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sabato 30 agosto 2014

LA DIFFAMAZIONE DEL QUOTIDIANO LIBERO SCUOLA GOEBBELS

Goebbels





In questi giorni su Libero quotidiano, versione cartacea e versione web , è apparso un testo diffamatorio e pazzesco. L’articolo in questione s’intitola :” I terroristi islamici sono i nipoti di Trotsky?”. Da un lato il testo preoccupa: il doppio salto carpiato mortale per giungere a tali affermazioni deliranti (terrorismo=trotzkismo) fa davvero rimpiangere i metodi di Goebbels ( “più una menzogna è grande più è credibile”) e si presta alle peggiori provocazioni. Dall’altro denota sottotraccia la preoccupazione della stampa borghese: la figura di Trotsky non è innocua per la società del capitale.

Ma cerchiamo di andare con ordine analizzando il testo di Libero.
Nella parte iniziale si legge:” Nonostante le apparenze, quello che per comodità chiamiamo terrorismo islamico è un frutto al veleno della vecchia Europa, maturato a Parigi sul crinale degli anni Settanta. Qui, nel clima di quella stagione inquieta, l’esule Khomeini, con una complessa elaborazione culturale trapiantò il trotzkismo di cui allora si favoleggiava nel tronco dell’Islam, sostituendo al proletariato l’umma, cioè la comunità dei fedeli…”
Insomma per Libero Khomeini avrebbe trapiantato il trotzkismo sostituendo la lotta di classe con la fede religiosa. Il marxismo rivoluzionario che si fonda sul materialismo storico si sarebbe prestato all'integralismo islamico, per mano, per di più, di un suo profeta reazionario. E’ una cosa non solo falsa ma platealmente assurda e grottesca. Sarebbe come scrivere che la fesa del tacchino è il piatto vegano dell’anno.

Vorremmo ricordare a Libero e ai figli ignoranti della propaganda modello Goebbels che il trotzkismo iraniano fu irriducibile opposizione sia al regime dello Shah Reza Pahlavi ( attraverso il lavoro tra gli studenti al'estero) sia al successivo regime reazionario di Khomeini e del clero sciita.

Il Partito Socialista degli Operai dell'Iran nacque nel febbraio del 1979 in alternativa al Khomeinismo, su un programma classista e rivoluzionario. La repressione brutale del nuovo regime contro l'insieme del movimento operaio e della sinistra iraniana- incluso il partito stalinista del Tudeh che si era subordinato a Khomeini su dettato di Mosca- non risparmiò i trotskisti iraniani. Oggetto di persecuzioni, arresti, torture furono nuovamente costretti in larga parte all'esilio, dove continuarono la lotta. Altro che...”Khomeinismo...trotskista”!.


Ma il testo di Libero si proietta in altri voli pindarici: “Nel nuovo califfato (Isis), il trotzkismo di matrice khomeinista ha raggiunto la sua perfetta declinazione: i non musulmani sono considerati dai guerriglieri alla stregua del nemico di classe; l’internazionalismo, nato marxista, si è fatto islamico: i militanti hanno provenienze disparate in termini di nazione ed etnia; qualcuno arriva dall’Europa. Come accade ai rivoluzionari, dai giacobini in poi, anch’essi conoscono un solo linguaggio: il terrore.”

Qui l'unica perfetta declinazione è quella della demenza. A parte il fatto che il Khomeinismo iraniano è altra cosa dal panislamismo dell'Isis ( come sa qualsiasi osservatore di media cultura del Medio Oriente), occorre davvero una inesauribile stupidità provocatoria per assimilare un progetto internazionale socialista, interamente laico, fondato sull'uguaglianza e la solidarietà dei lavoratori e degli sfruttati, al di là di ogni confine e bandiera sciovinista, ad un progetto religioso integralista, fondato sulla discriminazione religiosa più fanatica, sostenuto e finanziato da settori di ricchissima borghesia araba, nemico giurato della classe operaia araba e internazionale come di ogni diritto democratico più elementare.
Il marxismo rivoluzionario, quindi il trotzkismo, si contrappone al sistema capitalistico, e a maggior ragione a ogni stato capitalista confessionale (Islamico o sionista), nella prospettiva storica di una democrazia socialista internazionale, senza sfruttati e sfruttatori, governata dai consigli dei lavoratori.
Ignoranza e stupidità non danno diritto alla calunnia. Sia essa stalinista o come in questo caso fascistoide. .



