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domenica 26 febbraio 2012

CILE 1973. LA STORIA DEL MIR




STORIA E RUOLO DEL MIR
La vicenda generosa e tragica del Movimiento de Izquierda Revolucionaria, la maggiore organizzazione rivoluzionaria latinoamericana degli anni sessanta-settanta


di Tiziano Bagarolo



Alla fine degli anni sessanta esiste in Cile un’organizzazione rivoluzionaria che non ha eguali nel Cono sud dell’America latina per consistenza militante e radicamento sociale, il Movimiento de Izquierda Revolucionaria (Mir), forte di circa 2500 militanti, con una forte presenza negli ambienti studenteschi universitari, un significativo impianto in alcuni settori della classe operaia e nella Cut, capace di esercitare una influenza di massa in settori di pobladores (abitanti dei quartieri poveri, delle periferie), in particolare a Santiago. Questa organizzazione avrà in seguito un ruolo importante negli anni dell’Unidad Popular, senza arrivare tuttavia a intaccare l’egemonia riformista sulla maggioranza del proletariato e delle masse cilene. Inoltre sarà l’unica forza organizzata a mettere in atto un tentativo di resistenza armata nei primi tempi della dittatura, pagando a questo sforzo generoso un prezzo altissimo di sangue. La sconfitta e gli errori di questi rivoluzionari non ci impediscono di riconoscere i loro meriti e il valore del loro sacrificio, emblematici degli errori e del sacrificio di una intera generazione di rivoluzionari latinoamericani.
Il Mir sorge nel 1965 – nel contesto creato dalla vittoria della rivoluzione cubana in tutta l’America latina e dall’ascesa del movimento delle masse in Cile – dalla confluenza di diverse organizzazioni preesistenti, come sbocco di un processo di raggruppamento rivoluzionario promosso da Clotario Blest, dirigente sindacale di grande prestigio, già presidente della Cut. In questo processo di raggruppamento, sono coinvolte in momenti successivi varie componenti di diversa origine e provenienza (trotskista, socialista, comunista, castrista, radicale e anarchica (1). Nei documenti programmatici di fondazione, il Mir proclama il carattere “socialista, permanente e ininterrotto” della rivoluzione cilena, in aperta contrapposizione alla teoria staliniana della rivoluzione a tappe condivisa dal PC cileno. Il Mir si dichiara inoltre per la via insurrezionale e la lotta armata per la conquista del potere (2). Primo segretario viene eletto Enrique Sepulveda, già fondatore del trotskismo in Cile. Segue un periodo di strutturazione che vede crescere rapidamente e il numero dei militanti (inizialmente meno di 600) e l’influenza in diversi ambienti sociali.


