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martedì 29 marzo 2011

L'ATTUALITA' DELLA RIVOLUZIONE PERMANENTE






L'ATTUALITA' DELLA RIVOLUZIONE PERMANENTE 

La rivoluzione permanente " trotskysta" affonda le sue radici- al contrario di quanto hanno scritto gli epigoni ignoranti staliniani - nel marxismo classico.

Già nell'ultima parte del Manifesto del Partito Comunista Marx e Engels avevano avanzato l'idea che in Germania " il moto borghese sarà l'immediato preludio di una rivoluzione proletaria" .

Indubbiamente il pronostico sostenuto dei due fondatori del marxismo classico si è dimostrato negli eventi inesatto, ma metodologicamente, al contrario, va considerato valido e giusto.

L'analisi di Marx e Engels si sviluppava su due aspetti, da una parte l'incidenza del contesto socio economico internazionale, dall'altro la maturità delle forze interne rispetto al livello raggiunto da altri paesi nel momento della rivoluzione borghese. In sostanza in Marx si faceva chiara l'idea, poi ripresa da Trotsky e da Lenin, secondo cui una paese arretrato come, ad esempio, la Russia avrebbe potuto raggiungere il potere il proletariato senza passare per una tappa intermedia, ovvero non fermarsi alla rivoluzione borghese.

La cosiddetta "rivoluzione a tappe" vide tra i maggiori sostenitori i menscevichi Plechanov, Martov e Martynov, in seguito, dopo la morte di Lenin, anche Stalin ne fu fervente sostenitore.

E’ stato proprio questo rimpasto di vecchio menscevismo della rivoluzione a “fasi storiche” , la teorica che ha inizio del secolo scorso si è opposta con maggior vigore alla Rivoluzione Permanente.

La rivoluzione cinese del 25 e del 27, ad esempio, vide la formulazione e

l’ esecuzione esplicita della tattica della rivoluzione a tappe da parte di Stalin

(inserimento del PCC nel Kuomitang nazionalista) - in seguito negli anni 30 Stalin, non contento di tale disastro che portò al massacro di Shangai, ne diede anche una copertura ideologica, come padrone nei fatti dell'Internazionale Comunista. Tale copertura ideologica sfocio con i famigerati “fronti popolari”, tattica, ahimè, che ancora oggi ne subiamo le conseguenze e la sue applicazioni (il centro sinistra ne è una versione aggiornata).

Non a caso, a riprova ulteriore di questo scelta dell’apparato staliniano, a capo della linea politica del PCUS stalinizzato in Cina, sempre durante la rivoluzione degli anni 20 in Cina, Stalin mise l'ex menscevico Martynov che non tradì la fiducia di Stalin strangolando la rivoluzione cinese e profetizzano la rivoluzione a tappe.

Tornando, cosa più interessante, alle radici della Rivoluzione Permanente di Trotsky vi è uno scritto ancor più esplicito del già citato Manifesto del Partito Comunista riguardante le basi marxiane della teoria di Trotsky è il testo "L'indirizzo della lega dei Comunisti" scritto dai fondatori del marxismo.

" Mentre i piccoli borghesi democratici vogliono portare al più presto possibile la rivoluzione e realizzando tutt'al più le rivendicazioni di cui sopra è nostro interesse e nostro compito rendere permanente la rivoluzione sino a che tutte le classi più o meno possidenti non siano scacciate dal potere, sino a che il proletariato non abbia conquistato il potere dello stato, sino a che l'associazione del proletariato non solo in un paese, ma in tutti i paesi dominanti del mondo si sia sviluppata al punto che venga meno la concorrenza tra i proletariati di questi paesi e sino a che almeno le forze produttive decisive non siano tutte nelle mani del proletariato. IL loro ( classe operaia tedesca) grido di battaglia deve essere la rivoluzione in permanenza!"

Dunque in Trotsky esisteva una sponda una sorta di ancoraggio al marxismo classico nella sua formulazione teorica della Rivoluzione Permanente.

Ma sarebbe un errore, un grave errore storico e dialettico, pensare che in Trotsky l’ analisi della Rivoluzione Permanente sia stato semplicemente il frutto di una declinazione meccanicista del marxismo classico.

