “Lesa respubliki” (foreste della repubblica) protesta vivacemente per il taglio indiscriminato dei boschi autorizzato dalle autorità. In risposta a queste allarmi, il 14 maggio 1918 il governo emana la legge fondamentale "Sulle foreste", firmata personalmente da Lenin, che intende moderare gli eccessi. La legge introduce l’idea di un piano e del controllo statale sul patrimonio forestale e crea l’Amministrazione centrale delle foreste incaricata di gestire il patrimonio forestale sulla base dei criteri di una produzione sostenibile e di una riforestazione pianificata. A questo scopo le foreste vengono distinte in sfruttabili e protette. Fra gli altri scopi della legge si indicano poi il controllo dell’erosione, la protezione dei bacini fluviali e la “preservazione dei monumenti della natura”. 

Purtroppo la guerra civile vanifica in gran parte questi sforzi iniziali e solo dopo la sua cessazione è possibile riprendere una politica di gestione razionale del patrimonio forestale. L’apertura ai produttori privati, introdotto con la Nuova politica economica, porta un nuovo ordine di problemi. Sono introdotti diritti di sfruttamento acquistabili in condizioni di concorrenza presso gli organi locali del Commissariato all’agricoltura (Narkomzem) che ha la piena autorità del settore. L’Amministrazione forestale continua ad esercitare un ruolo di controllo. Per disciplinare la nuova situazione, il 7 luglio 1923 viene introdotto il nuovo “Codice forestale” ispirato, come il decreto del 1918, allo spirito di una gestione razionale e sostenibile che elenca, fra l’altro, le aree da proteggere come monumenti della natura o come riserve naturali. Il nuovo codice, inoltre, proibisce il taglio nelle province la cui superficie comprende meno dell’8% di boschi; le amministrazioni provinciali possono autorizzare l’abbattimento (per non oltre cinquanta ettari) dove l’area forestale supera il 35% del totale. In tutti gli altri casi il permesso deve essere dato dall’amministrazione centrale. Secondo Weiner, queste misure risultarono abbastanza efficaci, almeno fino alla fine degli anni venti quando l’avvio dei piani quinquennali diede inizio a una “nuova tempesta”. 

L’esportazione delle pellicce era tradizionalmente una voce importante nel bilancio commerciale della Russia e la disciplina della caccia era da tempo un obiettivo del movimento conservazionista. Il primo disegno di legge di disciplina della caccia viene proposto nel febbraio 1919 da una commissione del Dipartimento tecnico-scientifico del Consiglio dell’economia nazionale di cui fanno parte alcuni specialisti come Shillinger, Zhitkov e Kozhevnikov. Un provvedimento-stralcio, che disciplina le armi e le stagioni venatorie, firmato da Lenin, è adottato già alla fine di maggio. Un provvedimento organico (che tra l’altro proibisce del tutto la caccia all’alce e al gatto selvatico) è pronto il 1 agosto 1919 ma l’iter della legge si blocca per controversie sulle competenze fra il Commissariato all’educazione e quello all’agricoltura. E’ questo il primo episodio di un conflitto interburocratico sulle competenze in materia di conservazione che si ripresenterà sistematicamente per i successivi quattordici anni. Il decreto viene probabilmente salvato dall’intervento di Shillinger. Firmato da Lenin, diventa legge il 24 luglio 1920 col titolo "Sulla caccia". Esso conferisce al Narkomzem la piena responsabilità nel settore codificando la biforcazione istituzionale in materia di conservazione. 

L’Amministrazione centrale della caccia esercita la supervisione sui regolamenti dell’attività venatoria a scopo sportivo ed economico e ha la facoltà di stabilire riserve di caccia, laboratori scientifici e stazioni di ibridazione degli animali e degli uccelli. Essa ha anche il compito di liquidare i parassiti e i predatori (fra cui il lupo). Agli organi scientifici dell’Amministrazione della caccia collaborano inizialmente studiosi di primo piano del settore, fra i quali Kozhevnikov, Shillinger e Zhitkov, ma le sue negligenze gli tolgono rapidamente credito: i primi due lasciano il Narkomzem per il Narkompros nel 1925. (Fonte: Weiner, Models of Nature, pp. 24-30). [T.Bagarolo.]