http://www.pclavoratori.it/files/index.php?obj=NEWS&oid=4014

1 Goebbels nel 1933, venne chiamato a rivestire la carica di Ministro della Propaganda, e l'equivalente carica all'interno dello NSDAP come Reichsleiter, del primo gabinetto Hitler, carica che mantenne ininterrottamente fino alla sua morte e alla caduta del Terzo Reich.
Goebbels disse nella metà negli anni 30 : "che una menzogna, tanto più era grande tanto più facilmente poteva essere creduta”.
Marcel B.
esecutivo PCL


giovedì 14 agosto 2014

ISRAELE, ANTISEMITISMO, SIONISMO NON SONO SOLO RESPONSABILITA’ DELLE POTENZE OCCIDENTAL



I



Non c'è antisemitismo più grande del sionismo.
La lotta contro l'odioso negazionismo fascista e antisemita dell'Olocausto richiede tanto più oggi il ripudio dell'altro negazionismo: quello della Nabka del 1948 e dei suoi crimini di guerra; quello della feroce pulizia etnica contro il popolo nativo di Palestina, da cui è nato lo Stato confessionale d'Israele con la copertura britannica e il sostegno (anche armato) di Stalin.

E' un diritto non conoscere la storia. Negarla e capovolgerla in funzione di un crimine è un crimine ancor più rivoltante. 1a

La questione dello stato d’Israele, la sua nascita e la sua formazioni trova radici e le relative responsabilità non solo nelle potenze occidentali (GB-USA), ma anche nelle Russia Stalinista.
Stalin,  come è noto, per mantenere il suo potere ha sempre utilizzato ogni mezzo distorcendo la natura stessa del bolscevismo. Stalin ha cancellato la democrazia interna nel Partito Comunista Russa, ha epurato il partito dai suoi oppositori e non, ha ucciso milioni di comunisti, rinchiuso centinaia di migliaia di sinceri comunisti nei Gulag, ha sciolto la Terza Internazionale dopo averla piegata a mero strumento di diplomazia politica ecc. Ma non tutti sanno che quello che Lenin definiva “sciovinismo grande russo” ovvero la capacità di muovere sentimenti nazionalisti era un sentimento ben presente nel Segretario Generale del PCUS.

Negli anni venti, Stalin sta sgretolando (burocratizzandolo) il Partito Bolscevico e per fare questo utilizza ogni mezzo. Anche quello dell'antisemitismo.

Trotsky nel suo scritto "Termidoro e antisemitismo" scrive: Una lunga e persistente battaglia contro la religione ha fallito ad impedire che , ancora oggi, migliaia e migliaia di chiese, moschee e sinagoghe  venissero affollate da gente supplichevole. La stessa situazione prevale nella sfera dei  dei pregiudizi nazionali. La legislazione da sola non cambia le persone. I loro pensieri, emozioni e concezioni dipendono  dalla tradizione, dalle condizioni materiali di vita, dal loro livello culturale ecc.
La battaglia contro l'opposizione rappresentava per la cricca dominante una questione di vita o di morte...
...dopo che mio figlio, Sergei Sedov, è stato accusato di tramare contro gli operai, la GPU ha comunicato alla stampa sovietica ed estera che il nome "reale" di mio figlio non è Sedov ma Bronstein... 


Stalin, dunque,  veicola i preconcetti religiosi di uno stato operaio contadino come l'URSS per sconfiggere gli oppositori della burocrazia. Sarà lo stesso per altri membri dell'opposizione. Zinov'ev e Kamenev, dopo Trotsky, furono tra i primi a subire gli effetti di questa squallida propaganda, in particolar modo durante il primo processo di Mosca.


