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domenica 12 settembre 2010

LA QUARTA INTERNAZIONALE. LA NECESSITA' DELLA SUA RIFONDAZIONE.





Sono trascorsi settant'anni dalla fondazione, da parte di Trotskij e del movimento da lui diretto, della Quarta Internazionale. Comprendere oggi le motivazioni che indussero il fondatore dell'Armata Rossa a dar vita ad nuova internazionale - dopo la degenerazione della Terza - non solo potrebbe essere utile , semplicemente, alla storia, ma potrebbe essere utile anche per comprendere meglio un metodo, il metodo marxista rivoluzionario.
Oggi parlare di Quarta Internazionale, anche negli ambienti dell'estrema sinistra (definitasi "trotskista"), risulta anacronistico e "superato". Questo è sbagliato. Se è vero da un lato che il marxismo, poiché dialettico, può e deve essere aggiornato dall'altro lato è altrettanto vero che non si può aggiornare ciò che si rimuove...
“Ogni grande azione comincia con l'espressione di ciò che è.”
F. Lassalle
Dopo una lunga battaglia dal '23 al '33 - iniziata proprio da Lenin - nelle file dei Partiti Comunisti staliniani, l'Opposizione di Sinistra (tendenza trotskista "Bolscevico-Leninisti") percepisce l'impossibilità di poter rigenerare la Terza Internazionale in una struttura rivoluzionaria. La burocrazia stalinista ormai è un comitato di difesa dei propri privilegi e utilizza l'internazionale non per favorire il processo rivoluzionario in altri paesi, bensì per difendere il proprio status quo di casta burocratica.
Il problema non è proclamare immediatamente nuovi partiti e un'Internazionale indipendente, ma prepararli.[...] L'opposizione cessa definitivamente di ritenersi e agire come un'opposizione.
Se, senza una rivoluzione proletaria in occidente, l'Urss non può pervenire al socialismo, senza la rinascita di una vera internazionale proletaria i bolscevico-leninisti non potranno, con le loro forze, rigenerare il partito bolscevico né salvare la dittatura del proletariato.[...] Solo la creazione di un Internazionale marxista, totalmente indipendente dalla burocrazia staliniana e a essa politicamente contrapposta, può salvare l'Unione sovietica dal crollo, legando le sue sorti future a quella della rivoluzione proletaria mondiale.
L. Trotskij
GERMANIA '33. IL NUOVO "4 AGOSTO". LE BASI PER UNA NUOVA INTERNAZIONALE.
La storia è curiosa e a volte si ripete.
La situazione sociale e politica in Germania nei primi anni trenta è tragica. I disoccupati sono più di 5 milioni, l'economia è ristagnante e lo spettro del nazismo si fa sempre più vicino. In questo contesto l'opposizione di sinistra, per contrastare l'avanzare di Hitler, lancia la parola d'ordine del "fronte unico", ovvero l'unità d'azione tra la socialdemocrazia (SPD) e il partito comunista (KPD).
La burocrazia stalinista, non contenta ancora dopo i fallimenti della Cina del '25, si avvia verso una nuova strategia conosciuta con il nome di "terzo periodo". L'internazionale guidata da Stalin e Bucharin avanza l'idea che la socialdemocrazia sia il miglior alleato del fascismo, da qui "socialfascismo", e che il KPD debba concentrare i suoi attacchi contro gli agenti del fascismo inseriti nella classe operaia socialdemocratica. Stalin sosteneva che non ci fossero differenze tra democrazia e fascismo. Nel settembre 1930, il Rote Fahne, organo del PC tedesco proclamò: "Ieri è stato il giorno più grande del signor Hitler, ma la cosiddetta vittoria elettorale dei nazisti è l'inizio della fine".
IL KPD era oramai esautorato da qualsiasi spinta rivoluzionaria. I grandi dirigenti, nonostante il crescere della forza di Hitler e il fallimento disastroso del "terzo periodo", insultarono e criticarono Trotskij. Così scrive W. Munzerberger il 15 febbraio del '32: "La proposta fascista di Trotskij tra PC e PS tedesco. E' la teoria di un fascista spigliato e controrivoluzionario..."
IL 30 gennaio del '33 Hitler salì formalmente al potere, senza una reale resistenza da parte della sinistra. In poche settimane, con il pretesto dell'incendio del Reichstag, spazzò le organizzazioni di sinistra.
Un'organizzazione che non è stata svegliata dai tuoni del fascismo e che sopporta simili oltraggi da parte burocrazia, dimostra di essere morta e che niente potrà resuscitarla.
L. Trotskij
Questo fu il momento di svolta che diede all'opposizione di sinistra la spinta versa la costruzione di una nuova internazionale. Proprio come accadde per la Seconda Internazionale di Kautskij il 4 agosto del 1914 con l'Union Sacrèe la Germania fu nuovamente triste teatro di un tradimento della direzione della classe operaia, questa volta per opera dell'Internazionale stalinizzata e del suo terzo periodo.