Trotsky da voce alle sue idea in un contesto storico particolare ove il dibattito e gli avvenimenti, in seno al movimento operaio, sono in piena evoluzione, in queste condizioni particolari Trotsky formula e aggiorna la teoria della Rivoluzione Permanente.

IN CHE COSA CONSISTE LA RIVOLUZIONE PERMANENTE

La teoria della Rivoluzione Permanente nasce nel 1905.

Trotsky, con l’aiuto di Parvus, inizia a formulare tale teoria.

Inizialmente il nome di come viene chiamata la Rivoluzione Permanente è Rivoluzione Ininterrotta, l’articolo di Trotsky che accenna a questa teoria appare sul Nacialo ( rivista del movimenti operaio russo) nel 1905.

Ma di Rivoluzione in Permanenza aveva già parlato Lenin qualche tempo prima. Lenin spiegava la sua posizione , all’interno del dibattito politico della socialdemocrazia, e indicava la necessità di “non fermarsi a metà strada” e di passare “subito, nella misura della propria forza”,

1 dalla rivoluzione democratico a quella socialista, quindi è in fieri anche il Lenin – come poi ci mostreranno i suoi testi : Lettere da Lontano e le Tesi di Aprile-

il rifiuto di quella che era la rivoluzione a tappe.

Nel testo del 1905 Trotsky preme per il superamento tra programma minimo

(conquiste parziali del movimento operaio) e il programma massimo ( socialismo).

Trotsky, con estrema chiarezza, pone idealmente la problematica permanentistica della rivoluzione al metodo del programma transitorio :

"La posizione d’avanguardia della classe operaia nella lotta rivoluzionaria; il legame che si stabilisce fra lei e la compagna rivoluzionaria, il fascino con cui essa sottomette l’esercito; tutto la spinge inevitabilmente al potere.

La piena vittoria della rivoluzione comporta la vittoria del proletariato.

Questa vittoria ultima determina a sua volta l’ulteriore continuità della rivoluzione.

Il proletariato attua i compiti fondamentali della democrazia e la logica della lotta immediata per il rafforzamento del dominio politico pone ad esso in un determinato momento problemi puramente socialisti.

Tra programma minimo e programma massimo si stabilisce una continuità rivoluzionaria.

Questo non significa un colpo, e neppure un giorno o un mese, ma un’intera epoca rivoluzionaria. Sarebbe cecità valutare in precedenza la durata di questa”

2 Nella teoria della rivoluzione permanente sono presenti un insieme di riflessioni che spaziano a 360’ nel metodo marxista.

Vi troviamo in questa teoria :

1) Per i paesi a sviluppo borghese ritardato e in particolare per i paesi semicoloniali e coloniali, la teoria della rivoluzione permanente significa che la soluzione vera e compiuta dei loro problemi di democrazia e liberazione nazionale non è concepibile se non per l’opera della dittatura del proletariato

2) La questione agraria e il ruolo dei contadini nei processi rivoluzionario

3) Qualunque siano le tappe del processo rivoluzionario nei vari paesi, l’alleanza rivoluzionaria del proletariato con i contadini è concepibile solo sotto la direzione del proletariato.

4) La vecchia formula della “ dittatura democratica del proletariato e dei contadini” è superata.

Essa rifletteva, in modo algebrico, la situazione contingente del rapporto dei classe tra proletariato , contadini e forze borghesi. Ciò significa che la dittatura democratica del proletariato e dei contadini è concepibile solo come “ la dittatura del proletariato che trascini dietro di sé le masse contadine”.

5) La conquista del proletariato non termina alla rivoluzione proletaria, al contrario, non fa che inaugurarla.

6) La rivoluzione socialista non può giungere a compimento entro un quadro nazionale.

7) La teoria del socialismo in un paese solo- non solo è stata sconfitta dalla storia- è la sola che si opponga in modo del tutto conseguente alla teoria della rivoluzione permanente, dunque al socialismo internazionale e al marxismo rivoluzionario.

8) La teoria della Rivoluziona Permanente è anche il frutto dell’ineguale sviluppo economico e combinato dell’economia.

