sabato 29 settembre 2018

RISPOSTA A JORGE ALTAMIRA:LA GUERRA IN SIRIA, AL ASSAD IL GENOCIDA,IL CHAVISMO E LA POSIZIONE DEI RIVOLUZIONARI

Pubblichiamo qui sotto, anche se di due anni fa, una polemica tra Sorans (UIT) e Altamira (PO) al fine di fornire un ulteriore contributo, una delucidazione nel dibattito nella FIT




Il compagno Jorge Altamira, dirigente storico del Partido Obrero ha risposto alle nostre critiche sul giornale Prensa Obrera sulla Siria e sull’assedio di Aleppo, nel quale non vi è alcun accenno di condanna del dittatore Bashar Al Assad e del bombardamento di civili da parte dell’aviazione russa ad Aleppo. Siamo arrivati alla conclusione che tale assenza indicava un supporto oggettivo per Al Assad. Chi tace acconsente, dicevamo, utilizzando il detto popolare.
Nella sua risposta, Altamira si lamenta del fatto che non forniamo la minima prova del suo sostegno ad Al Assad. Se le nostre critiche fossero state sbagliate, c’era un modo semplice per smentirle: semplicemente con una o due frasi in un nuovo articolo in cui si forniscano le prove della sua opposizione al regime di Assad e ai suoi attentati criminali. La discussione si sarebbe conclusa, citando frasi semplici: Abbasso la dittatura di Assad, Basta con i tuoi attentati criminali, No al genocidio di Assad e Putin ad Aleppo e in tutta la Siria.
Ma nessuna di queste frasi o slogan si trova nella lunga risposta di Altamira.
Al contrario, cita altri argomenti, accusandoci, falsamente di chavismo cronico, di partecipare ad alleanze elettorali in Venezuela con correnti squallide, cioè filo-americane, di non repudiare gli attacchi all’AMIA e all’ambasciata di Israele negli anni ’90, di essere fautori di alleanze con pedine USA in Medio Oriente. Aprendo varie discussioni, si sposta il dibattito dal punto centrale che abbiamo sollevato, che riguardava la Siria e alla sua posizione prima di Assad. Inoltre, produce una serie di distorsioni delle nostre posizioni. E’ un metodo di discussione che non condividiamo.
Quando i socialisti discutono devono rispettare la logica formale, nel senso di rimanere sul tema della discussione. Ecco perché insistiamo sulla questione centrale del dibattito. Altamira e il PO sono a favore della sconfitta del dittatore Assad? Ripudiano i loro attentati? Si o no? Su questo non si risponde. Con il compagno Altamira ci conosciamo da più di 40 anni. E’ giusto ribadire che abbiamo sempre avuto differenze politiche e teoriche nel metodo di discussione. Nonostante queste differenze la nostra corrente, fondata dal nostro maestro Nahuel Moreno ha sempre cercato, spesso senza successo, l’unità di azione o le alleanze politiche o studentesche con indipendenza di classe, compresa la corrente guidata da Altamira. La cosa positiva è che, al di là di queste differenze, abbiamo condiviso l’alleanza nel FIT, insieme al PTS. Alleanza con indipendenza di classe e un programma rivoluzionario che apprezziamo e difendiamo. In questo contesto, svolgiamo il dibattito politico.

Siria: Guerra imperialista?

La base dell’errore di posizione di Jorge Altamira e della sua corrente sulla Siria si basa su una definizione sbagliata di questa guerra. Secondo Altamira in Siria esiste una “guerra imperialista”. Nella nostra critica abbiamo risposto: “ in Medio Oriente, la guerra civile è stata oggetto di una guerra imperialista(…) La guerra imperialista in Medio Oriente ha subordinato tutte le forze in scene e ne è diventata il sostituto al fine di realizzare l’esproprio politico ed economico della Siria. Nella sua lunga risposta, Altamira afferma che il suo metodo è quello applicato da Lenin nella Prima Guerra Mondiale. In altre parole, definendo ciò che sta accadendo in Siria come una guerra imperialista, staremmo parlando di una nuova guerra inter imperialista. Se così fosse, in primo luogo, Altamira dovrebbe definire quali sono i blocchi imperialisti in guerra. Altamira non lo fa. Saranno gli USA? L’UE contro la Russia e l’Iran? Si tratta di una strana guerra perché lo stesso Altamira nel seguire l’affermazione che c’è una guerra imperialista, afferma che non c’è tale confronto: “Allo stesso tempo Obama, Putin, Erdogan e Netanyahu hanno un patto di non aggressione tra loro, compreso evitare incidenti di guerra. Cosa rimane allora: c’è una guerra imperialista come quella affrontata da Lenin? In Siria non esiste uno scontro militare statunitense contro la Russia o qualsiasi altra guerra inter imperialista. Si, c’è un intervento dei diversi fattori controrivoluzionari del mondo(USA-UE, Russia, Iran, Turchia), in seguito allo scoppio del processo rivoluzionario iniziato nel marzo 2011 contro il dittatore Al Assad. A tal proposito, non esiste una nuova guerra mondiale imperialista visto che entrambi i Paesi hanno stabilito un centro comune di intelligence. Il rapporto dice: “ In questo modo le forze statunitensi e  Russe saranno in grado di delimitare con precisione i siti da bombardare, gli obiettivi saranno gli estremisti di Isis e Al Nusra”. Non si pensa ad un attacco alle forze di Assad. Lavorano insieme per sostenere il dittatore. Tradotto in realtà, sotto il pretesto del terrorismo continuano a bombardare popolazioni civili come Aleppo e altre dove i ribelli siriani e curdi ripudiano Assad e lo combattono in armi da cinque anni a questa parte. L’errore di Altamira lo si ritrova nei testi del CRQI e in Prensa Obrera, settembre 2013, n. 2013:
“Il CRQI è totalmente contrario al lancio di una guerra imperialista in Siria, abbiamo sostenuto la rivolta dei poveri e degli sfruttati in Siria e saremo anche in futuro, dalla parte della Rivoluzione, contro il regime di Assad. Il CRQI è dalla parte della Siria e della sua gente, e farà ciò che è possibile perché l’imperialismo e il sionismo venga sconfitto. No alla guerra in Siria! Fuori l’imperialismo dal Medio Oriente! Basta distruggere il Medio Oriente per favorire Israele sionista!
Se si leggesse bene, il testo è chiaro. Esso definisce una guerra imperialista unita al sionismo contro la Siria ed è per questo che il CRQI- PO è dalla parte della Siria e del suo popolo(…) in  modo che l’imperialismo e il sionismo vengano sconfitti. Si spiega, inoltre, che si smette di sostenere la lotta contro Al Assad. La parola “futuro” è chiara e forte. In altre parole il CRQI-PO, dal 2013 ad oggi non va contro il regime di Assad. Ecco perché non c’è solidarietà nel manifesto internazionale per la lotta contro il genocidio di Assad. Per il CRQI-PO dal 2013 c’è una guerra imperialista yemenita-sionista in Siria ed è per questo che il reale obiettivo è sconfiggerla. Altamira lo sostiene nel 2016 nella sua risposta all’articolo: “ la guerra civile è stata subordinata ad una guerra imperialista”. Ecco perché gli slogan della lotta contro Al Assad non ci sono. Altamira continua con la versione che l’appoggio rivoluzionario contro il dittatore ci potrebbe essere ma in futuro. D’altra parte, la dichiarazione del CRQI-PO non menziona l’intervento della Russia in Siria. Sin dall’inizio degli attacchi da parte dell’esercito siriano contro la popolazione, Putin collabora con il genocida Assad, fornisce armi e munizioni, carri armati e supporto logistico, dalla base militare russa di Tartus. Più tardi, in seguito alla debacle dell’esercito genocida di Assad, la Russia inizia ad intervenire con la sua aviazione per bombardare il popolo siriano e sostenere il regime. Questo approccio errato di “guerra imperialista”, “sionista” si avvicina a quello sostenuto dalle correnti della sinistra riformista mondiale, inclusi chavismo, la leadership cubana e i Partiti comunisti(stalinisti) del mondo. Per loro siamo di fronte “ ad un’aggressione imperialista-sionista” che attacca la Siria, che vuole rovesciare il governo antimperialista “nazionalista anti-israeliano” di Al Assad. Basti vedere Telesur per avere questa versione sulla Siria. E con ciò giustificano la loro politica di non denunciare Al Assad e l’intervento militare di Russia e Iran. La realtà di Al Assad è ben diversa. Un dittatore che ha governato contro il suo popolo, che non ha mai sparato all’esercito sionista che occupa le alture del Golan, ma ha ordinato che carri armati e aviazione sparassero contro il suo popolo. Altamira è offeso dal fatto che gli diciamo che ha punti di coincidenza, con Chavez, sulla Siria. Ritorniamo sullo stesso punto: “dov’è che dice  che ripudia la posizione di Maduro e Raul Castro di sostegno incondizionato ad Al Assad e all’intervento russo-iraniano?