I trotskisti nella formazione del Mir

I trotskisti cileni hanno svolto un ruolo importante, e controverso, nella nascita e nella storia del Mir. E’ perciò utile spendere qualche parola anche sulla storia del trotskismo cileno. Storia che inizia con la formazione di Izquierda Comunista nel 1933, che subito si collega con l’Opposizione di sinistra internazionale di Trotsky, e da cui sorge più tardi il Partido Obrero Revolucionario (Por). Il Por, che ha un buon radicamento operaio, conquista una significativa influenza nell’avanguardia del movimento operaio cileno in connessione alle crisi che il PS e il PC attraversano in seguito alla partecipazione o all’appoggio ai fronti popolari di Aguirre Cerda (alla fine degli anni trenta) e di Gonzalez Videla (alla fine degli anni quaranta), alla fondazione della Cut nel 1953 e all’ascesa delle lotte operaie a metà degli anni cinquanta, in cui il Por gioca un ruolo significativo (3). Proprio nel momento in cui il Por sta raccogliendo i primi frutti della sua battaglia, la scelta “entrista” della direzione mondiale della Quarta Internazionale (rappresentata in America latina da Posadas) porta nel 1954 alla decisione di confluire nel Partito socialista popolare. Ma il Por non scompare, grazie all’opposizione a questa politica liquidazionista da parte di un piccolo nucleo costituito da Humberto Valenzuela, il suo leader più prestigioso, e da sei operai, nucleo che nei due anni successivi ricostruisce un’organizzazione di circa 150 militanti conquistando un settore della Gioventù comunista in rottura col partito.
Nel frattempo, tuttavia, con la formazione, per iniziativa del PC, del Frente de Accion Popular (Frap), alleanza elettorale di sinistra in una logica di fronte popolare, si riconsolida l’egemonia del PC e del PS sul movimento operaio. Il Por partecipa in modo indipendente ai comitati del Frap e nel 1958 sostiene “criticamente” la candidatura alle presidenziali di Allende.
Una nuova fase si apre in America latina con la vittoria della rivoluzione cubana, il cui esempio influenza la nascita di una nuova generazione di rivoluzionari, che crede di trovare nella guerra di guerriglia un’alternativa strategica allo stalinismo, particolarmente compromesso in America latina. Nel quadro della svolta “estremista” del Segretariato unificato (a cui il Por aderisce nel 1963), anche i trotskisti cileni si orientano verso le nascenti formazioni influenzate dal castrismo e partecipano dal 1962 al processo di raggruppamento che nel 1965 sfocia nella costituzione del Mir. In effetti, i trotskisti avranno un’influenza determinante nella formulazioni politico-programmatiche contenute nei documenti costitutivi del Mir, e diversi trotskisti occuperanno incarichi di primo piano nell’organizzazione. Di fatto, però, questa influenza si rivelerà più formale che reale nel forgiare gli orientamenti e l’agire effettivi del movimento.


La scelta “fochista”


Un cambio al vertice, che avrà un peso significativo nell’evoluzione successiva del Mir, avviene in occasione del terzo congresso (dicembre 1967).



