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domenica 12 settembre 2010

LA DEMOCRAZIA NEL PARTITO BOLSCEVICO - COME STALIN HA STRANGOLATO IL PARTITO

La degenerazione burocratica, iniziata nella prima metà degli anni 20, in URSS non trova la sua causa fondamentale nel malfunzionamento del partito. L'involuzione sovietica trova le sue origini, soprattutto ma non solo, nelle contraddizioni oggettive internazionali (fallimento dei processi rivoluzionari in Europa, accerchiamento capitalistico, ecc.) e della società sovietica (ricerca di stabilità sociale, il crescere dell'apparato, ecc.). Ma sarebbe un errore, un grave errore, sottovalutare il peso politico delle "scelte di partito" nel processo di burocratizzazione dello stesso. È indubbio che se alcune correnti (uomini, gruppi dirigenti) in determinati momenti storici avessero avuto un atteggiamento e una sensibilità diverse probabilmente il processo degli eventi non avrebbe assunto le stesse forme.

Il partito sotto la guida di Lenin dal 1903 al 1916
Tutti converranno, probabilmente, che il principio di un’ampia democrazia implica le seguenti condizioni necessarie: in primo luogo la completa pubblicità e, in secondo luogo, l'elettività di tutte le funzioni[1]. La storia del partito bolscevico, al contrario di quanto la falsa storiografia stalinista ha tentato di far apparire, è la storia di un partito aperto alla discussione e non al monolitismo fatto cieca obbedienza al capo. Sin dalle sue origini, il partito di Lenin ha avuto un percorso caratterizzato di scissioni, ricomposizioni e lotte intestine.
Nel 1903, durante il secondo congresso della Socialdemocrazia Russa tenutosi a Bruxelles e a Londra, si creò la prima frattura all'interno del partito. Le divergenze nacquero quando nel congresso si pose la questione dello statuto. Da un lato vi era la maggioranza (bolscevichi in russo) guidata da Lenin che affermava: "È considerato membro del partito chiunque ne accetti il programma e lo appoggi sia materialmente che con la partecipazione personale, all'interno delle organizzazioni di partito"[2]. Dall'altro lato vi era la minoranza (menscevichi in russo) che con Martov, il suo leader, affermava: "È considerato membro del partito chiunque ne accetti il programma, lo appoggi materialmente e presti una regolare cooperazione personale sotto la direzione di una delle sue organizzazioni". Questa può sembrare una differenza di poco conto, ma in realtà la proposta di Lenin era rivolta ha forgiare un’organizzazione di quadri, centralizzati, pronti ad egemonizzare il futuro processo rivoluzionario.
Un altro scontro degno di nota si ebbe sulla questione del boicottaggio alla Duma (una sorta di parlamento con limitati poteri) nel 1906 nelle file del Partito Socialdemocratico (bolscevichi e menscevichi si erano “formalmente unificati” al IV congresso di Stoccolma). In due occasioni, uniche nella storia, Lenin votò con i Menscevichi per la partecipazione del partito alle elezioni. Così, nelle elezioni supplementari della I Duma in Georgia nel 1906 e alla conferenza del partito che si tenne nel 1907 per la partecipazione della Socialdemocrazia alle elezioni della II Duma, Lenin si schiero al fianco dei menscevichi, del Bund, in opposizione ai Bolscevichi Bogdanov e Lunacarskij che erano per il boicottaggio.
Tra il 1907 e il 1908 Lenin affrontò la lotta con gli "otzvisti" ("richiamatori" in russo). Questa corrente all'interno della frazione bolscevica voleva "richiamare" i rappresentanti socialdemocratici dalla Duma. Gli otzovisti reputavano deleteria la partecipazione della Socialdemocrazia alle istituzioni di stato. Lenin la pensava in modo diametralmente opposto. Questo è un esempio tipico del metodo leninista: secondo Lenin ci si doveva servire  (fece per questo approvare un documento) della Duma come di una piattaforma per l'agitazione rivoluzionaria[3].
Per Lenin, dunque, era essenziale un un partito centralizzato e disciplinato, ma al tempo stesso il partito doveva avere piena libertà di discussione e libertà di voto: "Abbiamo accettato il principio del centralismo democratico, la garanzia dei diritti di ogni minoranza e di ogni opposizione leale, l'autonomia di ogni organizzazione di partito, l'elettività, la responsabilità e la revocabilità di tutti i funzionari di partito"[4]. "Il principio del centralismo democratico e dell'autonomia delle instanze periferiche significa appunto libertà di critica in ogni sede, purché non violi l'unità nelle azioni concrete"[5].
Negli stessi anni, sino al 1910, un’ennesima divergenza divampò nelle file della frazione bolscevica, quella dell’"ultimatismo". La frazione ultimatista, chiamata così perchè voleva che la delegazione socialdemocratica alla Duma ricevesse un ultimatum con l'imposizione di assumere una posizione intransigente di principio, era attiva particolarmente a Pietroburgo. Gli ultimatisti, tra cui si annoverano Bogdanov e Aleksinskij, assunsero una posizione molto rigida anche sulla questione sindacale e sulla attività legate del partito.
Negli anni a seguire la frazione di Lenin fu immersa nella discussione riguardante la "costruzione di Dio" (empirocriticismo). Questo dibattito filosofico animato da Gorkij e Lunacarskij si legava con l'idea mistica, tratta dalla filosofia di Mach e Bogdoanv, per cui il socialismo era una sorta di religione.
Ci fu anche la discussione avanzata dai "conciliazionisti" montata da Rykov, Nogin, Kamenev e altri. I conciliazionisti volevano l'unità politica sostanziale con la frazione dei menscevichi.