Siria: una rivoluzione che si è trasformata in guerra civile.

In Siria non esiste una “ guerra imperialista” o una guerra inter imperialista, tanto meno una guerra nazione-imperialista, ossia un’aggressione militare imperialista contro una nazione oppressa, come la falsa interpretazione del chavismo e della sinistra riformista mondiale. Guerra nazionale-imperialismo era il caso dell’invasione americana dell’Iraq, governato dal dittatore Saddam Hussein, nel 2003. In quel caso era giusto appoggiare l’Iraq per sconfiggere un’aggressione imperialista, senza sostenere politicamente Saddam Hussein. In Siria c’è una guerra civile. L’origine di questa guerra civile non fu un’aggressione imperialista, ma l’azione controrivoluzionaria di Al Assad contro una rivoluzione popolare iniziata nel marzo 2011 come parte dell’ondata rivoluzionaria iniziata poco prima in Tunisia ed Egitto. Quella che venne chiamata la rivoluzione araba contro i dittatori da decenni al potere. Quelle rivoluzioni erano genuine, non creazioni di imperialismo e Nato. Poiché c’è un intervento imperialista, l’obiettivo è opposto a quello affermato da Altamira. Lo ripudiamo, ma denunciamo il suo obiettivo: prevenire la caduta rivoluzionaria di Al Assad. D’altra parte è noto che l’ISIS è stato creato nel 2013 dall’Arabia Saudita e dal Qatar, agenti yankee, non per affrontare Al Assad ma per dividere il fronte dei ribelli. Che Al Assad non sia una vittima dell’imperialismo ma un suo alleato è dato dal fatto che gli USA e la NATO (Francia, Gran Bretagna e Turchia) sostengono bombardare l’ISIS e non il dittatore. Con questa argomentazione essi bombardano anche i veri ribelli e la popolazione civile. Lo fanno in comune accordo con il regime di Al Assad e Putin che autorizzano le loro incursioni aeree. Obama dichiara, ogni tanto, il suo supposto sostegno ai ribelli, ma in realtà è solo una mossa politica. Mai l’imperialismo e i suoi alleati (UE, Turchia o Arabia Saudita) hanno giocato per armare i ribelli in quantità e fornirgli armi pesanti per affrontare i carri armati e gli aerei di Al Assad e Putin. Hanno sempre cercato di evitare la caduta rivoluzionaria della dittatura. Spingono solo per trovare una soluzione negoziata basata sulla pace dei cimiteri. Altamira ci accusa, nella sua risposta all’articolo, che ci sarebbe un “reale ed effettivo allineamento di Izquierda Socialista e della sua corrente internazionale con le pedine degli Stati Uniti in Medio Oriente. Naturalmente, questo è falso. La nostra attuale posizione è sostenere i ribelli che continuano a combattere, non i leader politici borghesi o pro-imperialisti. In questo seguiamo la tradizione, per esempio, dei trotskisti nella guerra civile spagnola del 1936-39. Sostenevano i combattenti del fronte contro Franco, ma non sostenevano la direzione repubblicana borghese. E’ importante ricordare che sul lato repubblicano la loro solidarietà democratica veniva dichiarata dagli Stati Uniti, dalla Francia e dall’Inghilterra, mentre Stalin inviava il supporto militare. In quell’occasione, anche questi fattori controrivoluzionari agirono per affondare la rivoluzione degli operai e dei contadini. E non è per questo che qualcuno abbia mai pensato di accusare Trotskij di allinearsi con le pedine dell’imperialismo nella guerra civile spagnola. In questo Altamira si contraddice, affermando che le milizie del Kurdistan sarebbero “l’unico movimento con autentici interessi nazionali in questa guerra, che operano condizionati dl sostegno militare del Pentagono USA”. Altamira osserva una giusta causa nella lotta delle milizie curde in Siria, anche se ricevono un sostegno militare dagli USA. La nostra posizione attuale concorda sul fatto che la direzione riformista del PKK accetta una subordinazione militare e politica agli USA. Ma quando Altamira considera giusta causa, solo quella dei curdi, conferma la nostra critica fondamentale: non riconosce che esiste anche una giusta causa nella lotta contro il dittatore Bashar Al Assad. Izquierda Socialista e la nostra corrente internazionale(UIT-CI) continuano a mantenere la loro posizione di fronte alla complessità della realtà della guerra in Siria. Sappiamo che dietro le brigate ELS(Esercito Siriano Libero) e alcune delle organizzazioni di ciò che chiamiamo “il terzo fronte”  vi è un’ influenza politica del padronato siriano che compone il cosiddetto Consiglio Nazionale Siriano (CNS) in esilio, i quali cercano una soluzione politica negoziata a Ginevra con il sostegno degli USA e dell’UE. I socialisti rivoluzionari sostengono incondizionatamente i ribelli, dando sostegno politico alla direzione politico-militare dell’ELS e di altre brigate. “Il grande problema del processo siriano è la crisi della sua direzione politico-militare. Quindi dobbiamo intervenire cercando di rafforzare la sinistra rivoluzionaria siriana(Miguel Lamas, Corrispondenza internazionale, n.37 ottobre 2015).

La nostra corrente non è mai stata chavista.

Abbiamo parlato della guerra civile in Siria come oggetto principale del dibattito tenuto con Jorge Altamira.
Poiché il compagno ha incluso altri argomenti, siamo obbligati a fare alcuni brevi riferimenti su essi, dal momento che non vogliamo trascurare una serie di distorsioni o falsificazioni sulle nostre posizioni politiche.

Nella sua nota, Altamira, mira a deviare il dibattito sulla Siria e a confondere l’ignaro lettore, gettando bugie sulla nostra traiettoria politica. Altamira afferma che la nostra corrente era chavista e che aveva “quasi dieci anni di chavismo cronico, praticamente fino al momento in cui il suo leader più importante in Venezuela è stato licenziato dalla sua posizione amministrativa in PDVSA”. E conclude dicendo: “ Se non sono disinformato( mi scuso in anticipo), la sua corrente ha fatto alleanze elettorali in Venezuela, con squallide correnti. Quindi saremmo passati dai chavisti per fare alleanze elettorali con la destra pro-yankee. Due menzogne oltraggiose.
Su quest’ultimo e sul metodo di dire “mi scuso in anticipo” lanciando un’accusa politica seria. E’ un attacco diffamatorio, è solo un’altra bugia. I fatti noti e veri sono altri, ovvero il nostro partito fratello: socialismo y libertad (PSL) ha avuto il coraggio di presentare il sindacalista Orlando Chirino, candidato alle presidenziali contro Hugo Chavez ed Henrique Capriles, per le elezioni del 2012. Anche Altamira ha sostenuto la candidatura.( Prensa Obrera, Vieni con Chirino, 6/9/12). D’altra parte non siamo mai stati chavisti. Siamo sempre stati indipendenti e critici sia di Chavez che del suo movimento. Nel 2002-03, abbiamo appoggiato la mobilitazione popolare-operaia in difesa del governo contro il golpe di Bush e la serrata dei petrolieri. Rigettare il golpe yankee non ha nulla a che fare con l’essere chavista o sostenere politicamente il governo Chavez. Altamira dice che abbiamo smesso di essere chavisti “praticamente nel momento in cui il loro leader più importante in Venezuela è stato licenziato dalla sua posizione amministrativa in PDVSA”. Si riferisce al nostro compagno Orlando Chirino, senza nominarlo, al fine di creare la falsa idea che abbiamo abbandonato il chavismo perché abbiamo perduto un posto di lavoro. E’ vero il contrario. Il licenziamento di Chirino è stata una misura di repressione politica avvenuta nel dicembre 2007. In risposta ad Altamira, il licenziamento è stato il risultato di anni di scontri politici con il governo Chavez. Nel maggio 2006, il movimento sindacale di classe CCURA, guidato da Chirino, vince il II Congresso UNT. Ma settori chavisti invalidano il congresso, dovuto al fatto che la nostra corrente rivendicava autonomia e indipendenza dal governo. Nel dicembre dello stesso anno, Chavez annunciò la formazione del PSUV. Chirino e la nostra corrente dichiarano apertamente di non sostenere né quel partito né quel governo basato su di un progetto policlassista. Nell’Aprile del 2007, nello stato di Aragua, la UNT locale, guidata dalla nostra corrente, ha definito uno sciopero a sostegno di un conflitto operaio ( Sanitarios Maracay) ed è stata selvaggiamente repressa. A metà di quell’anno Chavez lancia una riforma costituzionale e la nostra corrente è contraria. Alla fine dell’anno viene licenziato Chirino. Nel novembre 2008, assassini istigati dal chavismo, assassinarono tre leader della nostra corrente, Richard Gallardo, presidente dell’UNT di Aragua, Luis Hernandez, segretario generale del sindacato in Pepsi Cola e Luis Requena dell’UNT. Tutti erano membri dell’USI( Unidad Socialista de Izquierda), membro della UIT.