...l'accanimento contro l'opposizione a partire dal 1926 assume spesso un completamente ovvio carattere antisemita. Molti agitatori parlavano sfacciatamente "Gli ebrei sono nulla".
Di fatto i nomi di Zinov'ev e Kamenev -scrive sempre Trotsky- sembrerebbero, sono più famosi dei nomi di Radolmilyskij e Rozenlfeld. Quali altri motivi potrebbe aver avuto Stalin di far conoscere il "vero" nome delle sue vittime, eccetto quello di far leva sugli umori antisemiti? Tale atto, privo della minima giustificazione legale, fu, come abbiamo visto, similmente compiuto sul nome di mio figlio. 


Trotsky non si limita ad evidenziare l'antisemitismo di partito, ma va oltre e ne intravede gli effetti sulla popolazione: 


Se tali metodi sono utilizzati nelle alte sfere, laddove la responsabilità di Stalin è assolutamente inquestionabile, allora non è difficile immaginare ciò che accade nel resto della società, nelle fabbriche e specialmente nei Kolkhoz... 


Una battaglia che fino a pochi anni prima, con Lenin in vita, sarebbe stata inimmaginabile... 

Stalin, quindi, per sconfiggere l’opposizione alimenta sentimenti antisemiti, senza scrupoli  Stalin non si ferma davanti a nulla.
E’ vero anche che molti dei collaboratori di Stalin (gran parte di essi non hanno fatto una buona fine) fedeli e non pensanti erano di origine ebraica.  Era ebreo Lazar Kaganovic  “autorevole” membro del Presidium del partito comunista sovietico. Lo stesso vale per  di Matvej Berman, braccio organizzativo dei Gulag stalinisti e  Naftali Frenkel  responsabile della  costruzione del canale fra il Mar Bianco e il Baltico:  opera  dal valore della vita di circa 200.000 persone, parte di esse era di origine ebraica. Non si può dimenticare la moglie di Molotov (uomo più influente dopo Stalin negli anni 30) Polina Zhemchuzina di origine ebraica fatta deportare in gulag la quale veniva persa a servizio da Stalin per allacciare rapporti con personalità artistiche di provenienza ebrea.

Quindi Stalin era antisemita?
Stalin ha subito, senza dubbio, le pressioni antisemite. La scuola di teologia di Gori, nel seminario di Tiblisi il respirare, anche solo di rimbalzo, il sentimento ottocentesco della “giudeofobia” (che aveva caratterizzato la Russia Zarista dei pogrom) ha influito nella sua formazione politica.
Stalin sin dall’inizio della sua carriera politica si dovette scontrare con la questione ebraica e  come sempre cercò di risolvere il problema in modo amministrativo e burocratico. Questo giustifica la ragione per cui inventò nel 1928 la Repubblica autonoma del Birobidzhan, nella Siberia orientale, un piccolo stato  in cui la lingua ufficiale è l' yiddish, ma gli ebrei sono soltanto il 4% della popolazione che si compone di circa 75.000 persone.  
Possiamo dire che  comunque con certezza che Stalin mosse la sovrastruttura antisemita presente della Russia Sovietica cavalcandola per i propri fini politici

LA LUNGA MARCIA VERSO IL SOSTEGNO ALLO STATO D’ISRAELE

Al momento dell'invasione nazista nel territorio sovietico Stalin fece un gesto al mondo ebraico e il 24 Agosto del 1941 fu lanciato un appello per radio che cominciava con le seguenti parole:
"Ai nostri fratelli ebrei in tutto il mondo!"
Era un appello dal tono patriottico (L’internazionale stava per essere sostituita da un pessimo inno nazionalista) che chiedeva al popolo ebraico, quindi gli ebrei di tutto il mondo (vengono riconosciuti come un popolo) di unirsi agli alleati per combattere i nazifascisti e vendicare gli ebrei già uccisi. Sottoscrissero il testo personalità ebraiche che più tardi confluirono nel Comitato Antifascista Ebraico. Subito dopo la creazione del Comitato Mikhoels e Feffer (dirigenti del Comitato) vennero inviati in Gran Bretagna ed in Usa per raccogliere denaro per l'Armata Rossa ed i civili sovietici. Nel frattempo la diplomazia sovietica stava sviluppando la sua idea sulla questione Palestinese.