L’episodio merita di essere raccontato. Durante la discussione per l’elezione degli organismi dirigenti il “trotskista” Valenzuela propone come segretario generale Miguel Enriquez in nome del rinnovamento e dell’apertura alla giovane generazione. Un dirigente non trotskista, il “pelao” Zapata, propone invece Luis Vitale in nome delle ragioni dell’esperienza. Ma Valenzuela fa pervenire a Vitale un biglietto con questo messaggio: “Se accetti, probabilmente sarai eletto, ma sarebbe far mettere sul Mir l’etichetta di trotskista, e non conviene”. Vitale declina dunque la candidatura (4). Viene eletto segretario Miguel Enriquez, che ha allora 23 anni. Il giovane segretario, stimato unanimemente ma poco sperimentato, è espressione della componente influenzata dal guevarismo che vede la lotta armata come un compito d’avanguardia. Il rifiuto della teoria della rivoluzione a tappe e della via pacifica al socialismo, viene tradotto dal nuovo segretario come astensionismo elettorale e avvio della lotta armata sotto forma di guerriglia rurale, a cui viene attribuita la funzione di accelerare lo sviluppo delle condizioni della presa del potere (5).
Il Mir non rinuncia comunque al lavoro di massa, in particolare nelle città; si orienta anzi alla costruzione di “fronti di massa” fra i contadini poveri, i pobladores e gli studenti e al lavoro nella Cut. Nel contempo attua delle azioni armate sia per autofinanziamento sia di natura propagandistica le quali, tuttavia, nel contesto dato, risultano poco comprensibili alle masse ed estranee alla loro esperienza e danno al governo più di un pretesto per scatenare e giustificare la repressione. Già nel 1967 il governo democristiano aveva sospeso il giornale del Mir e scatenato una campagna “antiterrorismo” che aveva condotto all’arresto di molti militanti. Nel maggio del 1969, in seguito al sequestro dimostrativo di un giornalista reazionario da parte di un commando del Mir (azione per altro sconfessata dalla direzione), il governo Frei scatena la caccia ai militanti rivoluzionari costringendo i dirigenti del Mir alla clandestinità.
E’ in tale difficile contesto che a metà del 1969 si verifica la resa dei conti fra le due anime del movimento. La prima è quella del segretario e di molti “giovani” ed è sintetizzabile con lo slogan: “No alle elezioni, l’unica prospettiva è la lotta armata”. Enriquez esclude in effetti la possibilità di una vittoria elettorale della sinistra e pone il passaggio alla lotta armata come compito prioritario. La seconda è rappresentata da molti dei “vecchi”, che danno un giudizio diverso del momento politico: l’ascesa delle masse ha cambiato il quadro ed è necessario subordinare l’azione armata al lavoro di radicamento nei movimenti che si sviluppano. In quest’ambito è necessario relazionarsi con le masse che seguono i partiti dell’Unidad Popular con una indicazione di voto “critico” e inserendosi nei comitati dell’UP che vanno formandosi in tutto il paese. Alla vigilia del quarto congresso (che non avrà mai luogo), nella riunione del comitato centrale che si tiene a fine luglio, questa differenziazione porta a una drammatica crisi che si conclude con l’esclusione dal movimento di una consistente minoranza (6 membri su 15 del comitato centrale) identificata come “trotskista” (6). Miguel Enriquez chiede l’epurazione dei dirigenti che dissentono, affermando la necessità di un’accelerazione nella costruzione di un’organizzazione adatta alla lotta armata, ossia un partito rivoluzionario disciplinato e omogeneo ideologicamente (nel quale non sono più ammesse le tendenze) e capace di unire azione politica e pratica militare (i militanti devono essere pronti alla più rigorosa clandestinità).
Con la scissione, provocata a freddo dal vertice, il Mir perde in un sol colpo un pezzo del suo gruppo dirigente più sperimentato e radicato nel movimento sindacale. A ciò fa seguito la diaspora del 30% dei militanti. E, quel che è peggio, si trova con una linea sbagliata – la strategia “fochista” – che lo estrania dalle masse e lo porta del tutto impreparato all’appuntamento con la vittoria elettorale dell’Unidad Popular e con i relativi compiti, in primis la battaglia per strappare le larghe masse all’egemonia riformista. La pratiche armate sostitutiste, non comprese dalle masse, squalificano oltre tutto le questioni dell’armamento e dell’autodifesa proprio nel momento in cui diventa di importanza vitale contrastare le illusioni sulla “via pacifica al socialismo” diffuse dai riformisti e dalla vittoria elettorale.
I dirigenti e i quadri esclusi – che hanno dimostrato certamente una maggiore capacità di lettura della nuova situazione e dei compiti che essa pone ai rivoluzionari –, dati i modi e i tempi in cui la rottura si verifica, non hanno il tempo e il modo di costituire una forza organizzata appena credibile per poter esercitare un’influenza sui grandi eventi degli anni successivi. Alcuni, fra cui Humberto Valenzuela e Luis Vitale, costituiscono il Frente Revolucionario; altri danno vita alla Tendencia Revolucionaria Octobre. Alla fine del 1972 gli uni e gli altri si riuniscono nel Partido Socialista Revolucionario (7).