Il partito sotto la guida di Lenin dal 1917 al 1922
Le divergenze (sempre pubbliche) tra i dirigenti del partito/frazione bolscevico non si arrestarono neanche durante la rivoluzione di ottobre.
Sino all'aprile del 1917, in altre parole sino alla pubblicazione delle famose "Tesi d'aprile", vi fu una spaccatura forte all'interno del partito. La "Pravda", diretta da Stalin, si era rifiutata nei primi mesi del ’17 di pubblicare tre delle quattro "Lettere da lontano" scritte da Lenin in esilio, secondo cui non bisognava sostenere il governo provvisorio ma occorreva preparare la rivoluzione proletaria, trasformare la guerra imperialista in guerra civile e rifiutarsi di cadere in un atteggiamento "socialpatriottico". Insomma la destra dei bolscevichi guidata da Kamenev e Stalin non lesinava in quanto ad opposizione verso Lenin e Trotskij.
Sempre nel 1917, poco prima della presa del palazzo d'inverno, Zinoviev e Kamenev espressero il loro dissenso, su il giornale vicino all'area menscevica di Gorkij sulla conquista del potere.
Riazanov e Lovonskij, sempre con il libero dibattito, votarono contro lo scioglimento (proposta bolscevica) dell'assemblea costituente.
Nel 1918, prima della firma del trattato di pace di Brest-Litovsk, la sinistra bolscevica capeggiata da Bucharin espresse quasi quotidianamente su una rivista fatta su misura la loro posizione di contrarietà alla firma del trattato.
Il bolscevico Ossinskij propose nel 1918 sulla rivista "Kommunist" una gestione dell'industria lontana dalla allora concezione del partito.
Ancora, non possiamo dimenticare le correnti che si vennero a formare nei primissimi anni ’20 come l'opposizione operaia, il gruppo la verità operaia, il gruppo di Ignatev, l'opposizione centralista democratica, ecc[6].
Insomma, il partito di Lenin era un’organizzazione viva e forgiata nel dibattito interno. Certo, qualcuno potrà obbiettare che la scelta del X congresso di vietare la formazione di frazioni fu una scelta contraddittoria rispetto al percorso politico svolto sino allora dal bolscevismo. Naturalmente la proibizione delle correnti organiche, alla luce dei fatti (soprattutto per l'uso strumentale che ne fece Stalin), non fu una scelta felice, ma va anche ricordato che Lenin non arrivò mai a misure amministrative e militaresche di repressione nei confronti di alcuni e per di più Lenin arrivò a proibire momentaneamente e solamente (causa difficoltà dell’economia russa) le frazioni, ma non le tendenze. Quindi la libera discussione interna rimaneva, seppur nei confini del partito, inalterata.
Il partito di Lenin e di Trotskij non era un docile strumento che eseguiva gli ordini senza pensare, ma era un’organizzazione costituita da comunisti che avevano una determinata sensibilità politica basata sulla propria formazione fatta di sfumature e diversità di opinione.