Il marxismo rivoluzionario in particolar modo quello di inizio secolo scorso, ovvero quello spinto da Kautskij, si era formato sulla convinzione che le rivoluzioni socialiste fossero possibili in primo luogo ed esclusivamente nei paesi a capitalismo avanzato.

Nei paesi arretrati, colonie, ecc. si presupponeva che ciò non fosse possibile se prima non sopraggiungesse la rivoluzione “democratica borghese” .

La storia, come la rivoluzione russa ha dimostrato, è stato il contrario.

Proprio su questo contrario, il continuo della rivoluzione sino alla presa del potere dal parte della classe operaia che si erige la Rivoluzione Permanente di Trotskij.

Se la borghesia, come ci insegna la storia anche recente, non può lasciarsi assimilare pacificamente dalla democrazia socialista, lo stato socialista non può dunque integrarsi nel sistema capitalista mondiale.

Lo sviluppo pacifico di “ un paese solo” non è all’ ordine del giorno della storia, si preannunciano; una lunga serie di sconvolgimenti mondiali, si preannunciano guerre e rivoluzioni. Le tempeste sono inevitabili

anche nella vita interna dell’ Urss…

3 

LA RIVOLUZIONE ARABA VIDIMAZIONE DELLA RIVOLUZIONE PERMANENTE

Dopo una dittatura pluridecennale il dittatore tunisino Ben Alì è fuggito dal paese lasciando le dimissione di capo del governo, simile sorte almeno negli effetti è toccata al dittatore egiziano Mubarak.

Le proteste, in Tunisia, iniziate nel centro di Sidi Bouzid si sono allargate in poco tempo in tutto il paese.

La protesta anti Ben Alì è stata un evento eccezionale, ha coinvolto vasti strati della popolazione tunisina, tra cui il movimento operaio.

Il popolo tunisino, come quello egiziano, sono stufi della disoccupazione, dell’aumento verticale dei prezzi del pane e di prima necessità, stanchi di un regime corrotto, amministrativo, burocratico e poliziesco.

I popoli tunisino e egiziano hanno fatto sentire la loro voce, hanno dimostrato il loro coraggio e hanno liberato il proprio paese dai rispettivi dittatori. Ma queste vittorie parziali del popolo tunisino ed egiziano, seppur importanti, non possono soddisfare le masse rivoluzionarie del Magreb.

La questione centrale per tutte le rivoluzioni è che il potere post dittatura deve essere assunto dal proletariato.

La caduta di un despota non rappresenta necessariamente il conseguimento della vittoria del mondo del lavoro.

Gli eventi del Magreb e non solo Tunisia, Egitto, Algeria, Marocco, Libia, Siria ecc rappresentano un passaggio fondamentale per la diffusione del programma marxista rivoluzionario.

Imboccato dalla teoria della Rivoluzione Permanente il programma comunista è l’unico che può rispondere alle esigenze di libertà delle singole popolazioni

L’effetto domino delle rivoluzioni in Tunisia ed Egitto ha avuto ripercussioni in Libia e in altri stati, dobbiamo sostenere con tutte le forze i popoli in rivolta, sotto la guida del proletariato, che possono cacciare questi regimi e finalmente instaurare un sistema socialista.

LA RIVOLUZIONE A TAPPE ENNESIMO TRADIMENTO STALINISTA

Dopo decenni di tradimenti gli stalinisti ripetono ancora gli stessi errori che da sempre li hanno caratterizzati.

Attratti dal potere come una sorta di calamita sono sempre disposti a pronarsi all’uomo potente di turno.

In Tunisia, ad esempio, gli stalinisti tunisini guidati Amhed Ibrahim dopo aver in gran parte sostenuto l’ascesa del potere di Ben Alì del 1987 in contrapposizione al precedente despota Habib Bourguiba, hanno poi preso come passo in “avanti” il discorso di Ben Alì –prima della caduta- che prometteva riforme, infine non saturi di tutto ciò, il trogloditismo stalinista non ha mai fine, hanno gridato a gran voce un governo di unità nazionale, magari con la loro partecipazione…

In Libia, invece, le forze staliniane ( nella sua totalità, compresi i piccoli sostenitori europei) hanno visto e vedono il regime di Gheddafi progressista, come qualche anno fa vedevano e tutt’ora lo vedono come progressista il regime teocratico Iraniano, a motivare tale posizione sarebbero due aspetti.