Deve essere detto chiaramente, schiettamente, apertamente: lo stalinismo in Germania ha vissuto il suo 4 agosto. Da oggi in poi gli operai avanzati parleranno del periodo di dominazione della burocrazia stalinista solo con un cocente senso di vergogna, solo in termini di odio e maledizione. Il partito comunista tedesco è condannato.
L. Trotskij
Trotskij vedeva nell'ascesa del fascismo in Germania il fallimento della Terza Internazionale. Mosca aveva consumato il suo tradimento nei confronti della classe operaia, una rigenerazione dall'interno della Terza Internazionale era impossibile. Per Trotskij l'avvento del regime fascista in Germania rappresentava non solo l'avanzare della barbarie, ma anche la crisi della direzione del proletariato comunista. Era giunto dunque il momento di contrapporre alla direzione stalinista burocratica una direzione rivoluzionaria. L'opposizione di sinistra stava cambiando. Da frazione interna dell'internazionale comunista divenne presto partito indipendente .

IL '38. FORMAZIONE E FONDAZIONE DELLA QUARTA INTERNAZIONALE.
La situazione politica, nella metà degli anni Trenta, per il movimento trotskista era complessa. L'ascesa del nazismo, l'inizio delle purghe staliniane e la debolezza numerica del movimento rendevano difficile la costruzione di un organizzazione solida.
Nel luglio del '36, in Svizzera, a Ginevra, si tenne la prima conferenza internazionale della Quarta Internazionale e due anni più tardi, il 3 settembre del 1938, il primo congresso della stessa. Pochi furono i delegati e scarsi i mezzi. Ma per Trotskij era di fondamentale importanza dare una struttura organizzativa al movimento.
"Siamo di fronte agli orrori di una nuova guerra imperialista mondiale... Il mondo capitalista è ferito a morte. Nella sua agonia esala i veleni del fascismo e della guerra totalitaria"
L. Trotskij

Trotskij dinnanzi alla guerra e alle continue sconfitte del movimento operaio degli ultimi due decenni (degenerazione sovietica, fallimento dei processi rivoluzionari in Germania, Italia, Cina, Spagna, ecc.) vide come unica soluzione la costruzione di una nuova organizzazione che sapesse tramandare il metodo leninista e inserirsi all'interno delle contraddizioni del sistema capitalista. Questo era il vero insegnamento: attrezzarsi e porre la soggettività del partito come condizione essenziale per i futuri processi rivoluzionari indipendentemente dalle difficoltà delle condizioni oggettive.
Infatti Trotskij espresse, in modo chiaro, il suo pensiero nella circolare di convocazione del I congresso della Quarta Internazionale:
"Sarà in effetti probabilmente la nostra ultima conferenza internazionale prima dello scoppio della guerra mondiale... Dobbiamo fare un bilancio della nostra esperienza, verificare, confermare, precisare il nostro programma e la nostra politica, consolidare le nostri basi ideologiche e organizzative della Quarta Internazionale allo scopo di essere effettivamente in grado di svolgere il ruolo che la storia ci ha affidato. Si dovrà porre la questione della "fondazione" della Quarta Internazionale? È un modo sbagliato di porre la questione. Il processo di fondazione della Quarta Internazionale è iniziato da tempo e non si concluderà in un avvenire prossimo. È in ogni caso necessario che coloro, che nel mondo intero, combattono per il programma bolscevico della Quarta Internazionale, costruiscano, consolidino, allarghino la loro organizzazione internazionale, applicando su scala internazionale il centralismo democratico. Possa la seconda conferenza internazionale essere un nuovo passo in avanti in questa direzione."
La Quarta internazionale si trovò, negli anni Trenta e primi anni Quaranta, decapitata dei suoi quadri migliori e del suo leader.
Dirigenti di primissimo piano del trotskismo come il tedesco Moluin, il ceco Woulf (segretario di Trotskij), il figlio di Trotskij Lev Sedov, Landau , Rudolf Klement, Reiss, Tresso vennero assassinati in Europa, in molti casi con tremenda brutalità. In Urss l'opposizione di sinistra (Rakovskij, Solnstev, Sosnovoskij, Radek,ecc) fu letteralmente cancellata con processi farsa, fucilazioni e deportazioni in campi di concentramento.
La Quarta internazionale sin dalla sua fondazione si trovò in condizioni critiche. Tutto il mondo "comunista" le dava la caccia. Non a caso, ad esempio, i "comunisti di Tito" prima di passare all'offensiva contro i nazisti nel '41 fucilarono i trotskisti di Belgrado, tra cui il giovane studente Marculic.