Come Stalin ha strangolato il partito
Siamo nel ’22: solamente 4 righe sulla Pravda annunciano che Stalin è il nuovo segretario del Partito[7]. Stalin è un personaggio di secondo livello per lo più sconosciuto ai militanti di base del partito. Forse fu proprio il suo incolore politico che lo agevolò nell'ascesa all'interno dell'apparato.
Nel 1923 siamo nel periodo del cosiddetto interregno. Lenin è malato e si è aperta la lotta di successione. Zinoviev, Kamenev e Stalin legati tra loro, più che da affinità di vedute politiche, da un’invidia incontenibile verso Trotskij (non tolleravano che Troskij il bolscevico dell'ultima ora gli avesse rubato la scettro della popolarità nel partito) si alleano tra loro. Obbiettivo: ridimensionare Trotskij e il suo peso politico.
La campagna politica contro Trotskij e il "trotskismo" procede bene per i tre: l'apparato è saldo nelle loro mani, seppur non riescono a primeggiare nel dibattito politico e son costretti a ricorrere al metodo calunniatore come sosterrà in seguito Kamenev[8]. Trotskij anima l'Opposizione di Sinistra e risponde alla campagna di accuse del suo presunto deviazionismo politico scrivendo le Lezioni d’Ottobre, un testo che ricorda come Zinoviev e company si opposero alla politica di Lenin durante i giorni della rivoluzione. Redige anche un altro testo degno di nota, Il Nuovo Corso, un appello per il ritorno della libera discussione tra le file del Partito.
Intanto, nel 1923, nel piano della battaglia antitrotskista, Zinoviev inizia ad intravedere il pericolo di onnipotenza di Stalin. A Kislovodsk convoca una sorta di riunione segreta per cercare di ridimensionare lo strapotere del segretario generale[8b]. Nel 1925 la Troika si frantuma, Zinoviev e Kamenev rompono con Stalin e formano l'Opposizione di Leningrado che ben presto si alleerà con l'Opposizione di Trotskij dando vita all'Opposizione unificata.
La lotta, nonostante l'Ottimismo di Kamenev, non poteva essere vinta: “Basta che Lei (riferito a Trotskij) si sieda vicino a Zinoviev e il partito capirà subito qual è il vero comitato centrale”[9]. L'Opposizione Unificata fu schiacciata, i suoi dirigenti e militanti furono imprigionati nei gulag e uccisi (alcuni, pochissimi, giudicati nei processi farsa di Mosca). Medesima sorte accadde all'Opposizione di Destra di Bucharin. Quando Stalin ebbe finito con i compagni di partito, passò alle armi i capi militari, i fedeli compagni di corrente della prima ora, i dirigenti dell’ NKVD, ecc.
Ma come è possibile che un partito, come abbiamo visto, ove il libero dibattito (seppur duro) era un tassello fondamentale per la formazione dello stesso si sia ridotto a strumento di terrore e supina ubbidienza?
Krupskaij (moglie di Lenin): "Se Ilic (Lenin) fosse in vita sarebbe in prigione."[9b]