Il primo, tipico dell’analisi staliniane, è l’opposizione presunta che tali regime ( Iran e Libico) hanno fatto all’imperialismo statunitense.

(come se per un comunista vi fossero dei regimi borghesi progressisti…Sic!) .

Secondo aspetto sarebbe caratterizzato, nell’analisi sempre “campista” degli stalinisti, dal fatto che la rivoluzione libica sia pagata , nei migliori casi imboccata dagli Usa e da altri imperialismi, quindi controrivoluzionaria.

Insomma la solita storia , gli stalinisti pensano che la CIA o altri servizi segreti abbiamo comprato centinaia di migliaia di persone per fare una “rivoluzione” atlantista. Dunque vi sarebbe una sorta di stanza segreta (negli USA, tanto segreta da far invidia alla serie televisiva X-Files) eteroguidata dagli imperialismi che a seconda dei propri interessi economici indica la strada alle masse

“controrivoluzionarie”, a suon di dollari, per il superamento dei regimi di turno… Insomma gli stalinisti, questi si in modo meccanicistico e astorico continuano a battere la strada della “rivoluzione a tappe”.

La prima di queste tappe dovrebbe secondo la loro logica essere una “transizione democratica” e solamente dopo in un futuro non meglio precisato si può pensare

(ma non lo fanno) ad una rivoluzione socialista.

Non solo questo metodo è profondamente antileninista

(basti guardare il processo rivoluzionario in Russia del 1917 sotto la guida di Lenin e Trotsky), ma anche cieco storicamente.

Nessuna rivoluzione è di per se eterna, le masse lottano per un miglioramento delle loro condizioni, ma senza un partito rivoluzionario la rivoluzione non può essere guidata alla presa del potere del proletariato.

La borghesia in assenza di un vero Partito Comunista (magari con l’aiuto dei partiti collaborazionisti e gli stalinisti di turno) riesce a riprendere fiato

e in modo “gattopardesco” a sostituire un regime borghese con un altro…

Non fermarsi alle concessioni borghesi, ma continuare sino alla presa del potere.

Questa deve essere la parola d’ordine nel Magreb

PER LA GUIDA RIVOLUZIONARIA DI UN VERO PARTITO COMUNISTA

Trotsky, dopo la prima rivoluzione Russa del 1905, scriveva che i soviet nascono solo in una fase rivoluzionaria.

Nel 1905 i soviet nascono, in origine, come comitati di sciopero al servizio del proletariato così, seppur con i dovuti termini di paragone, in Tunisia sono nati in alcune zone comitati per la difesa diretti dai manifestanti contro gli attacchi polizieschi del regime.

Per questo- oggi più che mai- la costruzione di un'alternativa di direzione della rivoluzione, Tunisina, Egiziana e in particolar modo libica è e sarà posta sempre più il frutto dalla dinamica degli avvenimenti e delle parole d’ordine avanzate dalla classe operaia, gli avvenimenti, in Libia, hanno subito una forte accelerazione. Sono stati scossi dagli interessi dell’imperialismo francese e britannico in primis che si è affrettato a bombardare la Libia per tutelare i propri interessi economici.

Solo un partito rivoluzionario (in Libia) e conseguentemente trotskysta può servirsi delle contraddizioni tra imperialismi occidentali e Gheddafi e porre all’ordine del giorno la rivoluzione socialista.

Fondamentale per il proletariato libico sarà il rifiuto del “sostegno” dei vari imperialismi contro il regime Gheddafiano; una vera e propria illusione, una finta liberazione.

Solo un partito rivoluzionario può assolvere alla complessità di questi compiti. Cacciare Gheddafi e l’imperialismo occidentale per una federazione socialista e laica del Magreb.

Eugenio Gemmo D.N. PCL Note 1 “ L’atteggiamento della socialdemocrazia verso il movimento contadino” OP. IX 2 “ Nacialo” n’ 10