IL sentimento di avversione verso le persone di religione ebraica non diminuì durante la guerra nonostante la rottura del patto con i nazisti (Ribbentrop e Molotov) l’antisemitismo strisciante era duro a morire…
Kruscev, allora primo segretario del Partito in Ucraina:
"Non è nostro interesse che gli ucraini associno il ritorno del potere sovietico con il ritorno degli ebrei". ( Schwarz "Yevrei v SS)
Stava maturando nelle mente di Stalin come poter utilizzare a proprio favore(ovvero per i propri privilegi di casta burocratica) la questione ebraica.
Un testo fondamentale che attraversa la storia del  Partito Comunista Russo sulla questione “ebraica” e la creazione dello stato d’ Israele è il libro di Leonid Mlecin: ”L'invenzione del popolo ebraico” che attinge a tutta la documentazione ufficiale Sovietica: dal ministero degli Esteri russo alla  Fondazione Internazionale Democratija
Mlečin, di indubbia simpatia sionista e stalinista, riporta in modo pulito e puntuale l’evoluzione di Stalin a sostegno della creazione dello stato d’Israele.
 Dal 1941 in Urss era tornato sulla scena politica Maksim Litvinov, che era  stato rimosso dall’incarico di ministro degli Esteri prima del patto Sovietico-Nazista (Molotiv-Ribbentrop) forse anche perché di origine ebraica. Litinov sosteneva che la questione Palestinese non poteva essere risolta senza che una delle due parti (arabi o ebrei) non ne fosse stata discriminata (posizione chiara e non ambigua).
La Russia di Stalin mirava al controllo della zona Palestinese e quando le potenze vincitrici (Usa, Urss e GB) del conflitto mondiale si misero al tavolo per discutere della questione Palestina, l’Urss tentò di avere un ruolo egemone, ma ben presto ripiegò dopo il rifiuto della GB a questa scelta su un’altra soluzione: affido congiunto della questione alle potenze vincitrici. Inizia nei fatti il blocco di alleanza diplomatica tra le potenze occidentali e  Stalin.
Stalin nel sua più totale approssimazione politica era convinto che molti paesi occidentali in base alle loro contraddizioni interne avrebbero avuto dei problemi sociali. In base a questa miope valutazione Stalin spinse verso la nascita dello stato d’Israele pensando che tale stato potesse creare un duro smacco alla potenza  Britannica. IL futuro stato d’Israele nato in Palestina potesse divenire un fidato alleato della “grande madre Russia”.

Oggi non ho più dubbi: lo scopo dei sovietici – scrisse Golda Meir – era estromettere l’Inghilterra dal Medio Oriente. Però, nell’autunno del 1947, durante il dibattito all’Onu, credetti che il blocco sovietico ci appoggiasse perché i russi stessi avevano pagato un prezzo spaventoso per la vittoria e, solidarizzando con gli ebrei che avevano tanto patito per mano nazista, comprendessero e riconoscessero il loro diritto ad avere uno Stato”. Nominata nel ’48 primo ambasciatore israeliano a Mosca, in seguito ministro degli Esteri e primo ministro, la Meir riconobbe il ruolo decisivo avuto dall’Unione sovietica nel fornire armi al giovane Stato ebraico sfidando l’embargo imposto da Usa e Gran Bretagna sulla vendita di armi ad Israele tra la fine del 1947 e l’inizio del 1948: “non sappiamo se avremmo potuto resistere senza le armi e le munizioni comprate in Cecoslovacchia e trasportate attraverso la Jugoslavia e i Balcani, in quel terribile inizio della guerra. Nelle prime sei settimane potemmo contare sulle mitragliatrici e le munizioni che l’Haganah era riuscita a comprare nell’Europa dell’Est. Nonostante in seguito l’Urss ci abbia duramente avversato, il riconoscimento di Israele da parte sovietica fu allora importantissimo per noi” 1
Nel paese della Rivoluzione Russa montava pertanto l’ illusione che lo stato d’Israele potesse essere un importante pedina nella lotta geopolitica internazione, un’illusione del tutto erronea non solo perché tutti gli uomini, di origine ebraica, che avevano avuto un ruolo da protagonista nella formazione dello stato sionista erano tutti dichiaratamente anticomunisti, ma avevo anche delle non nascoste simpatie imperialiste.
 La nascita  di uno stato ebraico avrebbe risolto, secondo la concezione stalinista, il problema non indifferente delle centinaia di migliaia di profughi che c'erano allora in Europa.
Infine L’URSS sperava di ottenere i favori e  il sostegno degli ebrei di tutto il mondo favorendo al creazione di uno stato ebraico.