Modifica dell'apparato
Alcune delle prime modifiche che Stalin fece, in modo arbitrario, riguardarono la struttura organizzativa del partito e la creazione all'interno della segretaria di una sezione di organizzazione e di istruzione, corpo volante di ispettori incaricati di controllare le organizzazioni locali. Questo gli permetterà di avviare le prime sostituzioni e/o rimozioni di chi non considerava fedelissimo a lui. In contemporanea, sempre nei primi anni ’20, l'Ufficio politico decise di inviare un osservatore al collegio della Ghepù (ex Ceka, polizia sovietica) con l’intento di rassicurare i cittadini sovietici. Il partito non avrebbe permesso soprusi da parte della polizia sovietica. Stalin creò inoltre una segretaria personale, fuori dagli organismi di partito, dal ruolo indefinito. Stalin, per formare questa segreteria, chiama al suo servizio giovani funzionari estranei alla lotta del bolscevismo: Ezov[10], Smitten, Bauman, Poskerebysev, ecc.
Intanto Stalin affianca alla sua opera di rimozione e sostituzione quella del terrore, che in seguito sarà la sua principale prerogativa. Se dovessimo, in questa sede, elencare tutti i nomi di rivoluzionari, amici, parenti e vicini di casa vittime delle purghe staliniste non credo basterebbero (senza ironia) due anni, ma un esempio tra i primi, forse per questo esplicativo, deve essere citato perchè in questa triste vicenda si racchiudono tutti gli aspetti di Stalin: odio, paura, disprezzo e sadismo.
Frunze era un uomo della corrente di Zinoviev. Nel 1925 Stalin stava rompendo con Zinoviev. Frunze aveva da poco sostituito Trotskij nella carica di commissario alla guerra dopo le dimissioni forzate del capo dell'Opposizione di sinistra. Il nuovo commissario al guerra soffriva di una forte ulcera allo stomaco che due giorni curativi nel Caucaso avevano praticamente guarito. I medici, conoscendo anche la debolezza cardiaca di Frunze, consideravano assai pericoloso effettuare un’operazione. Stalin incaricò il medico del CC del Partito (con l'ausilio di manovre politiche) di far ammettere al collegio medico l'importanza di un’operazione a Frunze. Frunze fu costretto ad entrare in sala operatoria ove morì sotto i ferri. Poche settimane dopo, il laido Vorosilov lo sostituì. Qualche mese più tardi, la rivista letteraria "Krasnaja Nov", diretta dal critico Voronskij, pubblicava una novella del giovane scrittore B. Pilniak, “Storia della luna non spenta”, ovvero la morte del comandante in capo, che ci descrive il comandante Garvrilov operato per forza di ulcera, oramai guarita, allo stomaco, su ordine dell'"uomo dalla schiena dritta"[11], il capo della troika che governa il paese. L'Ufficio politico fa sequestrare il racconto e sia Pilniak che Voronskij moriranno nei gulag stalinisti.
Stalin intanto fa aumentare i membri del CC; allargando così la sua influenza. Ormai è la segreteria ad avere il potere assoluto. Non era più come sotto Lenin ove il Congresso di Partito eleggeva un Comitato Centrale il quale, a sua volta, eleggeva un Segretario Generale. Sotto Stalin questo modello era stato sostanzialmente ribaltato ed era il Segretario Generale a determinare la composizione del Politburo e del Comitato Centrale.
Un fatto singolare che pone l'accento su quanto sia importante il funzionamento democratico di un partito: nel corso del XVII congresso del PCUS, nel 1934 (Procacci, “Storia del XX secolo”), Kirov, protetto di Stalin, ma forse più sobrio di lui nell'amministrare il partito, fu eletto segretario con le modalità di voto segreto. Naturalmente Stalin manipolò e invalidò le votazioni del congresso. A riprova di tale avvenimento vi sono due prove storiche.
La prima ci viene dalla testimonianza storica di Saumjan, uno dei pochi sopravvissuti alle purghe: "Alcuni delegati e soprattutto quelli che ricordavano il testamento di Lenin cominciavano a pensare che era ora di togliere a Stalin l'incarico di segretario generale per trasferirlo ad altro incarico[12].
La seconda testimonianza (questa indiretta) è la vittoria silenziosa che gli uomini che sostennero Kirov ottennero al congresso. Infatti, Kirov entra nella segreteria insieme a Zdanov, Kaganovic e Stalin. Ma Stalin, cosa molto strana per un partito cui le forme sono l'abc, non viene nominato come segretario generale, bensì come semplice segretario[13].
Dunque è chiaro che la democrazia interna è uno strumento utile contro i germi dell'ipercentralismo, ma un aspetto ancora è doveroso da spiegare: come può un politico di secondo livello come Stalin aver raggiunto tale posizione, ma soprattutto perchè? Qui sotto riportiamo un episodio che dipinge bene la sua pochezza ideologica.
Durante il dibattito della XV conferenza di partito Stalin afferma: "…le tesi che hanno determinato tutta la linea della nostra rivoluzione e la sua opera di ricostruzione, le tesi che riguardano la possibilità della vittoria del socialismo in un paese solo". Questa citazione, a detta di Stalin, è da attribuire ad un singolo passaggio di Lenin. Ma Kamenev sostenne che quella citazione non si riferiva alla Russia. Stalin ripose inorridito: "Questo è incredibile, è inaudito, e si presenta come una diretta calunnia del compagno Lenin... una falsificazione di Lenin!". Prese la parola Trotskij e citò le parole di Lenin nella loro interezza: "La vittoria completa della rivoluzione socialista in un paese solo è impensabile, essa richiede la cooperazione attiva di almeno vari paesi progrediti fra i quali non si può porre LA RUSSIA!"
Insomma, un uomo più furbo che abile.