domenica 14 settembre 2014

HEINRICH BUCHHBINDER





Heinrich Buchbinder  è nato a Zurigo il 6 febbraio del 1919 (Svizzera),  figlio di Boruch Buchbinder e Balbina Berta (nome da nubile: Davidsohn).
Heinrich Buchbinder  si sposò tre volte: 1942, la prima volta con Walli Haab , nel 1952 con Klara Müller e il 1969 la sua ultima consorte fu Chantal Ziegler. Da giovane iniziò a studiare medicina, ma poi rinunciò e non concluse gli studi in seguito si specializzò nella chiropratica. La chiropratica ben presto divenne la sua occupazione e per dieci anni lavorò come consulente per la Schweizerische Chiropraktoren-Gesellschaft (Società Svizzera di Chiropratici). Per molto tempo ricoprì la carica di vice presidente della Federazione Europea delle Associazioni Pro Chiropratica. 

Dal 1977-1992 è stato redattore della Schweizerische Krankenkassen-Zeitung. Durante gli anni 1940 e 1950 Buchbinder è stato attivo nel movimento svizzero trotskista. Un movimento, il trotskysmo svizzero, che a causa di un sistema reazionario spesso per svolgere la sua attività politica era costretto ad utilizzare l’illegalità.

I contatti con la Quarta Internazionale per Buchbinder erano stata interrotti nel 1939 all’inizio della guerra. IL conflitto aveva tranciato ogni legame a livello internazionale, solo nel 1945 i rapporti con l’internazionale furono riconnessi.  Nel mese di ottobre del 45 difatti Buchbinder  diventa  membro del Comitato Esecutivo europeo della Quarta Internazionale; partecipa alla prima conferenza internazionale della Q.I. dopo la seconda guerra mondiale che si tiene a Parigi nel marzo 1946 assumendo sin da subito un ruolo da dirigente. Quando, nel 1953 la Quarta Internazionale si scinde, Buchbinder si schierò con il Comitato Internazionale della Quarta Internazionale lanciato da Cannon, Healy e Bleibtreu in opposizione alla svolta revisionista/entrista sui generis voluta da Pablo.

IL  gruppo svizzero trotskista, Marxistis Che Aktion der Schweiz  (MAS,  azione  marxista della Svizzera) diretto da Buchbinder  cercò, seppur dotato di un piccolo numero di militanti, di sviluppare un’egemonia su altre organizzazioni della sinistra svizzera  ad esempio Proletarische Aktion (PA, Azione Proletaria), o Sozialistischer Arbeiterbund (SAB, Lega Socialista dei Lavoratori). Durante la fine degli anni 1950 e 1960 nella fase di riunificazione della Quarta Internazionale (la Quarta verrà rinominata  Segretariato Unificato della Quarta Internazionale)  tra le due anime del movimento trotskista ,  il MAS  Svizzero e gran parte del movimento trotskysta svizzero erano in declino.

Alla fine del 1950 Heinrich Buchbinder  sostenne la lotta anti-coloniale del popolo algerino e lanciò una campagna contro il possesso delle armi nucleari in Svizzera,  la lotta di Heinrich culminò in un referendum tenutosi nel 1962 che venne sostenuto da un terzo degli elettori svizzeri. 


Quando, alla fine degli anni 60,  il movimento trotskysta svizzero riprese fiato Buchbinder non partecipò a questo processo, aveva rotto con il trotskysmo, oramai non si considerava più un rivoluzionario. Passo al movimento socialista dove assunse un ruolo da dirigente, morì l’11 dicembre del 1999 in Svizzera

sabato 30 agosto 2014

LA DIFFAMAZIONE DEL QUOTIDIANO LIBERO SCUOLA GOEBBELS

Goebbels





In questi giorni su Libero quotidiano, versione cartacea e versione web , è apparso un testo diffamatorio e pazzesco. L’articolo in questione s’intitola :” I terroristi islamici sono i nipoti di Trotsky?”. Da un lato il testo preoccupa: il doppio salto carpiato mortale per giungere a tali affermazioni deliranti (terrorismo=trotzkismo) fa davvero rimpiangere i metodi di Goebbels ( “più una menzogna è grande più è credibile”) e si presta alle peggiori provocazioni. Dall’altro denota sottotraccia la preoccupazione della stampa borghese: la figura di Trotsky non è innocua per la società del capitale.

