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venerdì 22 novembre 2013

BOGDANOV


di Tiziano Bagarolo
 
 
Aleksandr Bogdanov (pseudonimo di Aleksandr Aleksandrovic Malinovskij, 1873-1928) fu una figura di primo piano del Partito operaio socialdemocratico russo (Posdr), animatore di una corrente “di sinistra” e ispiratore di una posizione teorica originale all’interno del bolscevismo. Inizialmente alleato di Lenin (con cui collaborò nella redazione del giornale bolscevico “Proletarij”), successivamente diviso da Vladimir Ilic tanto sulle posizioni politiche quanto su quelle teoriche, Bogdanov fu, in effetti, prima dell’Ottobre, una delle figure di maggior rilievo del marxismo russo e la più influente “alternativa” complessiva a Lenin nell’ambito del bolscevismo.

La polemica politica e filosofica con Lenin. Medico di formazione, svolse un’ampia attività pubblicistica. In campo filosofico fu animatore e il più noto esponente di una corrente originale che ebbe un’ampia influenza fra i marxisti russi fra le due rivoluzioni. Nei tre volumi dell’opera Empiriomonismo (1903-07) propose una rifondazione delle basi filosofiche del marxismo tramite una sintesi con la critica gnoseologica di Mach (l’empiriocriticismo), attirandosi gli strali polemici di Lenin che in Materialismo ed empiriocriticismo (1908), sulla scorta di Plechanov e di Engels, imputò a Bogdanov e ai “machisti” russi di operare una revisione idealistica del marxismo.
La polemica filosofica fu in realtà l’altra faccia del duro scontro politico che opponeva Lenin alla “sinistra bolscevica” (i cosiddetti oznovisti e ultimatisti), di cui Bogdanov era il principale esponente, le cui posizioni estremistiche (boicottaggio delle elezioni della Duma), risultate egemoni nel partito dopo la sconfitta della rivoluzione e il riflusso del movimento, rappresentavano per Lenin una fuga in avanti soggettivistica che rischiava di aggravare la separazione del partito dalle masse.
Fu anche l’organizzatore delle prime scuole di partito, con lo scopo di formare “quadri permanenti di estrazione operaia”, a Capri (agosto-dicembre 1909) e a Bologna (novembre 1910-marzo 1911), secondo una formula che lo stesso Lenin si affrettò a imitare (con la scuola di Parigi, nel 1911). Escluso dalla direzione della frazione bolscevica nella conferenza di Parigi dell’estate 1909, nel dicembre 1910 Bogdanov fondò il Gruppo letterario “Vpered!” (avanti), di fatto un’autonoma frazione all’interno del Posdr.
Il Proletkult. Poche settimane prima dell’Ottobre, Bogdanov fondò un altro originale movimento, il Proletkult (contrazione di Proletarskaja kultura, cultura proletaria), volto a promuovere un’arte e una scienza proletarie in alternativa a quelle borghesi come base ideale di un’autonoma iniziativa proletaria e dell’edificazione di una nuova società collettivista in cui realizzare il superamento della precedente divisione capitalistica del lavoro. Alla fine del 1920 il movimento contava quasi mezzo milione di attivisti, quasi quanti il partito bolscevico.
Dopo l’Ottobre, per qualche anno ricoprì incarichi di primo piano in vari organismi sovietici e dell’Internazionale comunista, prima di dedicarsi esclusivamente all’attività professionale e alle ricerche ematologiche. A metà degli anni venti fondò il primo istituto di trasfusione del sangue di cui nel 1926 divenne direttore. Morì due anni dopo in seguito a un esperimento attuato su se stesso (qualcuno parlò di suicidio). 