Il 14 maggio 1948 fu proclamata la nascita dello Stato d’Israele da parte di Ben Gurion, il nuovo Primo Ministro del paese. La sua nascita venne subito riconosciuta da USA e Urss di Stalin. Si formalizzava così un altro punto importante, il problema del popolo palestinese.
Non ricordare nella situazione odierna le pesanti responsabilità di Stalin (la famosa politica reale di Stalin, lo Stalin del metodo comparativo, lo Stalin che non aveva scelta…sic!) alla creazione dello stato d’Israele sarebbe un fatto di cecità politica. Se oggi lo stato sionista porta avanti un massacro indiscriminato verso il popolo palestinese questo è anche dovuto all’empirismo stalinista. La burocrazia sovietica ha sempre mercanteggiato i principi dell’internazionalismo, della rivoluzione internazionale per il mantenimento dello statu quo. Ha utilizzato il movimento operaio internazionale come strumento di pressione internazionale verso le potenza occidentali, della liberazione dal capitalismo a livello mondiale non è mai importato nulla.

PER UN’ALTERNATIVA ALLO STATO D’ISRAELE

Gli Stati coloniali nascono e muoiono nei tempi lunghi della storia. Nessun artificio, per quanto potente, può resistere alla prova della verità. Governi, potenze, imperi apparentemente indistruttibili ed “eterni” sono crollati . Così sarà prima o poi per il sionismo, col suo carico di orrore e di oppressione. Ma lo Stato sionista e i suoi fondamenti confessionali e razziali non moriranno per evoluzione spontanea, e tanto meno per mano delle diplomazie “democratiche” degli imperialismi alleati e complici. Possono essere rimossi solo per via rivoluzionaria. Sollevazione palestinese nei territori occupati, allargamento della rivoluzione araba contro i governi arabi borghesi, rivolta delle masse arabe israeliane all'interno di Israele, maturazione antisionista di un settore di classe operaia ebraica. Non è possibile prevedere con quali equilibri, combinazione, tempi e dinamica, questi diversi fattori entreranno in gioco. Ma, nella loro imprevedibile correlazione, sono questi i fattori decisivi di una sconfitta del sionismo da un versante storico progressivo. L'unica via possibile, per quanto difficile, per una Palestina unita, libera, laica, socialista, dentro una Federazione socialista del Medio Oriente.

L'alternativa non è la “democratizzazione” del sionismo, quella sì utopia senza futuro; né la “soluzione due popoli due Stati”, truffa filo sionista che copre unicamente da decenni la permanenza e l'aggravamento dell'oppressione; l'alternativa rischia di essere alla lunga uno sfondamento del fondamentalismo islamico tra le fila della giovane generazione palestinese, e in vasti settori del popolo arabo, assieme al rafforzamento congiunto di sionismo e antisemitismo di ritorno. Una spirale tragica non solo per il Medio Oriente e la nazione araba, ma per lo stesso movimento operaio d'occidente, già alle prese con lo sviluppo di un populismo reazionario senza precedenti nel dopoguerra.
Solo la corrente, il trotskysmo, del movimento operaio che si oppose allo stalinismo, ha oggi la titolarità politica e morale di rilanciare la prospettiva storica del disarmo rivoluzionario dello Stato d'Israele. Recuperando il patrimonio originario della battaglia intransigente antisionista di Lenin e di Trotsky. Mettendolo al servizio, innanzitutto, della giovane generazione palestinese ed araba, e dell'avanguardia della classe operaia internazionale..

 1a) http://www.pclavoratori.it/files/index.php?obj=NEWS&oid=3993
1 )http://geopoliticalnotes.wordpress.com/2009/01/20/l%E2%80%99urss-e-israele/
Marcel B.