Inoltre Altamira ha aderito alle accuse di golpe lanciate da Nicolas Maduro, durante le proteste dell’Aprile 2013, dopo la chiusura delle elezioni e anche durante le proteste del febbraio-aprile  2014. In realtà si trattava delle cortine di fumo di Maduro per nascondere la sua debacle politica. Altamira ha anche coniato una nuova categoria “colpo di stato cronico” per riferirsi alla situazione venezuelana. Altamira accetta la denuncia del governo chavista, che millanta il golpe prima di ogni protesta.
Altamira lancia un’altra menzogna secondo la quale non ripudiamo gli attacchi all’AMIA e all’ambasciata di Israele, negli anni 90. Altamira scrive: “(Sorans) dimentica che, a differenza di tutte le correnti trotskiste in Argentina, il nostro partito ha condannato, fin dall’inizio gli attacchi contro l’ambasciata israeliana e l’Amia”. Falso. Noi li condannammo e li ripudiammo fin dal primo giorno. Questi attacchi sono avvenuti sotto il governo di Menem che aveva sostenuto nel 1991 l’aggressione imperialista yankee contro l’Iraq, inviando addirittura due navi di supporto. In questo contesto, si sono verificati i due attacchi. La nostra corrente li ha condannati categoricamente. Nel caso dell’Amia, abbiamo ripudiato “il brutale attacco nei locali dell’Amia che ha causato la morte e gravi ferite a bambine, lavoratori, passanti e altre vittime innocenti. Un fatto così ripugnante, che invece di aiutare il popolo palestinese, lo indebolisce nella sua lotta contro Israele, che con il sostegno degli USA, ha usurpato le sue terre per decenni con fuoco e sangue e Menem intende usarli per rafforzare la repressione”( SS n.100 20/7/94). Ciò che non abbiamo accettato era la versione di Israele, delle organizzazioni sioniste, dell’imperialismo, dell’FBI e di tutti i governi argentini secondo i quali erano attacchi razzisti ed antisemiti.



Per questo motivo non partecipammo all’atto celebrato nel Congresso del 21 agosto 1994, convocato dai sionisti locali, dall’ambasciata israeliana, dalle forze armate, dalla Chiesa argentina, dalla burocrazia sindacale e dallo stesso Menem. La grande differenza con Altamira e il PO è stata la loro chiamata a partecipare a tale atto di sostegno a Israele e al sionismo, negando ogni connessione con la vera ragione di fondo: l’occupazione sionista, il genocidio del popolo palestinese e l’aggressione imperialista storica sui popoli arabi. Questi dibattiti fanno parte di uno scambio permanente e necessario, a sinistra, tra i rivoluzionari. La nostra corrente ha sempre cercato di essere la più fraterna possibile, nonostante la durezza della controversia, a causa delle differenze politiche e teoriche. Sapendo che non è facile, speriamo che il dibattito possa contribuire ad avvicinare le posizioni, anche parzialmente. Ribadiamo che la cosa positiva e che negli ultimi anni lo facciamo come Fronte della Sinistra e dei Lavoratori.

sabato 18 agosto 2018

IL SOSTEGNO DI CUBA E MADURO AD ORTEGA


IL popolo e i giovani del Nicaragua dal 18 aprile sono protagonisti di una rivolta popolare per i loro diritti e contro il regime dittatoriale di Daniel Ortega.

La repressione criminale scatenata da Ortega registra piú di 440 morti, migliaia di feriti, detenuti e scomparsi. Tuttavia migliaia sono scesi in piazza al grido di “Somoza-Ortega sono la stessa cosa” e “Ortega vattene via”. Cosí il falso discorso che definiva il governo come di “sinistra” cade.
Daniel Ortega ha sfruttato il suo passato sandinista per negoziare, anni fa, con la dirigenza della chiesa cattolica e i grandi imprenditori nazionali (COSEP) e stranieri, per governare contro il popolo dei lavoratori, dei contadini e i giovani.

Per mantenersi nel potere ha pattuito con la destra e ha fatto tutti i tipi di frode.
Come socialisti rivoluzionari, sosteniamo incondizionatamente la ribellione popolare. Siamo con gli studenti, le donne e i lavoratori che rischiano le loro vite sulle barricate. Non incoraggiamo nessuna fiducia verso cupule ecclesiastiche ne sui settori delle leadership padronali che hanno cambiato bandiera e adesso vogliono congelare la mobilitazione alla ricerca di una uscita negoziata per Ortega (tavolo di dialogo), sotto il manto degli Stati Uniti.
Questi settori sono un ostacolo alla continuitá della mobilitazione. Ma l'altro grande ostacolo ad una massiccia solidarietà internazionale per aiutare a sconfiggere Ortega, è la terribile posizione di appoggio incondizionato a Ortega di Cuba, Raul Castro e Nicolas Maduro.
Cosí fu risolto nella riunione fatta all’Avana il 17 luglio scorso, dopo il XXIV Forum di San Pablo, dov’erano presenti Castro, Maduro, Evo Morales y Dilma Roussef (PT).
La risoluzione é molto chiara:”riconosciamo il legittimo diritto di difesa, esercitato dal governo sandinista contro le aggressioni perpretate dai lacché dell’impero (...)
Approvano persino la repressione sostenendo i "progressi nel ripristino dell'ordine"(...)"Violato dai golpisti di destra"  

Vergognosamente, la leadership cubana e Maduro si uniscono alla menzogna di Ortega per accusare il popolo nicaraguense di "lacchè dell'impero" e "cospiratori di destra".
Queste posizioni sono al servizio di confondere e dividere tutte le azioni di ripudio della sinistra  verso Ortega. Ma questo non impedisce più a grandi settori a livello mondiale di aderire al ripudio verso Ortega e la sua repressione criminale.
Ma è giunto anche il momento per i combattenti anti-imperialisti e di sinistra di trarre le proprie conclusioni su quelle leadership politiche che rappresentano una pseudo-sinistra riformista che, dai loro paesi, approva (garantisce) i governi di conciliazione di classe che governano con multinazionali e banchieri, non rompendo con le strutture del capitalismo, pagando il debito estero e accusando tutti i lavoratori e la protesta popolare di "agente del colpo di stato".

 Miguel Sorans, Izquierda Socialista, Argentina,  UIT-CI


venerdì 27 luglio 2018

TROTSKYSMO O DISSOLUZIONE?