La burocrazia
Il problema della burocrazia sovietica si pone come il problema dell'apparato di partito, ovvero il problema dei funzionari, degli intellettuali piccolo borghesi che svolgono ruoli di direzione media o superiore all'interno del partito. All'interno di questa spira sociologica si somma un altro aspetto, quello del conservatorismo. La capacità di questi strati, estranei al proletariato, è di mantere dei privilegi materiali e culturali rispetto alla popolazione sovietica.
È indiscutibile che la burocrazia nell'URSS sia cresciuta grazie al fenomeno d’ascesa sociale (mascherato da una sorta d’equilibrio internazionale): quelli che occupano dei posti privilegiati vogliono continuare ad occuparli mentre nuove leve, disposte a tutto, sono pronti a rimpiazzarli[14]. Nei fatti vuol dire avere i "conti fissi in banca": un burocrate d’apparato poteva acquistare ciò che voleva mantenendo comunque la stessa somma in conto deposito, nonostante la penuria di cibo, vestiario e quant'altro per i cittadini sovietici. Inoltre, i magazzini speciali di staliniana fattura, nascosti al popolo dietro la parvenza di abitazioni, avevano il pregio di avere tutto, anche l'impensabile.
Sotto la responsabilità di Lenin, un funzionario di partito percepiva uno stipendio pari un operaio specializzato, sotto la segreteria di Stalin il rapporto passò da 1 a 12[15].
Certamente è importante ricordare che solamente gli eventi di carattere internazionale avrebbero scosso il sistema sovietico e rigenerato il partito, ma è anche vero che noi come marxisti rivoluzionari dobbiamo porci delle regole (ancora oggi in seno ai partiti riformisti poco rispettate) per evitare tali derive.
Noi del PCL (basta leggersi lo statuto) abbiamo posto un limite di retribuzione dei funzionari, essendo contro i privilegi materiali.
Altro aspetto è la regola dell'eleggibilità e revocabilità degli degli eletti, dei funzionari, dei segretari, ecc., a tutti i livelli. Infine la libertà di discussione.
Chi pensa che lo stalinismo sia stato il frutto di un incidente di percorso o, peggio ancora, dice che oggi siccome è passato è inutile parlarne, forse non sa o non vuole vedere (credo per una sorta di occlusione mentale) il disastro e le sconfitte che ha rappresentato per il movimento operaio.

Note:
1. ^ Lenin - Che fare?
2. ^ Zinoviev - Storia del Partito Comunista Russo
3. ^ Il PCUS nelle risoluzioni (IV conferenza)
4. ^ Lenin - Opere complete - Vol. 10
5. ^ Lenin - Opere complete - Vol. 10
6. ^ R. V. Daniels - La coscienza della rivoluzione
7. ^ J.J. Marie Stalin
8. ^ P. Brouè - La rivoluzione perduta
8b. ^ J.J. Marie Stalin
9. ^ P. Brouè - La rivoluzione perduta
9b. ^ P. Brouè La rivoluzione perduta
10. ^ Ezov, futuro capo della Ceka, diede il nome alla triste epopea di sangue delle purghe "ezvocina"
11. ^ J.J. Marie Stalin
12. ^ Pravda coll. 1964
13. ^ Krasinikov Kirov
14. ^ E. Mandel - La burocrazia
15. ^ O. Chelevniuk - Stalin e la società sovietica negli anni del terrore



A cura di Eugenio Gemmo, Direzione Nazionale – Partito  Comunista dei Lavoratori
Revisione: Simone Raul Luraghi