L’importanza di Bogdanov “per lo sviluppo del nostro partito e per lo sviluppo della teoria in Russia fu straordinaria”, scrisse Bucharin nel necrologio sulla “Pravda” l’8 aprile 1928; egli fu, “per un periodo notevole, uno dei teorici più eminenti del marxismo”, “l’uomo più colto della nostra epoca”, un’intera generazione era “vissuta letteralmente delle sue opere”, “molti, molti devono l’inizio della loro formazione rivoluzionaria a lui e a lui solo”. (citato da Jutta Scherrer, Bogdanov e Lenin: il bolscevismo al bivio, in Aa. Vv., Storia del marxismo, Einaudi 1979, vol. II, p. 496).
Non è facile definire l’influenza politica di Bogdanov dopo l’Ottobre. In genere vengono associati al suo nome alcuni dirigenti dell’Opposizione operaia del periodo 1920-21. Si noti tuttavia che uno degli uomini più vicini a Bogdanov negli anni della polemica politica e filosofica con Lenin (ma vicino a Trotsky nel 1917), Anatolij Lunaciarkij, fu dal 1918 al 1929 alla testa del Commissariato del popolo all’istruzione (Narkompros) – nel quale, sia detto di passata, lavorarono in posti di primo piano anche le mogli di Lenin e di Trotsky – commissariato che ebbe per un decennio un ruolo fondamentale nella politica di protezione della natura e nel sostegno all’ecologia e al movimento conservazionista.





Altre opere. Fra il 1913 e il 1929 vennero pubblicate quattro successive edizioni della Tektologija (o scienza generale dell’organizzazione), monumentale opera filosofica in cui Bogdanov formula una sorta di teoria generale della natura, della società e dell’ideologia in cui cerca di dimostrare che “ogni attività umana nel campo della tecnica, della prassi sociale, della ricerca scientifica e dell’arte può essere considerata come materiale dell’esperienza organizzativa e studiata dal punto di vista organizzativo” (secondo un punto di vista che anticipava la “teoria dei sistemi” di Ludwig von Bertalanffy). 

Nel 1907 e nel 1911 avevano visto la luce anche due curiosi romanzi a sfondo politico, La stella rossa e L’ingegner Menni. Questi scritti descrivono una sorta di “utopia” inquietante e fantascientifica, non priva di precorritrici suggestioni ecologiche. La vicenda è ambientata su Marte, dove la rivoluzione socialista ha già trionfato, ma la rigida società superindustrialista che ne è scaturita sta portando ad esaurimento le risorse del pianeta e compromettendo la qualità dell’ambiente al punto che parte della popolazione vive in città sotterranee. L’apice del romanzo è lo scontro fra due figure che incarnano le opposte culture borghese e proletaria e due opposte visioni del socialismo. L’ideologo Sterni, che impersona una visione rigida e autoritaria, progetta di sterminare la popolazione del vicino, e più arretrato, pianeta Terra, in cui la rivoluzione non ha ancora vinto, per appropriarsi delle sue risorse indispensabili per assicurare il futuro del socialismo su Marte. Il suo antagonista, Netti, rifiuta questa prospettiva in nome della difesa della diversità delle forme di vita e della possibilità dei terrestri di trovare una propria, diversa, formula di socialismo.
Ambigua riscoperta. Anche la poliedrica figura di Bogdanov, che pure ha esercitato un’influenza non trascurabile nel movimento russo prima e dopo la rivoluzione, subì per decenni dentro e fuori dell’Urss la cancellazione e l’ostracismo decretati dai vertici stalinisti nei confronti di ogni forma di “eresia”. Negli anni settanta ha conosciuto in Italia una effimera e sospetta rivalutazione, in funzione spontaneista e antileninista, per opera di studiosi vicini all’autonomia operaia. Più recentemente, Bogdanov è stato riproposto da alcuni “ecosocialisti” come ispiratore del movimento ecologista sovietico in base a una interpretazione meramente ideologica, per altro abusiva e priva di qualsiasi riscontro fattuale, delle relazioni fra potere sovietico ed ecologia, in particolare opponendo l’“energetismo” bogdanoviano al “materialismo” leniniano (e poi staliniano), come se la persecuzione scatenata agli inizi degli anni trenta dai normalizzatori stalinisti contro la giovane e promettente ecologia sovietica, cresciuta nel clima di apertura degli anni successivi alla rivoluzione d’Ottobre, possa credibilmente essere giustificata come il sottoprodotto di una polemica filosofica di un quarto di secolo prima su tutt’altri temi e in tutt’altro contesto storico e politico. [T.B.]