Sono trascorsi ottant'anni dalla fondazione, da parte di Trotsky e del movimento da lui diretto, della Quarta Internazionale. Comprendere oggi le motivazioni che indussero il fondatore dell'Armata Rossa a dar vita a nuova internazionale - dopo la degenerazione della Terza - non solo potrebbe essere utile, semplicemente, alla storia, ma potrebbe essere utile anche per comprendere meglio un metodo, il metodo marxista rivoluzionario.
Oggi parlare di Quarta Internazionale, anche negli ambienti dell'estrema sinistra (definitasi "trotskista"), risulta anacronistico e "superato" (tra chi parla di Quinta e chi si diletta in pseudofrazioni eludendo il compito storico dii rifondare la Quarta Internazionale). Questo è sbagliato. Se è vero da un lato che il marxismo, poiché dialettico, può e deve essere aggiornato, dall'altro lato è altrettanto vero che non si può aggiornare ciò che si rimuove.


“OGNI GRANDE AZIONE COMINCIA CON L'ESPRESSIONE DI CIÒ CHE È" (F. LASSALLE)

Dopo una lunga battaglia dal 1923 al '33 - iniziata proprio da Lenin - nelle file dei Partiti Comunisti staliniani, l'Opposizione di Sinistra (tendenza trotskista, "Bolscevico-Leninisti") percepisce l'impossibilità di poter rigenerare la Terza Internazionale in una struttura rivoluzionaria. La burocrazia stalinista ormai è un comitato di difesa dei propri privilegi, il termine "trotskista" divenne sinonimo di "controrivoluzionario". Questo termine fu coniato dal gruppo zinovevista allora alla guida del paese insieme alla corrente di Stalin, che utilizzava l'Internazionale non per favorire il processo rivoluzionario in altri paesi, bensì per difendere il proprio status quo di casta burocratica.

Il problema non è proclamare immediatamente nuovi partiti e un'Internazionale indipendente, ma prepararli. [...] L'opposizione cessa definitivamente di ritenersi e agire come un'opposizione.
Se, senza una rivoluzione proletaria in occidente, l'URSS non può pervenire al socialismo, senza la rinascita di una vera internazionale proletaria i bolscevico-leninisti non potranno, con le loro forze, rigenerare il partito bolscevico né salvare la dittatura del proletariato. [...] Solo la creazione di un'Internazionale marxista, totalmente indipendente dalla burocrazia staliniana e a essa politicamente contrapposta, può salvare l'Unione Sovietica dal crollo, legando le sue sorti future a quella della rivoluzione proletaria mondiale.

L. Trotsky


GERMANIA '33. IL NUOVO "4 AGOSTO". LE BASI PER UNA NUOVA INTERNAZIONALE

La storia è curiosa, e a volte si ripete.
La situazione sociale e politica in Germania nei primi anni trenta è tragica. I disoccupati sono più di cinque milioni, l'economia è ristagnante e lo spettro del nazismo si fa sempre più vicino. In questo contesto l'opposizione di sinistra, per contrastare l'avanzare di Hitler, lancia la parola d'ordine del "fronte unico", ovvero l'unità d'azione tra la socialdemocrazia (SPD) e il partito comunista (KPD).
La burocrazia stalinista, non contenta ancora dopo i fallimenti della Cina del '25, si avvia verso una nuova strategia, oggi conosciuta con il nome di "terzo periodo". L'Internazionale, guidata da Stalin e Bucharin, avanza l'idea che la socialdemocrazia sia il miglior alleato del fascismo, da qui il "socialfascismo", e che il KPD debba concentrare i suoi attacchi contro gli agenti del fascismo inseriti nella classe operaia socialdemocratica. Stalin sosteneva che non ci fossero differenze tra democrazia e fascismo. Nel settembre 1930, il Rote Fahne, organo del PC tedesco proclamò: "Ieri è stato il giorno più grande del signor Hitler, ma la cosiddetta vittoria elettorale dei nazisti è l'inizio della fine".
IL KPD era oramai esautorato da qualsiasi spinta rivoluzionaria. I grandi dirigenti, nonostante il crescere della forza di Hitler e il fallimento disastroso del "terzo periodo", insultarono e criticarono Trotsky. Così scrive W. Munzerberger il 15 febbraio del '32: "La proposta fascista di Trotsky [di alleanza] tra PC e PS tedesco. È la teoria di un fascista spigliato e controrivoluzionario..."
IL 30 gennaio del '33 Hitler salì formalmente al potere, senza una reale resistenza da parte della sinistra. In poche settimane, con il pretesto dell'incendio del Reichstag, spazzò le organizzazioni di sinistra.

Un'organizzazione che non è stata svegliata dai tuoni del fascismo e che sopporta simili oltraggi da parte della burocrazia, dimostra di essere morta e che niente potrà resuscitarla.
L. Trotsky

Questo fu il momento di svolta che diede all'opposizione di sinistra la spinta versa la costruzione di una nuova Internazionale. Proprio come accadde per la Seconda Internazionale di Kautsky il 4 agosto del 1914 con l'Union Sacrée, la Germania fu nuovamente triste teatro di un tradimento della direzione della classe operaia, questa volta per opera dell'Internazionale stalinizzata e del suo "terzo periodo".

Deve essere detto chiaramente, schiettamente, apertamente: lo stalinismo in Germania ha vissuto il suo 4 agosto. Da oggi in poi gli operai avanzati parleranno del periodo di dominazione della burocrazia stalinista solo con un cocente senso di vergogna, solo in termini di odio e maledizione. Il partito comunista tedesco è condannato.
L. Trotsky

Trotsky vedeva nell'ascesa del fascismo in Germania il fallimento della Terza Internazionale. Mosca aveva consumato il suo tradimento nei confronti della classe operaia, una rigenerazione dall'interno della Terza Internazionale era impossibile. Per Trotsky l'avvento del regime fascista in Germania rappresentava non solo l'avanzare della barbarie, ma anche la crisi della direzione del proletariato comunista. Era giunto dunque il momento di contrapporre alla direzione stalinista burocratica una direzione rivoluzionaria. L'opposizione di sinistra stava cambiando. Da frazione interna dell'Internazionale comunista divenne presto partito indipendente.


IL '38. FORMAZIONE E FONDAZIONE DELLA QUARTA INTERNAZIONALE.

La situazione politica, nella metà degli anni Trenta, per il movimento trotskista era complessa. L'ascesa del nazismo, l'inizio delle purghe staliniane e la debolezza numerica del movimento rendevano difficile la costruzione di un’organizzazione solida.
Nel luglio del '36, in Svizzera, a Ginevra, si tenne la prima conferenza internazionale della Quarta Internazionale, e due anni più tardi, il 3 settembre del 1938, il primo congresso della stessa. Pochi furono i delegati e scarsi i mezzi. Ma per Trotsky era di fondamentale importanza dare una struttura organizzativa al movimento.

Siamo di fronte agli orrori di una nuova guerra imperialista mondiale... Il mondo capitalista è ferito a morte. Nella sua agonia esala i veleni del fascismo e della guerra totalitaria
L. Trotsky

Trotsky, dinnanzi alla guerra e alle continue sconfitte del movimento operaio degli ultimi due decenni (degenerazione sovietica, fallimento dei processi rivoluzionari in Germania, Italia, Cina, Spagna, ecc.), vide come unica soluzione la costruzione di una nuova organizzazione che sapesse tramandare il metodo leninista e inserirsi all'interno delle contraddizioni del sistema capitalista. Questo era il vero insegnamento: attrezzarsi e porre la soggettività del partito come condizione essenziale per i futuri processi rivoluzionari indipendentemente dalle difficoltà delle condizioni oggettive.
Infatti Trotsky espresse, in modo chiaro, il suo pensiero nella circolare di convocazione del I congresso della Quarta Internazionale:
Sarà in effetti probabilmente la nostra ultima conferenza internazionale prima dello scoppio della guerra mondiale... Dobbiamo fare un bilancio della nostra esperienza, verificare, confermare, precisare il nostro programma e la nostra politica, consolidare le nostre basi ideologiche e organizzative della Quarta Internazionale allo scopo di essere effettivamente in grado di svolgere il ruolo che la storia ci ha affidato. Si dovrà porre la questione della "fondazione" della Quarta Internazionale? È un modo sbagliato di porre la questione. Il processo di fondazione della Quarta Internazionale è iniziato da tempo e non si concluderà in un avvenire prossimo. È in ogni caso necessario che coloro, che nel mondo intero, combattono per il programma bolscevico della Quarta Internazionale, costruiscano, consolidino, allarghino la loro organizzazione internazionale, applicando su scala internazionale il centralismo democratico. Possa la seconda conferenza internazionale essere un nuovo passo in avanti in questa direzione.