L'AVVENTO DEL PABLISMO E IL REVISIONISMO DELLA QUARTA INTERNAZIONALE.
Nell'immediato dopoguerra il movimento trotskista, come abbiamo accennato, era stato decapitato dei suoi più validi dirigenti. Ma oltre a ciò si presentò una situazione nuova, inedita. La rivoluzione jugoslava.
I trotskisti erano -giustamente- presi da una forte fobia nei confronti dello burocrazia sovietica, ma videro sotto una luce diversa il processo rivoluzionario che stava avvenendo nei Balcani. A differenza dei paesi dell'Europa orientale nei quali le trasformazioni economiche e sociali erano avvenute in modo amministrativo e militaresco da parte della burocrazia stalinista, nella Jugoslavia si stava dando vita ad una vera rivoluzione politica, sociale ed economica. Uno dei massimi dirigenti della Quarta Internazionale Michel Raptus (Pablo), divenuto segretario al III congresso nel 1951, definì la Jugoslavia uno stato operaio sano e gli uomini di Tito "compagni" e/o "centristi di sinistra"...
Nel '49 Pablo in un testo intitolato "Sulla natura di classe in Jugoslavia" avanzò una teoria particolarmente ardita nonché sbagliata. Teorizzò l'inevitabilità di deformazioni burocratiche in tutte le rivoluzioni che si fossero verificate, prima , ovviamente, del rovesciamento del sistema capitalistico.
Pablo:
"Nel periodo storico della transizione dal capitalismo al socialismo saremo testimoni non nel di Stati operai normali, bensì in stati operai più o meno degenerati, vale a dire di Stati con forti deformazioni burocratiche che potranno raggiungere il livello totale di una espropriazione politica del proletariato"
Pablo, dunque, vedeva nello stalinismo un qualcosa di inevitabile e progressivo. Implicitamente, in più, si ammetteva che fino a che il capitalismo non fosse stato rovesciato in tutto il mondo lo stalinismo non sarebbe stato sconfitto. Quindi che senso avrebbe avuto costruire un'organizzazione indipendente (la Quarta Internazionale) se i vari partiti comunisti avessero svolto un ruolo progressivo e inconsciamente anche un ruolo rivoluzionario?
Iniziò così il periodo dell'”entrismo sui generis”.
Questa posizione portò alla distruzione della Quarta Internazionale. L'organizzazione aveva il compito di svolgere nei vari paesi un ruolo di "pressione" sulle direzioni staliniste e/o socialdemocratiche.
L'entrismo non era quello di Lenin e di Trotskij, un entrismo tattico atto a guadagnare militanti e a rompere organizzazioni riformiste, ma diveniva strategico. La soggettività del partito veniva annullata.
Insomma dagli inizi degli anni Cinquanta la Quarta internazionale coltivò, sotto la guida di Pablo, la speranza di poter riformare i partiti stalinisti sotto la pressione dei movimenti di massa e sotto i colpi dell'”inevitabile terza guerra mondiale” che sarebbe scaturita in seguito al conflitto coreano.
Questo portò il movimento ad adattarsi alle politiche dei partiti guida in Jugoslavia, Cina, Cuba, Algeria ecc., oltre che ad innumerevoli scissioni.
La politica pablista fu una vera e propria revisione teorica del trotskismo. Uomini come Maitan, fondatare di Bandiera Rossa (oggi Sinistra Critica) hanno avuto un ruolo decisivo in questa involuzione. Un'involuzione che è divenuta un metodo: per anni i pablisti italiani si sono adattati prima al PCI, poi a DP e infine a Bertinotti. La corrente pablista ha sempre pensato che sotto la spinta dei movimenti i dirigenti delle organizzazioni operaie avrebbero raggiunto un ruolo rivoluzionario. Così si sono giustificate le simpatie per Ingrao e Bertinotti. Il compagno Turigliatto scrisse nel 2002 un articolo dal titolo "La svolta necessaria del PRC" millantando un passaggio rivoluzionario di Bertinotti. valutazioni del tutto infondate rivedendo il percorso di Bertinotti, così come quello di Turigliatto (per i suoi voti a favore delle missioni militari).
La questione è chiara. È un principio imprescindibile del marxismo rivoluzionario: senza partito non vi è socialismo. La strada è dura e tortuosa, il pablismo come teoria non va contestualizzata solamente come un triste elemento revisionista, poiché sarebbe un grave errore farlo. Ma potrebbe anche essere letto in un'altra chiave: più aumentano le difficoltà e più i compagni sono tentati dall'idea di un partito comunista unico. Ma l'esperienza dimostra che l'unità nata dalla paura di rimanere isolati si sgretola rapidamente. Solo l'unità fondata sulla condivisione di principi è quella vincente.
Eugenio Gemmo