Il Mir e il governo Allende

“La vittoria di Allende non entrava nei nostri calcoli” ammetteranno successivamente i dirigenti del Mir (8). Ciò costringe il movimento a un aggiustamento di linea che lo porta a dare la priorità all’inserimento nelle organizzazioni di massa. Sconterà tuttavia la scissione e i precedenti errori di orientamento con una presenza marginale nella classe operaia. Nelle elezioni per la direzione della Cut del giugno 1972, malgrado il prestigio di Clotario Blest, il Mir non ottiene che il 2% dei voti.
Subito dopo la vittoria di Allende il 4 settembre 1973, ancor prima della sua assunzione effettiva della carica il 4 novembre successivo, il Mir mette a disposizione del compañero presidente alcuni dei sui uomini più preparati per costituire la sicurezza personale del presidente della Repubblica. Alcuni dei massimi dirigenti del Mir, per altro, conservano buoni rapporti personali con Allende, anche per preesistenti legami familiari (fra l’altro, il padre di Miguel Enriquez è nominato da Allende ministro dell’educazione). Più in generale il Mir finisce per adottare una posizione di fiancheggiamento, neppure tanto critico, della sinistra del Partito socialista (tendenza Altamirano), che appoggia alle elezioni del 1972, e i suoi dirigenti hanno frequenti incontri con i dirigenti della sinistra del partito di Allende (9). Di fatto, il Mir rinuncia a condurre una coerente e chiara battaglia fra le masse per l’egemonia, per costruire una direzione alternativa a quella che sta conducendo il proletariato alla disfatta. Nonostante il suo rifiuto del riformismo, il Mir non critica mai il governo Allende per quello che esso rappresenta: un fronte popolare, ossia una strategia di collaborazione di classe che, assumendo l’orizzonte della “costituzionalità” borghese, rinuncia in ultima analisi alla lotta per la conquista del potere. Il Mir critica soprattutto gli aspetti “tecnocratici” e “moderati” della politica dell’UP, allorché i suoi ministri insistono sulla disciplina del lavoro o sulla necessità di stabilizzare l’economia. Cerca sicuramente di assecondare e indirizzare la spinta delle masse verso la creazione dei cordones industriales e di propri strumenti di potere. Attua inoltre un lavoro di agitazione e penetrazione nella base delle forze armate, in vista della lotta contro la controrivoluzione, giudicata giustamente incombente.
Resta il fatto che, complessivamente, il Mir agisce essenzialmente come pungolo critico dei riformisti, come se la “critica marxista” e la pressione delle masse potessero indurre l’Unidad Popular a correggere e a superare i propri “errori” (che non sono in verità inadeguatezze tattiche, ma il portato di una strategia). Così facendo, si tira addosso l’odio del PC che arriva ad accusare il Mir di fare il gioco della reazione (10).


Le relazioni con Cuba

Sul piano internazionale il Mir intrattiene rapporti con vari movimenti di guerriglia in America latina. Nel 1966 un settore del movimento ha contatti con un fiduciario del Che (in quel momento in Bolivia). All’epoca dell’Unidad Popular mantiene strette relazioni con Cuba. Secondo dichiarazioni di suoi dirigenti, Fidel Castro ha promesso loro che “al momento opportuno manderà le armi per tutti i rivoluzionari”. Ma quel momento tarda ad arrivare. Secondo il racconto di un testimone, il giorno del golpe “andammo all’ambasciata (di Cuba) ... ma il funzionario responsabile si negò.” Una volta sconfitta la resistenza operaia, “dopo il golpe, le armi arrivarono più di quelle di cui avevamo bisogno... più di quelle che potevano custodire.” (11).
Dopo il colpo di Stato di Pinochet, il Mir cerca di organizzare la resistenza armata alla dittatura, pagando un prezzo altissimo, con centinaia di caduti e scomparsi, a questo sforzo generoso. Nell’autunno del 1974 cadono combattendo anche Miguel Enriquez e Bautista van Schowen.


Indebolito da questi colpi, il Mir comunque continua la lotta. Nel 1981 tenta di aprire un fronte guerrigliero nella regione mapuche. Ma isolati e inesperti, i guerriglieri sono decimati dalla repressione; gli ultimi si rifugiano in Argentina nel 1983. Il dibattito sull’insuccesso della strategia della lotta armata porta a metà degli anni ottanta alla divisione in tre tronconi.