La Quarta internazionale si trovò, negli anni Trenta e primi anni Quaranta, decapitata dei suoi quadri migliori e del suo leader.
Dirigenti di primissimo piano del trotskismo come il tedesco Moluin, il ceco Woulf (segretario di Trotsky), il figlio di Trotsky Lev Sedov, Landau , Rudolf Klement, Reiss, Tresso vennero assassinati in Europa, in molti casi con tremenda brutalità. In URSS l'opposizione di sinistra (Rakovskij, Solnstev, Sosnovoskij, Radek,ecc) fu letteralmente cancellata con processi farsa, fucilazioni e deportazioni in campi di concentramento.
La Quarta internazionale sin dalla sua fondazione si trovò in condizioni critiche. Tutto il mondo "comunista" le dava la caccia. Non a caso, ad esempio, i "comunisti di Tito" prima di passare all'offensiva contro i nazisti nel '41 fucilarono i trotskisti di Belgrado, tra cui il giovane studente Marculic.


L'AVVENTO DEL PABLISMO E IL REVISIONISMO DELLA QUARTA INTERNAZIONALE

Nell'immediato dopoguerra il movimento trotskista, come abbiamo accennato, era stato decapitato dei suoi più validi dirigenti. Ma oltre a ciò si presentò una situazione nuova, inedita. La rivoluzione jugoslava.
I trotskisti erano - giustamente - presi da una forte fobia nei confronti della burocrazia sovietica, ma videro sotto una luce diversa il processo rivoluzionario che stava avvenendo nei Balcani. A differenza dei paesi dell'Europa orientale, nei quali le trasformazioni economiche e sociali erano avvenute in modo amministrativo e militaresco da parte della burocrazia stalinista, nella Jugoslavia si stava dando vita ad una vera rivoluzione politica, sociale ed economica.

Uno dei massimi dirigenti della Quarta Internazionale, Michel Raptis (Pablo), divenuto segretario al III congresso nel 1951, definì la Jugoslavia uno Stato operaio sano, e gli uomini di Tito "compagni" e/o "centristi di sinistra".
Nel '49 Pablo, in un testo intitolato "Sulla natura di classe in Jugoslavia", avanzò una teoria particolarmente ardita nonché sbagliata. Teorizzò l'inevitabilità di deformazioni burocratiche in tutte le rivoluzioni che si fossero verificate, prima, ovviamente, del rovesciamento del sistema capitalistico.
Pablo: Nel periodo storico della transizione dal capitalismo al socialismo saremo testimoni non di Stati operai normali, bensì in Stati operai più o meno degenerati, vale a dire di Stati con forti deformazioni burocratiche che potranno raggiungere il livello totale di una espropriazione politica del proletariato.
Pablo, dunque, vedeva nello stalinismo un qualcosa di inevitabile e progressivo. Implicitamente, in più, si ammetteva che fino a che il capitalismo non fosse stato rovesciato in tutto il mondo lo stalinismo non sarebbe stato sconfitto. Quindi che senso avrebbe avuto costruire un'organizzazione indipendente (la Quarta Internazionale) se i vari partiti comunisti avessero svolto un ruolo progressivo e inconsciamente anche un ruolo rivoluzionario?
Iniziò così il periodo dell'”entrismo sui generis”.

Questa posizione portò alla distruzione della Quarta Internazionale. L'organizzazione aveva il compito di svolgere nei vari paesi un ruolo di "pressione" sulle direzioni staliniste e/o socialdemocratiche.
L'entrismo non era quello di Lenin e di Trotsky, un entrismo tattico atto a guadagnare militanti e a rompere organizzazioni riformiste, ma diveniva strategico. La soggettività del partito veniva annullata.
Insomma, dagli inizi degli anni Cinquanta la Quarta Internazionale coltivò, sotto la guida di Pablo, la speranza di poter riformare i partiti stalinisti sotto la pressione dei movimenti di massa e sotto i colpi dell'”inevitabile terza guerra mondiale” che sarebbe scaturita in seguito al conflitto coreano.
Questo portò il movimento ad adattarsi alle politiche dei partiti guida in Jugoslavia, Cina, Cuba, Algeria ecc., oltre che ad innumerevoli scissioni.
La questione è chiara. È un principio imprescindibile del marxismo rivoluzionario: senza partito non vi è socialismo.


LA STORIA PER LA RIFONDAZIONE DELLA QUARTA NON SONO SOLO FALLIMENTI

Mentre il pablismo sgretolava, o meglio, dissolveva la Quarta Internazionale, altri dirigenti del movimento trotskista fecero un'opposizione al liquidazionismo pablista.
Compagni come Lambert e Moreno (per citarne alcuni; non inseriamo Grant, Cannon o Marcel Bleibtreu, che fu il primo e con grande dose di coraggio a fare una battaglia aperta di contrapposizione alle posizione di Pablo; ne parleremo in seguito) fecero una lotta per mantenere l'Internazionale sul terreno del "trotskismo ortodosso". Ma cosa è rimasto di questa di lotta?


LAMBERTISMO

Una delle correnti trotskiste internazionali che hanno opposto resistenza al revisionismo di Pablo è la corrente di Lambert.
IL PCI (Partito Comunista Internazionalista) sviluppò gran parte della sua azione nell'attività sindacale, in particolar modo all'interno del sindacato FO (Force Ouvriere), costola scissionistica del più noto sindacato CGT.
Le relazioni internazionali dei "lambertisti" sono sempre state oscillanti e a intermittenza, con varie schegge del trotskismo, in particolar modo con lo SWP statunitense di Cannon (almeno in una prima parte), che inizialmente sostenne la politica di Pablo, e poi lo criticò aspramente aprendo il dialogo con il gruppo di Lambert.
Nel 1965, Stephane Just, massimo dirigente lambertista, scrisse un testo utilissimo, "In difesa del trotskismo", che rappresenta un po' la carta d'indentità del lambertismo. Da una parte si rispolvera la critica all'entrismo sui generis di Pablo; dall'altra parte si sviluppa una critica contro il Segretariato Unificato nei confronti dei paesi dell'Est e sul concetto di rivoluzione.

Inutile dilungarci sulla figura di Lambert, non ha molto senso, ma è utile domandarci cosa abbia prodotto e costruito il lambertismo. Poco, molto poco sul terreno internazionale. Nessuna organizzazione è sopravvissuta al tempo. Delle schegge del lambertismo hanno prodotto alcune organizzazioni, come ad esempio il PO argentino e la sua relativa gemmazione internazionale, il CRQI. Sono organizzazioni per certi versi assurde, che ad esempio per attaccare i “morenisti” (se così possiamo definirli) della FT, che sembrano mostrare ‘simpatia’ per Antonio Gramsci, arrivano a distorcere, come ha fatto Altamira e quindi il PO, la figura politica dello stesso Gramsci, presentandolo come “critico della rivoluzione permanente e difensore del socialismo in un unico Paese”, dimenticando cosa ha fatto Gramsci per il movimento operaio italiano, ad esempio rompere con Bordiga costruendo su spinta di Lenin e Zinoviev (a cui era legato) il PCI rivoluzionario, con le stupende tesi di Lione.
Tesi di Lione che da un lato si scagliano contro il riformismo, dall’altro fanno propria l’indipendenza di classe (altro che fronti popolari stalinisti), e semmai peccano di un’eccessiva “bolscevizzazione zinovievista”.
Il Gramsci di cui il partito bolscevico di Lenin aveva profonda stima, come quando nei lavori del II Congresso dell'Internazionale Comunista, la delegazione del PSI trovò, al punto 17 delle tesi, una ferma posizione del Comintern, che sosteneva la posizione di Gramsci all’interno della lotta politica italiana.
Il Gramsci di cui il trotskista Tresso in un testo scritto dopo la morte del rivoluzionario sardo, ne evidenzia le capacità.
Sicuramente Gramsci non era un trotskista - ha delle indubbie ambiguità da questo punto di vista - e soprattutto non si possono dare patenti di trotskismo per simpatia, ma questo modo di affrontare le argomentazioni politiche, sezionando le figure storiche e analizzando solo ciò che ne conviene, alzando i toni e usando termini come “deviazione”, ecc., è una cosa non solo sbagliata ma di poco stile. Ma ognuno ha il suo.