Ma cerchiamo di andare con ordine analizzando il testo di Libero.
Nella parte iniziale si legge:” Nonostante le apparenze, quello che per comodità chiamiamo terrorismo islamico è un frutto al veleno della vecchia Europa, maturato a Parigi sul crinale degli anni Settanta. Qui, nel clima di quella stagione inquieta, l’esule Khomeini, con una complessa elaborazione culturale trapiantò il trotzkismo di cui allora si favoleggiava nel tronco dell’Islam, sostituendo al proletariato l’umma, cioè la comunità dei fedeli…”
Insomma per Libero Khomeini avrebbe trapiantato il trotzkismo sostituendo la lotta di classe con la fede religiosa. Il marxismo rivoluzionario che si fonda sul materialismo storico si sarebbe prestato all'integralismo islamico, per mano, per di più, di un suo profeta reazionario. E’ una cosa non solo falsa ma platealmente assurda e grottesca. Sarebbe come scrivere che la fesa del tacchino è il piatto vegano dell’anno.

Vorremmo ricordare a Libero e ai figli ignoranti della propaganda modello Goebbels che il trotzkismo iraniano fu irriducibile opposizione sia al regime dello Shah Reza Pahlavi ( attraverso il lavoro tra gli studenti al'estero) sia al successivo regime reazionario di Khomeini e del clero sciita.

Il Partito Socialista degli Operai dell'Iran nacque nel febbraio del 1979 in alternativa al Khomeinismo, su un programma classista e rivoluzionario. La repressione brutale del nuovo regime contro l'insieme del movimento operaio e della sinistra iraniana- incluso il partito stalinista del Tudeh che si era subordinato a Khomeini su dettato di Mosca- non risparmiò i trotskisti iraniani. Oggetto di persecuzioni, arresti, torture furono nuovamente costretti in larga parte all'esilio, dove continuarono la lotta. Altro che...”Khomeinismo...trotskista”!.


Ma il testo di Libero si proietta in altri voli pindarici: “Nel nuovo califfato (Isis), il trotzkismo di matrice khomeinista ha raggiunto la sua perfetta declinazione: i non musulmani sono considerati dai guerriglieri alla stregua del nemico di classe; l’internazionalismo, nato marxista, si è fatto islamico: i militanti hanno provenienze disparate in termini di nazione ed etnia; qualcuno arriva dall’Europa. Come accade ai rivoluzionari, dai giacobini in poi, anch’essi conoscono un solo linguaggio: il terrore.”

Qui l'unica perfetta declinazione è quella della demenza. A parte il fatto che il Khomeinismo iraniano è altra cosa dal panislamismo dell'Isis ( come sa qualsiasi osservatore di media cultura del Medio Oriente), occorre davvero una inesauribile stupidità provocatoria per assimilare un progetto internazionale socialista, interamente laico, fondato sull'uguaglianza e la solidarietà dei lavoratori e degli sfruttati, al di là di ogni confine e bandiera sciovinista, ad un progetto religioso integralista, fondato sulla discriminazione religiosa più fanatica, sostenuto e finanziato da settori di ricchissima borghesia araba, nemico giurato della classe operaia araba e internazionale come di ogni diritto democratico più elementare.
Il marxismo rivoluzionario, quindi il trotzkismo, si contrappone al sistema capitalistico, e a maggior ragione a ogni stato capitalista confessionale (Islamico o sionista), nella prospettiva storica di una democrazia socialista internazionale, senza sfruttati e sfruttatori, governata dai consigli dei lavoratori.
Ignoranza e stupidità non danno diritto alla calunnia. Sia essa stalinista o come in questo caso fascistoide. .



http://www.pclavoratori.it/files/index.php?obj=NEWS&oid=4014

1 Goebbels nel 1933, venne chiamato a rivestire la carica di Ministro della Propaganda, e l'equivalente carica all'interno dello NSDAP come Reichsleiter, del primo gabinetto Hitler, carica che mantenne ininterrottamente fino alla sua morte e alla caduta del Terzo Reich.
Goebbels disse nella metà negli anni 30 : "che una menzogna, tanto più era grande tanto più facilmente poteva essere creduta”.
Marcel B.
esecutivo PCL