Note

(1) Il Mir nacque nell’agosto 1965 dalla fusione del Partido Socialista Popular (Psp, segretario Humberto Valenzula) e del movimento Vanguardia Revolucionaria Marxista (Vrm, segretario Enrique Sepulveda), che a loro volta, erano il risultato di precedenti processi di confluenza di tendenze e organizzazioni preesistenti. In particolare il Partido Socialista Popular (Psp) era nato nel 1963 dalla confluenza del Movimiento 3 de Noviembre (M3N) promosso nel 1961 da Clotario Blest; del Movimiento Social Progresista, nato da una scissione della Gioventù radicale; dal Partido Obrero Revolucionario (Por), trotskista, i cui dirigenti più rappresentativi erano Humberto Valenzuela, dirigente sindacale, già candidato operaio alla presidenza della Repubblica nel 1942, e Luis Vitale, docente universitario a Santiago; da vari spezzoni della sinistra socialista come l’Opposición Socialista de Izquierda (Osi). Il gruppo Vanguardia Revolucionaria Marxista (Vrm) era nato dall’unificazione fra Vanguardia Nacional del Pueblo, guidata da Enrique Sepulveda e il Movimiento de Resistencia Antiimperialista, guidato da Luis Reinoso, già dirigente del PC, espulso dal partito per “deviazioni militariste” a cui si unirono nel 1963 il Partido Revolucionario Trotskista e nel 1964 il Movimiento Revolucionario Comunista, una scissione della gioventù comunista, e l’Ejercito Revolucionario de Trabajadores y Estudiantes (Erte), formazione sorta in ambiente studentesco a Concepcion, influenzata dall’esperienza cubana e dall’esempio del Che, fra i cui dirigenti si distinguevano Luciano Cruz, Miguel Enriquez e Bautista van Schowen, poco più che ventenni. Cfr. Luis Vitale, Contribucion a la Historia del Mir (1965-1970).

(2) “Il Mir rigetta la teoria della “via pacifica” perché disarma il proletariato ed è inapplicabile, dal momento che la borghesia resisterà, anche con la dittatura totalitaria e la guerra civile, prima di rinunciare pacificamente al potere.” Cfr. Luis Vitale, op. cit.

(3) Per queste e le altre informazioni sul trotskismo cileno si rimanda a Nicolas Miranda, Contribucion para una historia del trotskysmo chileno, e agli scritti di Luis Vitale.

(4) Riferito da Luis Vitale, op. cit.

(5) “L’apertura di alcuni primi focos armados ... creeranno gradualmente le condizioni rivoluzionarie dette “oggettive“, vale a dire permetteranno di conquistare progressivamente la popolazione per integrarla alla lotta armata. Si costituirà così l’esercito rivoluzionario, in pieno regime borghese, e potremo così conquistare il potere politico...” Da un documento interno del Mir citato da Carlos Sandoval Ambiado, Mir (una historia); in www.chilevive.cl.

(6) Secondo Luis Vitale, nel dibattito alla base del movimento la seconda posizone stava conquistando consensi al punto che era prevedibile che la posizione del segretario potesse essere sconfitta oppure potesse vincere di stretta misura.

(7) Il Psr viene riconosciuto come sezione cilena del Segretariato unificato della Quarta Internazionale (“Quarta Internazionale”, n 10-11, novembre 1973).

(8) Si Veda la dichiarazione della direzione del 14 settembre 1970, riportata in appendice al libro di Regis Debray, La via cilena.

(9) Sulla sinistra del PS va detto che essa si distingueva per una verbosità rivoluzionaria a cui non corrispondeva però la capacità di proporre e di attuare una strategia rivoluzionaria conseguente fra i lavoratori. Sulla natura “centrista” di questa “sinistra” basti riferire le critiche che essa rivolse proprio al Mir: arrivò a rimproverare all’“alleato” di “indebolire l’autorità del governo, incentivare l’indisciplina, provocare rotture a sinistra e contribuire a confondere la classe operaia e i contadini” in quanto cercava di trasformare il poder popular “in un doppio potere, contrapposto alle istituzioni borghesi, senza tener conto che in organi importanti di queste (erano) istallate le forze popolari”! (citato da M. Novello, vedi indicazioni bibliositografiche).

(10) Non mancò molto che il PC arrivasse ad attuare contro il Mir la politica di aperta repressione praticata negli anni trenta in Spagna dagli stalinisti; la Ley de armas andava in tale direzione.

(11) Dichiarazioni di Roberto Moreno in un’intervista alla TV cilena nel 1998.

[da: Marxismo rivoluzionario n. 2 ( ottobre-dicembre 2003)]