Insomma, l'approssimazione politica di Altamira non aiuta, come non aiuta l'analisi sulla Siria e sulla Russia da parte del Partido Obrero, aspetti su cui torneremo.
In più aggiungiamo una cosa di non poco conto su cui porre l'attenzione: il centralismo democratico. IL CRQI non è dotato di centralismo democratico, ha fatto un solo congresso in quindici anni (da far invidia al Partito Comunista Cubano), e per chi conosce Trotsky, il "Nuovo corso”, la questione del centralismo democratico, ciò non è assolutamente un aspetto secondario.


MORENISMO

Prima di tutto bisogna fare un'analisi corretta di chi è stato Moreno. Non vi è dubbio che alcuni aspetti della sua politica sono del tutto criticabili (anche alcuni compagni del PCL lo hanno giustamente criticato), come ad esempio il suo approccio al peronismo, il giudizio su Cuba (giunse in un primo momento a definire Cuba uno Stato operaio, solo in seguito virò la sua posizione definendolo deformato), sulla politica di Hugo Blanco in Perù, ecc.
Oppure la politica “dell’adattamento” al regime democratico borghese, o meglio il “frontismo strategico”, ovvero il fatto che per contrapporsi alla dittatura era necessario contrapporre un fronte con progressisti democratici, per cacciare la dittatura rispolverando la rivoluzione a tappe di menscevico-staliniana memoria.
Al tempo stesso, bisogna ricordare che Moreno, durante il secondo congresso della Quarta (1948) contestò la politica catastrofista della maggioranza che ruotava intorno a Raptis, che stava aprendo alla politica revisionista del trotskismo.

Nel 1957 si organizza in Perù la prima conferenza internazionale dei trotskisti conseguenti, in cui si sviluppa un manifesto che pone al centro l'analisi delle condizioni del mondo del lavoro nel continente latinoamericano. Si sviluppano le posizioni sul sindacato e la lotta per l’indipendenza nazionale dei paesi latinoamericani slegati dall'oppressione imperialista yankee.
Le tesi di Leeds, prodotte anche da Moreno, nel 1958, indipendentemente dal giudizio, sono un testo da leggere con attenzione.
Dopo l'uscita di scena della dittatura militare in Argentina, l'organizzazione morenista si costruisce e diviene in poco tempo la forza trotskista più forte degli anni '80.
Nel 1985 in Francia essa tiene il suo secondo appuntamento congressuale mondiale, con la presenza di circa 21 delegazioni (sfidiamo altre “componenti del trotskismo” a fare di meglio), e il testo "Manifesto del movimento trotskIsta mondiale", il cui asse è la costruzione di partiti rivoluzionari con un ampio respiro nelle lotte, è un buon testo.
Oggi il cosiddetto movimento ”morenista” è diviso in tre blocchi che fanno riferimento ad FT, LIT e UIT. Le loro posizioni possono anche non essere sempre condivisibili (esiste una organizzazione che le possa avere tutte condivisibili?) ma hanno costruito organizzazioni internazionali e vogliono raggruppare. La UIT, ad esempio, non si proclama Quarta Internazionale (a differenza della LIT), ma ha come base la discussione (il centralismo democratico) e la rivoluzione permanente, aspetti più unici che rari.

Il socialismo non può essere altro che globale. Tutti i tentativi di creare un socialismo nazionale sono falliti, perché l'economia è globale e non ci può essere una soluzione economico-sociale dei problemi entro i confini nazionali di un paese. Chi deve essere sconfitto sono le transnazionali su scala mondiale per entrare nell'organizzazione socialista mondiale. Ecco perché la sintesi del trotskismo oggi è che i trotskisti sono gli unici al mondo che hanno un'organizzazione mondiale (piccola, debole, in qualsiasi modo la si voglia definire) ma l'unica internazionale esistente, la Quarta Internazionale, che riprende tutta la tradizione delle precedenti Internazionali e la aggiorna di fronte ai nuovi fenomeni, ma con la visione marxista: che è una lotta internazionale.
N. Moreno

Detto questo, è sbagliato presupporre che le organizzazioni “moreniste” rispolverino in toto la politica e i cedimenti di Moreno; è una falsità. Ma la figura di Moreno nelle sue luci e ombre è questa; ed è una verità storica che non può essere distorta, come non può essere disconosciuto o mistificato quello che ha prodotto. La critica a Moreno s’infrange come vento nel deserto su quello che ha seminato... delle internazionali funzionanti.



Bibiliografia:

Trotskismo internazionale - F. Ferrari
La rivoluzione perduta - P. Broué
L'entrismo "sui generis" - R. Massari
La lunga marcia del trotskismo - D. Renzi
Per una storia della IV Internazionale - L. Maitan
Trotskismo - J.J. Marie
La rivoluzione tradita - L. Trotsky
La rivoluzione permanente - L. Trotsky
E.G

lunedì 9 luglio 2018

ESSERE TROTSKYSTA OGGI



In un reportage realizzato nell'agosto del 1985 e pubblicato per la prima volta nel 1988 (Esbozo biográfico. Cuadernos de Correo Internacional), Moreno ha definito il significato di essere trotzkista. In generale, significa difendere i principi del socialismo, del marxismo. Vale a dire, i trotskisti oggi sono gli unici difensori, a mio avviso, delle vere posizioni marxiste.

Cominciamo col capire cosa significa essere veramente marxisti. Non se ne può fare un culto, come è stato fatto per Mao o Stalin. Essere un trotzkista oggi non significa essere d'accordo con tutto ciò che ha scritto o ciò che ha detto Trotsky, ma riuscire a fare delle critiche o superarlo, come Marx, Engels o Lenin, perché il marxismo ha la pretesa di essere scientifico e la scienza insegna che non ci sono verità assolute. Questa è la prima cosa, essere il trotzkista significa essere critici, persino del trotzkismo stesso. Nella sua accezione positiva, essere un trotzkista significa rispondere a tre analisi e posizioni programmatiche chiare. La prima è che finché esiste il capitalismo nel mondo o in un paese, di fondo non c’è una soluzione a nessun problema: iniziare con l'educazione, l'arte e raggiungere i problemi più generali della fame, della crescente miseria, ecc. . Insieme a questo, anche se non è esattamente la stessa cosa, il criterio che una lotta spietata contro il capitalismo è necessaria per rovesciarlo, per imporre un nuovo ordine economico e sociale al mondo, che non può essere altro che il socialismo. Secondo problema, in quei luoghi in cui la borghesia è stata espropriata (parlo dell'URSS e di tutti i paesi che rivendicano il socialismo), non c'è via d'uscita se non si impone la democrazia dei lavoratori.

Il grande male, la sifilide del movimento operaio mondiale è la burocrazia, i metodi totalitari che esistono in questi paesi e nelle organizzazioni operaie, i sindacati, le parti che rivendicano la classe operaia e che sono stati corrotti dalla burocrazia. E questo è un grande successo di Trotsky, che è stato il primo ad usare questa terminologia, che oggi è universalmente accettata. Tutti parlano della burocrazia, a volte anche dei governanti di questi stati che chiamiamo lavoratori. Finché non ci sarà una democrazia più ampia, il socialismo non potrà essere costruito. Il socialismo non è solo una costruzione economica. L'unico che ha fatto questa analisi è il trotskismo, ed è stato anche l'unico a trarre la conclusione che era necessario fare una rivoluzione in tutti questi stati e anche nei sindacati per ottenere la democrazia dei lavoratori. E la terza domanda decisiva è che è l'unica coerente con l'attuale realtà economica e sociale mondiale, dove un gruppo di grandi aziende transnazionali domina praticamente l'intera economia mondiale.

