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domenica 6 gennaio 2013

L' ORGANIZZAZIONE RIVOLUZIONARIA E LA QUESTIONE DI GENERE




Siamo convinti come trotskysti che il superamento del sistema capitalistico non possa essere condotto attraverso l'autoriforma del sistema attuale. Chi ci accusa di essere utopisti, perchè convinti della rivoluzione, rispondiamo- tanto più oggi- che questa prospettiva è molto meno illusoria(rivoluzioni arabe) di quanto si possa pensare.

E'possibile la riforma del sistema e delle sue oppressioni attraverso la via parlamentare? E' possibile a colpi di decreti ripristinare e/o guadagnare diritti per il mondo del lavoro? E' possibile scongelare il fervente patriarcato -imboccato dal clero- che affligge il genere femminile e le minoranze sessuali? Le organizzazione politiche della sinistra, anche quella cosiddetta radicale, chiedono i voti con "l'intento" di poter migliorare le condizioni delle persone meno agiate, ma questo ha dimostrato la storia essere una falsità. I vari Grillini, Luxuria (rappresentanti secondo l'immaginario collettivo delle specificità di genere) non sono riusciti ad ottenere uno straccio di legge che migliorasse le condizioni del genere femminile e delle minoranze sessuali, anzi hanno sostenuto i privilegi fiscali verso il clero; così i vari Diliberto, Ferrero, Bertinotti e Rizzo hanno sostenuto e votato le peggiori "porcherie" hai danni del mondo lavoro (CPT, GUERRE, LEGGI PRECARIZZAZANTI, ECC) . Dunque il tema della rivoluzione è alla base di un'organizzazione rivoluzionaria.

IL PCL difende tutt@ gli/le oppresse/i del sistema capitalistica e le difende, per così dire, in tutte le sue forme. Parlare dell'oppressione capitalistica (economia, diritti, morti sul lavoro) è un tasto più volte premuto dal PCL, così come rispetto ad altri settori della sinistra abbiamo sviluppato delle argomentazioni interessati sull'oppressione di genere nella società patriarcale, forse se dovessimo fare una critica non con la dovuta costanza.

Detto questo un sano partito si misura anche nel suo interno, nel linguaggio (senza ricadere nel finto strutturalismo), negli atteggiamento e nel comportamento tra compagni e compagne. Duole dirlo, ma anche nell'estrema sinistra a volte il "machismo" trova il suo appiglio...magari dovuto ad un retaggio sovrastrutturale, ma comunque non giustificabile. Insomma la struttura dell'ideologia patriarcale e classista rimangono legate in qualche modo, magari solo nella terminologia o nelle categorie analitiche anche a chi le critica nel modo più fermo e risoluto.

IL punto di base è sostanziale, non si tratta nella società borghese e come riflesso sovrastrutturale nella sinistra, solo di oppressione di un sesso su un altro, ma di privare il genere femminile delle sue specificità. Si è detto più volte a partire da E. Reed che le donne sono doppiamente oppresse, come classe e come sesso, e per questo hanno uno straordinario potenziale rivoluzionario. Ma spesso la quantità di oppressione non produce meccanicamente una sorta di spinta rivoluzionaria, essa si produce se si combina con le capacità del genere, in particolare le lavoratrici e disoccupate, con la volontà di lottare per la rivoluzione. Qualche volta durante i dibattiti anche interni alla sinistra sento dire :" intanto liberiamoci del sistema capitalistico, che è interesse sia degli uomini che delle donne, al resto vedremo poi". Ecco questo separare il resto è una cosa profondamente sbagliata, non solo ha farcito il peggio delle burocrazia stalinista (ove il ruolo delle donne era solo un abbellimento), ma ha prodotto una sorta di giustificazionismo sociologico al maschilismo. Questo va rovesciato, partendo dai noi militanti. Dobbiamo avere più attenzione per le parole, per i modi e gli atteggiamenti verso le minoranze sessuali.

Questo non vuol dire pensare ad esse "come specie protetta", ma pensare ad esse come un genere diverso della specie umana con le sue peculiarità e sgombrare il campo da squallide sovrastrutture piccolo borghesi che vedono la donna come essere subalterno all'uomo. Siamo rivoluzionari, rivoluzioniamo anche il modo di pensare che la borghesia ci ha indotto...

Eugenio Gemmo D.N. PCL