Dobbiamo rispondere a questo fenomeno economico-sociale con un'organizzazione e una politica internazionale. In questa era di movimenti nazionalisti che credono che tutto possa risolversi nel proprio paese, il trotskismo è l'unico che dice che esiste solo una soluzione a livello dell'economia mondiale che inaugura il nuovo ordine, che è il socialismo. Per questo, è necessario tornare alla tradizione socialista dell'esistenza di una internazionale socialista, che si occupi della strategia e delle tattiche per ottenere la sconfitta delle grandi corporazioni transnazionali che dominano il mondo intero, per inaugurare il socialismo mondiale, che sarà globale o altrimenti non ci sarà. Se l'economia è globale, ci deve essere una politica mondiale e un'organizzazione mondiale dei lavoratori in modo che ogni rivoluzione, ogni paese che fa la sua rivoluzione, la estenda su scala mondiale, da un lato; e dall'altra parte, deve lavorare per garantire sempre maggiori diritti democratici alla classe operaia, così che sia lei a prendere in mano il suo destino attraverso la democrazia.

Il socialismo non può essere altro che globale. Tutti i tentativi di creare un socialismo nazionale sono falliti, perché l'economia è globale e non ci può essere una soluzione economico-sociale dei problemi entro i confini nazionali di un paese. Chi deve essere sconfitto sono le transnazionali su scala mondiale per entrare nell'organizzazione socialista mondiale. Ecco perché la sintesi del trotskismo oggi è che i trotzkisti sono gli unici al mondo che hanno un'organizzazione mondiale (piccola, debole, in qualsiasi modo la si voglia definire) ma l'unica internazionale esistente, la Quarta Internazionale, che riprende tutta la tradizione delle precedenti internazionali e la aggiorna di fronte ai nuovi fenomeni, ma con la visione marxista: che è una lotta internazionale.

Traduzione di Martina Chessari

domenica 17 giugno 2018

SAL SANTEN

Sal Santen (Amsterdam, 3 agosto 1915 - 25 luglio 1998) è stato uno scrittore e trotskista olandese. Divenne membro della Quarta Internazionale nel 1938.

Sal Santen è cresciuto ad Amsterdam, nella  zona residenziale di Tuindorp Oostzaan, in una famiglia di origine ebrea  proveniente dalla classe operaia . Nel suo libro " You are Jewish people" racconta di come la sua intera famiglia fu perseguitata e assassinata  dall'Olocausto. Lo stesso Sal Santen sopravvisse alla guerra attraverso il suo matrimonio misto con Bep Blaauw, figliastra del socialista rivoluzionario Henk Sneevliet, di cui  ne scrisse un testo. Dopo la guerra Sal Santen è divene un rivoluzionario di professione, un  trotskista vicino alla posizioni di Pablo e per  la Quarta Internazionale ha svolto un lavoro organizzativo di primo piano. Nel 1960 fu condannato a 15 mesi di prigione perché aveva cercato di aiutare il movimento di resistenza algerina con falsi franchi francesi. Ruppe  in seguito con la politica attiva e si dedicò alla scrittura.
Nel 2017, il comune di Amsterdam ha intitolato a lui  un ponte (ponte 492), nel Meteorenweg sul Kometensingel, nel Tuindorp Oostzaan.

tratto wiki.

domenica 10 giugno 2018

RILANCIARE IL TROTSKYSMO


Nel movimento operaio mondiale si sta aprendo una nuova conflittualità che potrebbe e dovrebbe dare una linfa la movimento trotskysta mondiale. Questo, diciamo così, dovrebbe essere una regola generale valida un po' ovunque anche in Italia.

Ci troviamo in Italia in un momento particolarmente delicato dopo mesi di trattative istituzionale la politica italiana è riuscita a dar vita ad un governo composto dal movimento 5 stelle e dalla Lega, il governo per genesi più reazionario della storia repubblicano italiana ma  sotto alcuni aspetti questo governo reazionario può ridare slancio  all’estrema sinistra: la relativa delusione dei votanti “progressisti” del M5S dopo l’alleanza con Lega (libera una spazio politico) e la capacità di articolare e promuovere mobilitazioni nel mondo del lavoro senza la cappa de governi “amici” del centro sinistra.
La borghesia italiana come parte integrante della borghesia internazionale discute, si divide e si ricompone (Trump e i relativi dazi). S’avvita sulle modalità d gestione dell’Unione Europea, Grillo e Salvini stanno cercando il migliore compromesso possibile frutto tra la sintesi politica reazionaria e l’ accondiscendenza con i poteri forti italiani. Certo che la borghesia non disdegna e non disdegnerà il ricorso a qualunque mezzo per difendere gli interessi della sua classe di riferimento (flat tax).
IL Primo ministro Conte darà un nuovo vigore alle forze più oscurantiste del sistema con tutto il danno che esse apporteranno nella società in materia d’intolleranza verso i “diversi” e compressione dei diritti (pochi rimasti) del mondo del lavoro.
La consapevolezza che lo stato di crisi profonda che di per se (natura del capitalismo) è irreversibile non è un pronostico tranquillizzante per il mondo del lavoro, si prospettano da un lato un ulteriore salasso per la classe operaia ma da un altro lato si sta liberando uno spazio a sinistra che deve essere occupato dalla sinistra marxista rivoluzionaria (trotskysta conseguente) l’unica che non si è mai venduta e compromessa alle e con la borghesie istituzionale (governi di centro sinistra). La vera natura del M5S non può più essere nascosta agli occhi dell’elettorato di sinistra che lo ha sostenuto, l’alleanza con i Salvini, Calderodi e Borghezio ne vidima il carattere reazionario.

La sinistra riformista non è in grado di occupare questo reale disagio delle classi subalterne, il suo eterno balbettio e trasformismo politico di “gattopardesca memoria” (sinistra arcobaleno, lista Ingroia, Potere al Popolo) costruito sempre con i medesimi protagonisti (in negativo) dei governi Prodi e D’Alema e il loro mercimonio ideologico, del passato, avvenuto con il sostegno ai governi guerrafondai  in cambio di un pugno di ministeri e una presidenza della Camera non li rendono ad oggi una forza attrattiva.

Ora è compito della sinistra rivoluzionaria cercare di occupare questo spazio, le potenzialità oggettive del trotskysmo non garantiscono di per se né la qualità e né la quantità dello sviluppo di un raggruppamento rivoluzionario, per essere ancora più chiari i nuovi spazi politici non garantiscono nulla ma al contrario dovrebbero stimolare la lotta per la risoluzione metodologica della crisi delle direzioni rivoluzionarie (varie internazionali che si richiamano alla Quarta)  per il processo rifondativo della Quarta Internazionale.  Questo non accade.  Gran parte delle organizzazioni che oggi si richiamano alla Quarta Internazionale (escluso la UIT) o non hanno nessuna intenzione di rifondare Quarta Internazionale perché o si autoprolclamano come tale (LIT) oppure perché non possiedono gli strumenti come il centralismo democratico (accessorio non secondario). Nascondono dietro differenziazioni di analisi (presunte o reali)  che in verità  non è che il semplice metodo “dell’assoggettamento ideologico” (o ti conformi ideologicamente alla sezione madre dell’internazionale di riferimento o ne sei fuori, vedere CRQI PO- FT PTS).

Dobbiamo assumere coscientemente la consapevolezza di uscire , come movimento trotskysta, dalle secche del minoritarismo (come confondere una frazione internazionale con la rifondazione della  Quarta) nelle sue versioni uguali e contrarie : codismo e settarismo. Questo obiettivo coincide in buona parte con la capacità di saper costruire un’organizzazione leninista passando anche per la capacità di saper osservare gli altri gruppi e di rivolgersi a loro con una politica che faccia emergere ciò che c’è di buono (IL FIT modello argentino traslato in Italia)…


REDAZIONE

domenica 3 dicembre 2017

TESI D'APRILE



di Vladimir Ilic Lenin



Rientrato in Russia il 3 aprile, Lenin ingaggia immediatamente la battaglia politica per riorientare il partito bolscevico che, in sua assenza, sulla premessa della natura "democratica" della rivoluzione, ha assunto una posizione di attesa e di appoggio indiretto al governo provvisorio. Lenin affida il suo pensiero a un breve scritto in forma di tesi che presenta già il 4 aprile ad una riunione del partito di Pietrogrado e poi a una riunione comune di bolscevichi e menscevichi e che pubblica il 7 aprile sulla "Pravda", il giornale del partito. Nonostante la brevità, o forse proprio grazie ad essa, questo scritto consente di apprezzare alcuni aspetti peculiari dello stile politico di Lenin: l'andare diritto al nocciolo delle questioni, che può apparire schematicità, ma serve invece a tracciare con chiarezza la rotta; i toni piani, didascalici, il rifiuto di ogni enfasi retorica, con cui egli si rivolge alla razionalità degli interlocutori (che per lui sono innanzi tutto i militanti di base e i lavoratori, non gli intellettuali o i dirigenti degli altri partiti); la scelta di partire sempre dai dati di fatto, anche quando sono sgradevoli (si veda la tesi 4); l'insistenza sulla necessità di dire sempre la verità alle masse, di combattere con pazienza le loro illusioni per aiutarle ad imparare dall'esperienza, e al tempo stesso il disprezzo "intollerante" per tutti coloro che, spargendo illusioni e demagogia, operano invece per ingannare i lavoratori e deviarne l'energia rivoluzionaria; infine l'enunciazione perentoria dei compiti pratici. Anche per queste loro caratteristiche, queste 10 tesi vanno considerate uno dei documenti fondamentali della storia della rivoluzione russa. [ T.B.]


1.Nel nostro atteggiamento verso la guerra, la quale — sotto il nuovo governo Lvov e consorti, e in forza del carattere capitalistico di questo governo — rimane incondizionatamente, da parte della Russia, una guerra imperialistica di brigantaggio, non è ammissibile nessuna benché minima concessione alla "difesa" rivoluzionaria.
A una guerra rivoluzionaria, realmente giustificata dalla difesa rivoluzionaria, il proletariato cosciente può dare il suo consenso soltanto alle seguenti condizioni: a) passaggio del potere nelle mani del proletariato e della parte povera della popolazione contadina che si mette dalla sua parte; b) rinuncia effettiva, e non a parole, a qualsiasi annessione; c) rottura completa, effettiva, con tutti gli interessi del capitale.
Data l'innegabile buona fede di vasti strati delle masse che sono per la difesa nazionale rivoluzionaria e ammettono la guerra come una necessità e non per spirito di conquista, dato che essi sono ingannati dalla borghesia, bisogna innanzi tutto mettere in luce i loro errori minutamente, ostinatamente, mostrando il legame indissolubile fra il capitale e la guerra imperialista, dimostrando che non è possibile metter fine alla guerra con una pace puramente democratica, e non imposta con la forza, senza abbattere il capitale.
Organizzazione della più vasta propaganda di questi concetti nell'esercito combattente.
Fraternizzazione.
2. La peculiarità dell'attuale momento in Russia consiste nel passaggio dalla prima tappa della rivoluzione — che, a causa dell'insufficiente coscienza ed organizzazione del proletariato, ha dato il potere alla borghesia — alla seconda tappa, che deve dare il potere al proletariato e agli strati poveri dei contadini.
Da una parte, questo passaggio è caratterizzato dal massimo di legalità (fra i paesi belligeranti, la Russia è, oggi, il paese più libero del mondo) e, d'altra parte, dalla mancanza di violenza contro le masse e, infine, dall'atteggiamento inconsapevolmente fiducioso delle masse verso il governo dei capitalisti, dei peggiori nemici della pace e del socialismo.
Questa peculiarità c'impone di saperci adattare alle condizioni particolari del lavoro del partito fra le immense masse proletarie appena svegliate alla vita politica.
3. Nessun appoggio al governo provvisorio; dimostrare la completa falsità di tutte le promesse, e soprattutto di quelle concernenti la rinuncia alle annessioni. Smascherare questo governo invece di "esigere" (ciò che è inammissibile e semina illusioni) che esso, governo di capitalisti,cessi li essere imperialista.
4. Riconoscimento del fatto che il nostro partito è in minoranza e, finora, in piccola minoranza, nella maggior parte dei soviet dei deputati operai, di fronte al blocco di tutti gli elementi opportunisti piccolo-borghesi, sottomessi all'influenza della borghesia e veicoli dell'influenza borghese sul proletariato: dai socialisti populisti e dai socialisti rivoluzionari al Comitato d'organizzazione (Ceidze, Tsereteli, ecc.), a Steklov, ecc.
Spiegare alle masse che i soviet dei deputati operai sono la sola forma possibile di governo rivoluzionario e che, per conseguenza, il nostro compito, finché questo governo sarà sottomesso all'influenza della borghesia, può consistere soltanto nell'elucidazione paziente, sistematica, reiterata — particolarmente adattata ai bisogni pratici delle masse — degli errori della loro tattica.
Finché saremo in minoranza, faremo un lavoro di critica e di elucidazione degli errori, sostenendo in pari tempo la necessità del passaggio di tutto il potere statale ai soviet dei deputati operai, affinché le masse, sulla base dell'esperienza, possano correggere i loro errori.
5. Niente repubblica parlamentare (ritornare ad essa dopo i soviet dei deputati operai, sarebbe un passo indietro), ma repubblica dei soviet dei deputati operai, dei salariati agricoli e dei contadini, in tutto il paese, dal basso in alto.
Soppressione della polizia, dell'esercito e del corpo dei funzionari (1).
Salario ai funzionari — tutti eleggibili e revocabili in qualunque momento — non superiore al salario medio d'un buon operaio.
6. Nel programma agrario trasferire il centro di gravità sul soviet dei deputati dei salariati agricoli.
Confiscare tutte le terre dei proprietari fondiari.
Nazionalizzare tutte le terre del paese e metterle a disposizione dei soviet locali dei deputati dei salariati agricoli e dei contadini poveri. Creare nelle grandi tenute (da 100 a 300 desiatine circa, secondo le condizioni locali e secondo le decisioni delle istituzioni locali) delle aziende modello coltivate per conto della comunità e sottoposte al controllo dei soviet dei deputati dei salariati agricoli.
7. Fusione immediata di tutte le banche del paese in una unica banca nazionale, posta sotto il controllo dei soviet dei deputati operai.
8. Come compito immediato, non l'"instaurazione" del socialismo, ma, per ora, soltanto il passaggio al controllo della produzione sociale e della ripartizione dei prodotti da parte dei soviet dei deputati operai.
9. Compiti del partito:
a) Congresso immediato del partito.
b) Modificare il programma del partito, e principalmente:
1) sull'imperialismo e sulla guerra imperialistica;
2) sull'atteggiamento verso lo Stato e sulla nostra rivendicazione dello "Stato-Comune" (2);
3) correggere il programma minimo invecchiato;
c) cambiare il nome del partito (3).
10. Rinascita dell'Internazionale.
Prendere l'iniziativa della creazione di un'Internazionale rivoluzionaria contro i socialsciovinisti e contro il "centro" (4).


Note (di Lenin)
1. Cioè: sostituire l'armamento generale del popolo all'esercito permanente.
2. Cioè di uno Stato ad immagine della Comune di Parigi.
3. Sostituire il nome di Partito comunista a quello di Partito socialdemocratico, perché i capi ufficiali della socialdemocrazia (sostenitori della difesa nazionale e kautskiani ondeggianti) hanno, in tutto il mondo, tradito il socialismo passando alla borghesia.
4. Il "centro" nella socialdemocrazia internazionale è la corrente che oscilla fra gli sciovinisti (sostenitori della difesa nazionale) e gli internazionalisti; appartengono al "centro" Kautsky e consorti in Germania, Longuet e consorti in Francia, Ceidze e consorti in Russia, Turati e consorti in Italia, MacDonald e consorti in Inghilterra, ecc


RISPOSTA A JORGE ALTAMIRA:LA GUERRA IN SIRIA, AL ASSAD IL GENOCIDA,IL CHAVISMO E LA POSIZIONE DEI RIVOLUZIONARI

Pubblichiamo qui sotto, anche se di due anni fa, una polemica tra Sorans (UIT) e Altamira (PO) al fine di fornire un ulteriore contributo, ...